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venerdì 16 ottobre 2015

SHELL ABBANDONA L'ARTICO PER JONIO MA RISCHIA GROSSO CON I REFERENDUM

Condividiamo il Comunicato Stampa del Coordinamento Nazionale No Triv in merito al parere positivo concesso a SHELL ITALIA dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, a due procedimenti VIA per ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nel Mar Jonio.


Le aree, di superficie complessiva di 1348,2 km quadrati, interessano il Golfo di Taranto, motivo per cui tutti i pugliesi dovrebbero attivarsi, sollecitando la politica a rimediare vecchi errori e rigettando fermamente un progetto di devastazione dei propri mari.

SHELL ABBANDONA L'ARTICO PER JONIO MA RISCHIA GROSSO CON I REFERENDUM
Il 13 Ottobre scorso la Commissione Tecnica VIA del Ministero dell'ambiente si è espressa per la compatibilità ambientale di due istanze di permesso di ricerca presentate a fine 2009 dalla Shell Italia Ep.
Le due istanze, contraddistinte dalle sigle d73 F.R- SH e d74 F.R-SH, interessano il Golfo di Taranto e, seppur distinte sotto il profilo autorizzativo, costituiscono per Shell un tutt'uno sotto il profilo industriale.
Delle due istanze gemelle, la d74 F.R-SH è giunta a noi grazie all’art. 35, comma 1, del Decreto Sviluppo, convertito in legge sotto il Governo Monti e oggi sottoposto a referendum abrogativo.
Il suo inquadramento geografico è descritto anche nella Sintesi non tecnica del progetto redatto dalla Shell: "Il punto più a Nord del blocco in oggetto si trova a circa (meno) 12 miglia nautiche da Capo Spulico, la parte più orientale dista circa 8 miglia marine da Trebisacce, mentre il punto più a Sud dista circa 14 miglia da Punta Alice".
Secondo uno studio del MISE, l'area di ricerca è interferente al 100% con una lunga serie di aree interdette ai sensi del Decreto Prestigiacomo (SIC: Fiumara Trionto, Macchia della Bura, Fondali Crosia- Pietrapaola, Dune di Camigliano). Il 30 novembre 2010, infatti, il MISE notificò alla Shell un preavviso di rigetto.
Stessa sorte toccò in pari data alla gemella d73 F.R- SH perché interferente per intero con la Zona di Protezione Speciale Alto Jonio Cosentino.
I progetti espansionistici della Shell nello Jonio, coerenti con la Strategia Energetica Nazionale, possono e devono essere arrestati: grazie allo Sblocca Italia, si fa concreta la possibilità che, una volta individuato il Piano delle Aree ed ottenuti i permessi di ricerca, la compagnia olandese richieda ed ottenga la conversione dei titoli di ricerca in titoli concessori unici.
Tutto questo, però, può essere evitato. È importante, quindi, che:
- le amministrazioni interessate propongano ricorso al TAR Lazio contro i decreti VIA del 13 ottobre scorso;
- la Regione Calabria segua l'esempio della Regione Abruzzo che nei giorni scorsi ha approvato una legge ad hoc per vietare qualsiasi attività di ricerca e di coltivazione di idrocarburi al di sotto del limite delle 12 miglia dalle linee di costa o dalle aree naturali protette;
- nel frattempo vada avanti spedito il processo referendario. Dei sei quesiti referendari, infatti, ben tre (contro trivelle entro le 12 miglia; contro conversione titolo di ricerca in titolo concessorio unico e pronunciamento della Conferenza Unificata Stato-Regioni sul Piano delle Aree, mare compreso) sono in grado di arrestare l'avanzata di Shell nel Golfo di Taranto.
Ma lo sforzo più grande dovrà farlo la politica, rimediando in extremis alle pessime scelte effettuate in materia energetica ed ambientale negli ultimi anni e puntando sulla riconversione ecologica del sistema economico attivando, quindi, tutti gli strumenti di programmazione possibili e disponibili.
16 Ottobre 2015
Coordinamento nazionale No Triv

martedì 7 luglio 2015

Referendum regionali per bloccare istanze e progetti di ricerca di idrocarburi

Comunicato del 6 luglio 2015 del Coordinamento Nazionale NoTriv per chiedere alle regioni di deliberare una richiesta di referendum per bloccare istanze e progetti per la ricerca di idrocarburi entro le 12 miglia marine. 



Laddove numerose proposte di legge hanno fallito riuscirà il voto dei cittadini! Per questo abbiamo chiesto formalmente ai Governatori ed ai Presidenti dei Consigli di tutte le Regioni, di richiedere l’indizione di un referendum abrogativo che metta finalmente fine alla vergognosa “sanatoria” per nuove trivelle in mare, in prossimità delle coste italiane, voluta dal Governo Monti nel 2012.

Occorre far presto: è necessario che la richiesta referendaria venga depositata entro il prossimo 30 settembre, affinché si possa andare al voto nella primavera del 2016, altrimenti i procedimenti per progetti “petroliferi” riavviati dall’art. 35 del “Decreto Sviluppo” arriveranno rapidamente a conclusione, anche grazie all’accelerazione impressa dallo “Sblocca Italia”.

Con il “Decreto Prestigiacomo”, nel 2010, molte richieste presentate dai petrolieri, al fine di ottenere permessi o concessioni, vennero di fatto bloccate. Il decreto legislativo n. 128/2010, firmato dall’allora Ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo, infatti, aveva previsto distanze minime tra la costa e le aree d’attività pari a 5 miglia marine ovunque ed a 12 miglia in presenza di un’area marina o costiera protetta inibendo, così, parte delle ambizioni industriali per quei gruppi “Oil & Gas” interessati a progetti estrattivi prossimi alle coste nazionali.

Nel 2012, poi, il “Decreto Sviluppo” ha ampliato il divieto di esercizio delle attività “petrolifere” estendendolo, per tutta la fascia costiera italiana alle 12 miglia marine, ma stabilendo – tuttavia – che tale divieto non dovesse riguardare i procedimenti “bloccati” nel 2010 dal “Decreto Prestigiacomo”.
Il risultato paradossale che ne è seguito è che, in questo modo, se da un lato si è vietato l’esercizio delle attività entro le 12 miglia marine “per il futuro”, dall’altro si è consentita la possibilità di conclusione dell’iter per tutte le istanze già presentate. In altre parole, il “Decreto Sviluppo” introduceva una sorta di “sanatoria”.
I progetti “sanati” dal “Decreto Sviluppo” e prossimi a trasformarsi in permessi di ricerca e coltivazione di gas e petrolio interessano soprattutto il Canale di Sicilia, il Mar Ionio e l’intero Mare Adriatico, dal Salento fino al Delta del Po;


Istanze di Concessione di Coltivazione in Mare

Nome Società Area (kmq) Localizzazione Interferenza con aree interdette ex D. Lvo 128/2010
● d 1 G.C-.AG – Eni – Edison 171,7 A sud di Pantelleria Totale
● d 2 G.C-.AG – Eni – Edison 142,6 Canale Sicilia Parziale
● d 6 F.C-.AG – Eni 76,69 Mar Jonio, Calabria Totale
● d 23 A.C-.AG – Agip 58,32 Mare Adriatico Veneto Parziale
● d 26 B.C-.AG – Eni 58,48 Mare Adriatico Abruzzo Parziale
● d 30 B.C-.MD – RockHopper Italia 109,2 Mare Adriatico Abruzzo Totale
● d 39 A.C-.EA – Eni 103,6 Mare Adriatico Emilia-Romagna Parziale

Istanze di Permesso di Ricerca in Mare

Nome Società Localizzazione Interferenza con aree interdette ex D. Lvo 128/2010
● d 29 G.R-.NP – Northern Petroleum Ltd – Petroceltic Italia Canale di Sicilia Parziale
● d 30 G.R-.NP – Northern Petroleum Ltd Canale di Sicilia Parziale
● d 33 G.R-.AG – Eni – Edison Canale di Sicilia Parziale
● d 59 F.R-.NP – Northern Petroleum Ltd Mar Ionio, Calabria Parziale
● d 61 F.R-.NP – Northern Petroleum Ltd Mare Adriatico, Puglia Parziale
● d 67 F.R-.AG – Eni Mar Ionio, Golfo di Taranto Totale
● d 68 F.R-.TU – Transunion Petroleum Italia – Nautical Petroleum Mar Ionio, Golfo di Taranto, Basilicata e Calabria

Totale

● d 73 F.R-.SH – Shell Italia EP Mar Ionio, Golfo di Taranto, Basilicata e Calabria Totale
● d 74 F.R-.SH – Shell Italia EP Mar Ionio, Golfo di Taranto, Calabria Totale
● d 148 D.R-.CS – Apennine Energy Mar Ionio, Golfo di Taranto, Basilicata Totale
● d 149 D.R-.NP – Northern Petroleum Ltd Mare Adriatico, Puglia Parziale
● d 151 D.R-.EL  -Petroceltic Italia Mar Ionio, Golfo di Taranto, Calabria Parziale
● d 168 A.R-.PV – o Valley Operat.Pty Limited Mare Adriatico, Delta del Po Parziale
● d 358 C.R-.EL – Northern Petroleum Ltd – Petroceltic Italia Canale di Sicilia Parziale
● d 361 C.R-.TU – Transunion Petroleum Italia – Nautical Petroleum Canale di Sicilia Parziale
● d 363 C.R-.AX – Audax Energy Canale di Sicilia Parziale
● d 494 B.R-.EL – Petroceltic Italia Mare Adriatico, Abruzzo Parziale

Gli effetti delle attività previste nei progetti sopra richiamati saranno tali da produrre sconvolgimenti irreversibili in termini sì ambientali, ma anche sociali ed economici, rispetto ai quali le istituzioni – e le Regioni in particolare – non possono restare inerti.
Il Coordinamento Nazionale No Triv e l’Associazione A Sud chiedono che le Regioni, quindi, si coordinino tra loro attivando prontamente un Tavolo permanente di confronto ed approfondimento e promuovano un’azione istituzionale congiunta per la delibera di un referendum d’abrogazione dell’art 35 del “Decreto Sviluppo”.
La necessità di un intervento è immediata; a tal fine abbiamo recapitato ai Governatori ed ai Presidenti dei Consigli di tutte le Regioni italiane la nostra proposta referendaria e l’analisi delle disposizioni che potrebbero essere sottoposte ad abrogazione.