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venerdì 12 febbraio 2016

La febbre dell'oro nero colpisce il Montenegro

Comunicato Stampa congiunto di Coodinamento NoTriv Terra di Bari, Comitato Bonifica Molfetta, Coordinamento No Triv Basilicata e Movimento Mediterraneo No Triv in merito all'invio delle Osservazioni riguardanti le Consultazioni Transfrontaliere per il “Programma di Ricerca e Produzione idrocarburi off-shore del Montenegro”.



Il 9 febbraio scorso, il Coordinamento NoTriv Terra di Bari, il Comitato Bonifica Molfetta, il Coordinamento No Triv Basilicata e il Movimento Mediterraneo No Triv hanno inviato al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Italiano, al Ministro dell’Economia del Montenegro e alla Regione Puglia le Osservazioni riguardanti le Consultazioni Transfrontaliere per il “Programma di Ricerca e Produzione idrocarburi off-shore del Montenegro”.

Le Consultazioni Transfrontaliere, annunciate sul sito del Minambiente in data 4 febbraio 2016, riguardano 13 blocchi in Mare Adriatico, messi a bando dal governo montenegrino nel 2013.

Le Osservazioni sono state presentate per chiedere a entrambi i ministeri - italiano e montenegrino - di bloccare l’iter amministrativo, e mettono in evidenza la concreta pericolosità delle prospezioni geosismiche e delle successive trivellazioni, condotte nelle stesse aree, con la tecnica dell’Air gun.

Le onde sonore impiegate dall’Air gun, come dimostrato ormai da molti studi scientifici, sono altamente dannose per la fauna - danneggiano gli organi interni, interferiscono con il senso di orientamento e con la vita sociale degli animali - e hanno impatti negativi anche sulla flora marina.

Alcune delle zone concesse coincidono però con depositi sottomarini di ordigni inesplosi, anche a caricamento chimico, risalenti alla seconda guerra mondiale e al recente conflitto nella ex – Jugoslavia, così come dimostrato dalla “Map of unexploded ordnance dumping sites in the southern adriatic sea” - progetto R.E.D.C.O.D. cofinanziato dalla Commissione Europea - e dalla Carta Nautica n. 136 dell’Ufficio Idrografico del Regno Unito.

Tale sovrapposizione preoccupa i comitati, poiché nello Studio di Impatto Ambientale e nella Sintesi Non Tecnica (SNT) riportati sul sito del Ministero montenegrino, gli strumenti utilizzati per la fase d’indagine e la realizzazione di pozzi esplorativi non sono stati messi in correlazione con la presenza degli ordigni bellici; tra gli eventi accidentali non è stata considerata la possibilità di intercettarne uno, non ne vengono valutati i rischi, quali potrebbero esserne le conseguenze e le azioni da intraprendere immediatamente e a lungo termine per la bonifica e la messa in pristino dell’area, nonché gli impatti che deriverebbero sull’intero ecosistema del Mare Adriatico.

La SNT cita l’art. 1 della Costituzione montenegrina del 1994 dichiarando che «Il Montenegro è uno Stato democratico, sociale ed ecologico», e viene evocato il modello norvegese che reinveste le royalties provenienti dall’estrazione di petrolio nel proprio welfare.

Sembra però paradossale che le scelte di sviluppo del Montenegro non tengano conto del proprio sistema economico basato fondamentalmente su pesca e turismo e degli influssi negativi che subirebbero se si proseguisse nella ricerca di idrocarburi lungo le proprie coste.

Così come ribadito nelle Osservazioni inviate nell’aprile del 2015 per le Consultazioni Transfrontaliere con la Croazia, la questione dello sviluppo e della strategia energetica attualmente basata sulle fonti fossili non può limitarsi ad una visione local, ma è necessario aprire un dibattito glocal ai Paesi confinanti e a tutti quelli del Bacino del Mediterraneo, partendo anche dalla recente crisi del mercato petrolifero.

La proposta inclusiva dei Comitati No Triv che ha portato al percorso referendario permette di affrontare la questione energetica sul piano ambientale e politico. Un ruolo determinante devono avere le realtà territoriali capaci di opporsi alla strategia di sviluppo imposta, perché possano farsi portatrici sane della transizione verso le energie rinnovabili e fuori dai canoni sviluppisti della green economy


Coordinamento NoTriv Terra di Bari

Comitato Bonifica Molfetta

Coordinamento No Triv Basilicata

Movimento Mediterraneo No Triv




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A questo link è possibile consultare le Osservazioni presentate: 
https://www.dropbox.com/s/4ix2uu26egysmin/Osservazioni%20Montenegro_CBM_CoordNoTriv_TdB_Bas_Med_ita.pdf?dl=0

Ricordiamo che è possibile inviare le proprie osservazioni entro il 25 febbraio 2016: http://www.va.minambiente.it/it-IT/Comunicazione/DettaglioNotizia/664







Invito a partecipare all’assemblea referendaria No Triv

Domenica prossima, 14 Febbraio, si terrà a Roma, presso la sala del Parco delle Energie, v. Prenestina 175 (ingresso attiguo al Csoa Ex Snia), la seconda assemblea a carattere nazionale, organizzata dai comitati aderenti al Coordinamento nazionale No Triv e da rappresentanze di 200 associazioni, per affrontare in modo quanto più sinergico ed efficace possibile l’imminente campagna referendaria.

Il percorso inedito, che per la prima volta ha portato la Corte Costituzionale a consentire che il popolo italiano possa esprimersi sulla materia strategica delle estrazioni di idrocarburi liquidi e gassosi, è stato di certo molto travagliato. La compagine del governo Renzi, in continuità coi precedenti esecutivi dei “non eletti”, ha fatto carte false pur di evitare la celebrazione di un referendum fondato su ben 6 quesiti pienamente ammessi dalla Corte di Cassazione a fine Novembre scorso, imponendo stralci, assorbimenti, stravolgimenti, ratificati nella legge di Stabilità.

È a tutti evidente che rinunziare alla “strategicità, indifferibilità ed urgenza” - asse inderogabile per il governo delle lobbies che dall’autunno 2014 imponeva lo Sblocca Italia -  lasciando la sola “pubblica utilità”, la dice lunga sul rapporto tra lotte territoriali, acutizzazione degli effetti dell’attuale crisi finanziaria, abbassamento vertiginoso del costo del barile.

Gli scenari di guerra che abbracciano in modo estensivo e pervasivo i vasti territori del vicino e medio Oriente, i paesi del Nord Africa, le ondate di violenza suicida/omicida che attraversano le stesse metropoli europee, chiamano i movimenti e le forze politiche e sindacali sinceramente democratiche a misurarsi con i rapidi e radicali cambiamenti geopolitici, in un momento di grave crisi di civiltà, dove paradigmi e tentazioni autoritarie e razziste si affacciano con prepotenza e si fronteggiano con chi lotta per difendere diritto al reddito, al lavoro, alla casa, all’istruzione, chiedendo più welfare e partecipazione diretta.

Chiediamo agli organi di informazione espressione delle lotte condotte dal basso , alle associazioni sindacali di base, ai collettivi, ai centri sociali, di fare propria la battaglia per portare al voto il 50% più uno degli elettori italiani su una materia che incide sulla possibilità di ridefinire  una Strategia Energetica Nazionale all’altezza dei bisogni effettivi, fondata su forme applicative delle rinnovabili pulite decentrate, diffuse, compartecipate.

Per affermare la logica e la pratica del valore d’uso; per consentire ed incrementare l’irruzione dei saperi e delle masse nel salotto buono dei petrolieri e dei loro tanti lacchè; per contribuire a fermare la distruzione del Welfare e la tendenza alla guerra; per attrezzarci a battere le “riforme” costituzionali imposte da Boschi/Renzi/Verdini in occasione del referendum istituzionale confermativo del prossimo Ottobre, rafforziamo i legami tra le lotte, organizziamo la strada per le nostre conquiste!

A Roma affronteremo con la giusta ambizione il confronto tra lo stato delle lotte e le prospettive concrete di costruzione di una piattaforma condivisa verso la transizione oltre l’era fossile. Al confronto prenderanno parte non solo comitati No Triv ed associazioni ambientaliste, ma anche esponenti della Fiom e della lotta No Tav.




venerdì 16 ottobre 2015

SHELL ABBANDONA L'ARTICO PER JONIO MA RISCHIA GROSSO CON I REFERENDUM

Condividiamo il Comunicato Stampa del Coordinamento Nazionale No Triv in merito al parere positivo concesso a SHELL ITALIA dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, a due procedimenti VIA per ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nel Mar Jonio.


Le aree, di superficie complessiva di 1348,2 km quadrati, interessano il Golfo di Taranto, motivo per cui tutti i pugliesi dovrebbero attivarsi, sollecitando la politica a rimediare vecchi errori e rigettando fermamente un progetto di devastazione dei propri mari.

SHELL ABBANDONA L'ARTICO PER JONIO MA RISCHIA GROSSO CON I REFERENDUM
Il 13 Ottobre scorso la Commissione Tecnica VIA del Ministero dell'ambiente si è espressa per la compatibilità ambientale di due istanze di permesso di ricerca presentate a fine 2009 dalla Shell Italia Ep.
Le due istanze, contraddistinte dalle sigle d73 F.R- SH e d74 F.R-SH, interessano il Golfo di Taranto e, seppur distinte sotto il profilo autorizzativo, costituiscono per Shell un tutt'uno sotto il profilo industriale.
Delle due istanze gemelle, la d74 F.R-SH è giunta a noi grazie all’art. 35, comma 1, del Decreto Sviluppo, convertito in legge sotto il Governo Monti e oggi sottoposto a referendum abrogativo.
Il suo inquadramento geografico è descritto anche nella Sintesi non tecnica del progetto redatto dalla Shell: "Il punto più a Nord del blocco in oggetto si trova a circa (meno) 12 miglia nautiche da Capo Spulico, la parte più orientale dista circa 8 miglia marine da Trebisacce, mentre il punto più a Sud dista circa 14 miglia da Punta Alice".
Secondo uno studio del MISE, l'area di ricerca è interferente al 100% con una lunga serie di aree interdette ai sensi del Decreto Prestigiacomo (SIC: Fiumara Trionto, Macchia della Bura, Fondali Crosia- Pietrapaola, Dune di Camigliano). Il 30 novembre 2010, infatti, il MISE notificò alla Shell un preavviso di rigetto.
Stessa sorte toccò in pari data alla gemella d73 F.R- SH perché interferente per intero con la Zona di Protezione Speciale Alto Jonio Cosentino.
I progetti espansionistici della Shell nello Jonio, coerenti con la Strategia Energetica Nazionale, possono e devono essere arrestati: grazie allo Sblocca Italia, si fa concreta la possibilità che, una volta individuato il Piano delle Aree ed ottenuti i permessi di ricerca, la compagnia olandese richieda ed ottenga la conversione dei titoli di ricerca in titoli concessori unici.
Tutto questo, però, può essere evitato. È importante, quindi, che:
- le amministrazioni interessate propongano ricorso al TAR Lazio contro i decreti VIA del 13 ottobre scorso;
- la Regione Calabria segua l'esempio della Regione Abruzzo che nei giorni scorsi ha approvato una legge ad hoc per vietare qualsiasi attività di ricerca e di coltivazione di idrocarburi al di sotto del limite delle 12 miglia dalle linee di costa o dalle aree naturali protette;
- nel frattempo vada avanti spedito il processo referendario. Dei sei quesiti referendari, infatti, ben tre (contro trivelle entro le 12 miglia; contro conversione titolo di ricerca in titolo concessorio unico e pronunciamento della Conferenza Unificata Stato-Regioni sul Piano delle Aree, mare compreso) sono in grado di arrestare l'avanzata di Shell nel Golfo di Taranto.
Ma lo sforzo più grande dovrà farlo la politica, rimediando in extremis alle pessime scelte effettuate in materia energetica ed ambientale negli ultimi anni e puntando sulla riconversione ecologica del sistema economico attivando, quindi, tutti gli strumenti di programmazione possibili e disponibili.
16 Ottobre 2015
Coordinamento nazionale No Triv

venerdì 25 settembre 2015

Oltre il Referendum: Pertusillo e Tempa Rossa.




Martedì 22 settembre 2015 la Regione Puglia si è riunita in Consiglio in seduta monotematica sulle trivellazioni, così com’è era stato annunciato dal governatore Emiliano il 18 settembre durante la Conferenza delle Regioni del Sud presso la Fiera del Levante.

All’ordine del giorno la richiesta di un referendum abrogativo, proposta dal Coordinamento Nazionale NoTriv, dell’art. 35 del “Decreto Sviluppo” del 2012 - che riattiva le procedure, per le istanze presentate sino al 2010, per la ricerca e prospezione di idrocarburi in mare entro le 12 miglia marine - e di alcune parti dell’art. 38 dello “Sblocca Italia”del 2014 - che di fatto esautora le Regioni del potere decisionale e legislativo nelle politiche energetiche -, su cui il Consiglio Regionale si è espresso all’unanimità in maniera favorevole.

Leggiamo quanto sta avvenendo in questi giorni come un segnale positivo, soprattutto per i movimenti. Pur trovandosi, infatti, ad agire in uno scenario asfittico e desolante, dimostrano di avere ancora la capacità di incidere sulle scelte politiche istituzionali, nel momento in cui, però, si fanno portatori di istanze radicali all’interno di mobilitazioni costruite dal basso.

Proprio per questo, così come ribadito prima nella piattaforma e successivamente anche nella e dall’assemblea del presidio #18S_NOTRIV, riteniamo che questo referendum debba essere SOLO una delle vertenze, che va ad affiancarsi a quelle specifiche di ciascun territorio, della lotta contro le trivellazioni.

Tra le richieste del Coordinamento NoTriv Terra di Bari, protocollate il 25 agosto presso la Regione Puglia e consegnate ai governatori del Sud alla Fiera della Levante, ne sono presenti due ineludibili e fondamentali che hanno per oggetto le analisi delle acque del Pertusillo e il blocco di Tempa Rossa a Taranto.

Perché chiediamo che la Regione Puglia si attivi affinché le autorità competenti effettuino dei controlli ripetuti sulle acque di un lago lucano?

Il lago del Pertusillo è un bacino idrico-potabile che rifornisce anche l’Acquedotto Pugliese, alimentando la Puglia centro-meridionale (Taranto, Brindisi e Lecce) e settentrionale (le aree del barese) interconnettendosi, nel nodo idraulico Gioia - Bari, con le acque del Sele, che proviene dalla Campania.
È situato a soli circa 10 km dal Centro Oli di Viggiano nella zona della Val D’Agri (Potenza), “il più grande giacimento on-shore dell’Europa occidentale”, come la definisce la stessa ENI che in quest’area gestisce la quasi totalità delle estrazioni petrolifere e gassose.

Nel 2010 in questo lago, in seguito ad una morìa di pesci, sono state effettuate analisi che hanno prodotto dei dati allarmanti, evidenziando un inquinamento sia biologico che chimico. È stata riscontrata la presenza di idrocarburi e metalli pesanti - alluminio, bario, cadmio, manganese, piombo, nichel, ferro - alcuni dei quali utilizzati nelle stesse attività estrattive. Tutte sostanze che non dovrebbero in alcun modo trovarsi in bacino a destinazione d’uso potabile.

La Regione Basilicata e l’ARPAB (Agenzia Regionale per l’Ambiente della Basilicata) da subito hanno minimizzato e rassicurato sull’appartenenza del Pertusillo alla categoria A2 (trattamento fisico e chimico: normale e disinfezione).

Peccato che il monitoraggio e la relativa pubblicazione sul sito dell’ARPAB sia ferma al 2012!  E peccato, soprattutto, che il Piano di monitoraggio ambientale in Val d’Agri sia stato realizzato e redatto assieme all’ENI, ovvero lo stesso soggetto che deve, o dovrebbe, essere sottoposto ai controlli. [http://www.eni.com/eni-basilicata/news/2015/2015-06-06-primo-workshop.shtml]

A rassicurare i pugliesi ci ha invece pensato Vito Palumbo, responsabile della comunicazione e delle relazioni esterne di AQP, affermando in un’intervista televisiva che il «potabilizzatore non preleva l’acqua in superficie o nel fondo, ma ad un livello intermedio dove l’acqua è migliore».

Alla luce di una nuova ondata di morìa di pesci verificatasi quest’estate, che qualcuno ha provato a spacciare come conseguenza del troppo caldo, e di nuove analisi che sono state effettuate e che rilevano la presenza di idrocarburi e di sostanze cancerogene negli stessi pesci [http://basilicata.basilicata24.it/cronaca/pesci-pertusillo-contaminati-16-idrocarburi-diversi-metalli-pesanti-microcisti-18487.php], crediamo che la Regione Puglia debba impegnarsi nel tutelare la salute dei propri cittadini.

Non dare seguito alla nostra richiesta, più che mai legittima, di effettuare ripetuti controlli per verificare la presenza di idrocarburi e metalli pesanti nell’acque del Pertusillo e in quelle che arrivano nelle case dei pugliesi, rendendo pubblici e consultabili i dati, sarà una responsabilità politica pesantissima.

Un’altra questione ci lega alla Basilicata ed è Tempa Rossa: un giacimento di idrocarburi situato nell’Alto Sauro, tra il parco regionale di Gallipoli Cognato e il Parco Nazionale del Pollino, un progetto che prevede lo stoccaggio a Taranto del petrolio lucano estratto dalle compagnie Total, Shell e Mitsui.

Nell’ottobre del 2001 viene costruito un oleodotto di 136 km che collega il Centro Oli di Viggiano con la Raffineria Eni a Taranto.

NEL 2011 viene messo a punto un piano di potenziamento di Tempa Rossa, atto ad aumentare la quantità giornaliera di barili e di gas prodotta, che coinvolge sia la Basilicata (aumento del numero di pozzi di estrazione, costruzione di un altro centro di trattamento oli) sia la Puglia (il prolungamento del pontile già in uso all’Eni di Taranto e l’adeguamento dei servizi ausiliari asserviti al pontile la costruzione di due nuovi mega serbatoi; costruzione di una nuova linea di trasferimento del greggio dai nuovi serbatoi al nuovo pontile; costruzione di un nuovo impianto pre-raffreddamento; la fabbricazione di due nuovi impianti di recupero vapori).

Un progetto che le compagnie petrolifere millantano essere a impatto zero, ma che invece andrebbe evidentemente ad incrinare ulteriormente gli equilibri alquanto fragili di entrambi i territori.

Durante la conferenza di servizi del 17 luglio 2014 con il Ministero dell’Ambiente e il Ministero dello Sviluppo Economico, la Regione Puglia guidata da Nichi Vendola ufficializza il via libero al progetto, ignorando completamente sia il parere contrario espresso del Consiglio Comunale di Taranto sia il parere sfavorevole dell’ARPA.

«Gli impianti sorgeranno in un’area in cui la precedente caratterizzazione aveva evidenziato alcuni superamenti sia per il terreno che per la falda. […] L’esercizio di questi impianti comporterà un aumento delle emissioni diffuse pari a 10 tonnellate/anno che si aggiungeranno alle 85 tonnellate/anno (con un incremento del 12%). […] Vista la situazione di criticità ambientale di Taranto questa Agenzia ha evidenziato la perplessità di realizzare un simile impianto in quanto lo stoccaggio del greggio, che verrà mantenuto ad una temperatura di 40 gradi, comporterà la emissione di composti organici volatili, tra cui anche gli Ipa» [Parere dell’ARPA Puglia del 29 marzo 2011]

La decisione, però, espressa dall'allora governatore Vendola sembra non essere condivisa dall'intera giunta. Viene convocata con un’urgenza la Commissione Ambiente della Regione Puglia e ad ottobre del 2014 la giunta approva una delibera per chiedere il riesame del decreto ministeriale con cui è stata concessa la Valutazione di Impatto Ambientale – Autorizzazione Integrata Ambientale (DM 573/2011). 

Il Comune di Taranto con una delibera del 5 novembre del 2014 ha provato ad opporsi al colosso del petrolio, escludendo dalla variante al piano regolatore del porto le due opere di Tempa Rossa - allungamento del pontile petroli e costruzione di due serbatoi di stoccaggio -, atto prontamente impugnato dall’Eni e accolto dal TAR di Lecce con sentenza del 17 giugno 2015.

È notizia di oggi che il progetto sembra aver subito un momentaneo arresto. La Total annuncia un taglio degli investimenti per il giacimento in Basilicata a causa del persistente andamento negativo della quotazione del petrolio.

Per quanto ci faccia tirare un sospiro di sollievo, non incide rispetto alle richieste che poniamo alla Regione Puglia. 

Ricordiamo, infatti, che Il progetto Tempa Rossa, per il quale è stato approvato il 20 febbraio 2015 dal Ministero dell’Ambiente un apposito provvedimento per accelerarne i lavori, è stato dichiarato dal governo un’opera strategica a livello nazionale, tanto da far inserire nell’ultima legge di Stabilità del 2015 un emendamento che di fatto mette al riparo Tempa Rossa nella sua interezza, sbloccando “l'effettiva realizzazione dei progetti per la coltivazione di giacimenti di idrocarburi" e semplificando le procedure in merito alle infrastrutture necessarie allo sfruttamento del greggio.

Il progetto è stato solamente rinviato, la multinazionale francese ha affermato che i lavori riprenderanno nel 2017. Non possiamo certo permettere che le nostre vite possano dipendere dagli andamenti del mercato.

La Regione Puglia deve fare tutto quanto di sua competenza per bloccare l’ampliamento di TEMPA ROSSA!

Queste politiche, scellerate e miopi, porterebbero Taranto, città che ormai da decenni subisce i danni della devastazione ambientale prodotta dalle industrie, completamente al collasso; andrebbero ad  incrementare un inquinamento, già presente allo stato attuale, delle falde acquifere e dei terreni lucani. 

Taranto e la Basilicata sono il simbolo di un modello di sviluppo vecchio, privo di prospettive, che continua ad ingannare le popolazioni con il ricatto del lavoro.

Sia il Pertusillo che Tempa Rossa fanno emergere un elemento importante: la Puglia sta già vivendo le inevitabili conseguenze delle trivellazioni, seppur di quelle che avvengono su terra ed in una regione a noi vicina, la Basilicata.

I territori sono tra loro interconnessi, l’inquinamento ambientale e tutto ciò che questo comporta non conosce di certo confini.


foto di Felisiano Bruni  (Rumore Collettivo)
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quindi puoi usare le immagini citando, però, la fonte e l'autore

lunedì 14 settembre 2015

Aggiornamenti dalla Croazia - 14 settembre 2015

NOTIZIE PREOCCUPANTI DALLA CROAZIA, grazie agli amici di NAŠ Jadran

AVVISO IMPORTANTE!
Il Ministero dell'Economia della Croazia oggi alle 14:09 ha annunciato due nuove consultazioni pubbliche per ricerca idrocarburi nell'Adriatico sul suo sito web:
https://esavjetovanja.gov.hr/ECon/Dashboard:
> Consultazione sulle normative. INDAGINE DI INCIDENTI RILEVANTI legati a esplorazione e sfruttamento di idrocarburi off-shore
https://esavjetovanja.gov.hr/ECon/MainScreen?entityId=1982
> Consultazione sul regolamento per la creazione di un coordinamento per la sicurezza delle esplorazioni offshore per sfruttamento di idrocarburi
https://esavjetovanja.gov.hr/ECon/MainScreen?entityId=1985
I media di regime, naturalmente, non hanno detto nulla di tutto ciò!
Basta esaminare il primo regolamento, in particolare l'articolo 1, per capire che tipo di operazioni gravi e pericolose stiano mettendo in atto! Lo sappiamo tutti, ma i responsabili ci hanno assicurato così tante volte, attraverso una battente propaganda, che con queste norme non c'è "nessun motivo di preoccupazione"; "Siamo un paese intelligente, a noi non può succedere', che il progetto rispetta gli "ELEVATI STANDARD DI PROTEZIONE DELL'AMBIENTE E DELLA NATURA, in conformità con le migliori prassi a livello mondiale", che è necessario esplorare e trivellare l'Adriatico per verificare se i suoi fondali nascondano miliardi, solo dopo i CITTADINI potranno decidere se vogliono o meno lo SFRUTTAMENTO delle risorse petrolifere ed una serie di altri ripugnanti nonsense...
Sappiamo fin troppo bene quali siano le conseguenze delle pratiche petrolifere, attraverso i tanti e gravissimi incidenti avvenuti in giro per il mondo, come la contaminazione irreversibile dell'ambiente di mari ed oceani. Non passa un mese senza che nuovi incidenti accadano, e stranamente sono sempre interessate le "migliori" compagnie petrolifere del pianeta - infatti quelle che hanno i maggiori profitti sono anche quelle più in alto nelle classifiche dei peggiori inquinatori e distruttori della natura e dell'ambiente!
Il regolamento stabilisce le condizioni, le procedure, i metodi e i poteri per indagare i gravi rischi associati all'esplorazione e allo sfruttamento di idrocarburi in mare aperto, al fine di:
a) consentire una rapida implementazione delle indagini per raccogliere prove ed informazioni al fine di una valutazione adeguata di incidenti rilevanti connessi all'esplorazione e allo sfruttamento off-shore di idrocarburi,
b) garantire la comunicazione tempestiva e accurata dei risultati delle indagini per avanzare proposte per migliorare la situazione, con lo scopo di aumentare la sicurezza nell'esplorazione e nello sfruttamento di idrocarburi, per la tutela dell'ambiente e della natura in mare aperto e riducendo il rischio di incidenti futuri legati alla esplorazione e lo sfruttamento di idrocarburi in mare aperto.
Guardate questo:
Articolo 2
comma 3. E' richiesto lo studio di incidenti rilevanti connessi all'esplorazione e allo sfruttamento degli idrocarburi, con l'obiettivo primario di esplorazione e lo sfruttamento di idrocarburi off-shore, promuovendo la tutela dell'ambiente e della natura e riducendo i rischi di incidenti rilevanti futuri legati alla esplorazione e allo sfruttamento di idrocarburi in mare aperto. L'indagine viene effettuata per determinare le cause degli incidenti rilevanti connessi all'esplorazione e allo sfruttamento di idrocarburi al fine di prevenire o ridurre il rischio di reiterazione di gravi incidenti simili in futuro, e comprende la raccolta e l'analisi delle prove, la determinazione degli elementi causali e, nel caso, il back-up delle raccomandazioni.
comma 11. Tipologia di incidenti rilevanti in relazione alla struttura in mare aperto o a mezzi infrastrutturali correlati:
(A) incidente che coinvolge un'esplosione, un incendio, la perdita di controllo sui pozzi o il rilascio incontrollato di idrocarburi o di sostanze pericolose, e causa perdite di vite umane o lesioni gravi alle persone, o rischia di causare la perdita di vite umane o lesioni gravi, così come l'inquinamento e i danni su scala più ampia per l'ambiente in mare aperto e lungo la fascia costiera in seguito all'inquinamento.
(B) incidente che provoca danni rilevanti agli impianti offshore e alle infrastrutture, e causa così la perdita di vita o di lesioni gravi tra le persone, o rischia di causare la perdita di vita o di lesioni gravi, così come l'inquinamento e i danni su scala più ampia per l'ambiente in mare aperto e lungo la fascia costiera in seguito all'inquinamento.
(C) qualsiasi altro incidente che si traduca in perdita di vite umane o lesioni di cinque o più persone contemporaneamente, soggetti che si trovino sulla piattaforma in mare aperto, o in cui compare una fonte di pericolo per coloro che sono coinvolti nel lavoro in mare aperto, oltre all'inquinamento e ai danni all'ambiente su scala più grande nel campo offshore e nelle zone costiere a causa della contaminazione.
(D) l'evento che provoca o rischia di provocare notevole impatto negativo sull'ambiente in conformità con le normative di tutela ambientale derivante da incidenti di cui (A), (B) e (C).
Articolo 11
1.2. Questa sezione contiene informazioni di base per la definizione di un incidente rilevante; cosa, quando, dove e come avviene un grave incidente; e dichiara se vi siano eventuali morti, feriti, danni alle strutture off-shore, o inquinamento, ovvero conseguenze di un incidente rilevante.
(4). La Commissione verificherà tutto ciò che sarà inviato ENTRO 12 MESI DALLA DATA DELL'INCIDENTE. Se in quel momento non è possibile preparare la relazione finale, la Commissione deve fornire un resoconto intermedio.
Anche se sappiamo da molte esperienze precedenti che le osservazioni inviate alle consultazioni pubbliche, fatte salve le prescrizioni del Governo, del Ministero dell'Economia e dell'Agenzia per gli idrocarburi, segnano il progresso (più probabile nel caso di regolamenti prodotti da testi fotocopia tradotti o preparati direttamente dalle compagnie petrolifere), ci appelliamo ancora alla partecipazione di tutti i cittadini alla consultazione pubblica che ci sarà.
E' necessario rispondere bene, come un medico che lotti con la scienza per contrastare tale progetto! La scadenza per presentare osservazioni è il 14 ottobre mentre le risposte saranno pubblicate il 16 novembre 2015.
Non importa che le nostre osservazioni o quelle inviate durante la consultazione transfrontaliera dall'estero, siano state interamente o parzialmente respinte (presumibilmente "parzialmente accolte" e senza spiegazioni "accettate"), l'esperienza è stata per lo più positiva, poiché abbiamo aggiunto lavoro al lavoro, snervandoli, e quindi ritardando l'avvio del progetto.
Inoltre tale ritardo ha avuto anche alcuni sviluppi positivi, quali campagne di resistenza ed azioni da parte della popolazione, oltre a modifiche del prezzo di mercato del petrolio, per questioni internazionali.
Per loro, questa è solo una grezza e noiosa pratica amministrativa da sbrigare, e non gli importa se muoiono esseri viventi, cittadini o il nostro stesso bellissimo Mare Adriatico!
Allo stesso tempo questa è l'ennesima prova che le compagnie petrolifere e i politici corrotti non vogliono rinunciare a questo progetto pericoloso!
Grazie a Lani che ci ha inviato informazioni su questa nuova consultazione pubblica!

- Traduzione a cura del Coordinamento NoTriv - Terra di Bari -


lunedì 17 agosto 2015

Comunicato Stampa del 17 agosto 2015

Dagli inizi di Giugno 2015, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha sbloccato quattordici procedimenti inerenti la ricerca o l’estrazione di idrocarburi a mare. Ben nove di questi insistono sulle coste pugliesi, con grave rischio per la flora e la fauna marina, oltre che per tutte le attività economiche che vivono sul o del mare.

Riteniamo inestimabile il valore culturale dei nostri mari e non accettiamo di barattare il nostro ambiente per scelte di sviluppo senza presente e senza futuro. Rivendichiamo il diritto delle popolazioni di scegliere quale debba essere il modello di sviluppo compatibile con il territorio che quotidianamente vivono.

Per questi motivi negli ultimi due mesi abbiamo organizzato assemblee, partecipato ad eventi culturali e manifestazioni pubbliche per informare e sensibilizzare i cittadini pugliesi sui rischi legati alle trivellazioni in mare e in terra.


Molte sono state le adesioni al nostro appello di bloccare i procedimenti in corso, tra cui quella di Caparezza, che durante il concerto del 31 luglio a Santeramo in Colle ha espresso dal palco il suo forte sostegno, abbracciando lo spirito con cui vengono portate avanti le lotte dai movimenti.
Ringraziamo anche Paola Turci, che dopo il concerto di Spinazzola del 14 agosto ha dimostrato la sua sensibilità nei confronti del territorio ascoltando il nostro appello e supportandoci con affetto.

Speriamo col nostro lavoro di continuare a tenere alta l’attenzione pubblica nei confronti dei temi ambientali e della sostenibilità della gestione delle risorse in modo che altri comuni possano fare pressioni concrete sulla Regione e sul Governo, come già avvenuto con le deliberazioni di Consiglio Comunale proposte dalla Rete Regionale No Petrolio, costituitasi il 28 giugno a Monopoli, ed approvate sotto la nostra continua sollecitazione nei comuni di Giovinazzo, Molfetta e Barletta, seppur con qualche modifica rispetto al testo proposto.

In questi giorni proseguiremo il nostro percorso di assemblee pubbliche con i seguenti appuntamenti:

in cui verranno affrontate proposte operative in vista della mobilitazione da noi indetta per il 18 settembre presso la Fiera del Levante, data in cui sarà convocata la Conferenza delle Regioni del Sud sul tema delle trivellazioni in prosecuzione dell'incontro di Termoli del 24 luglio.

Inoltre riteniamo sia giunto il momento per il Governatore Emiliano di affrontare la questione delle concessioni di ricerca idrocarburi prendendo una chiara posizione promuovendo l’approvazione di un atto, ormai indifferibile, per una consultazione referendaria avverso l’art. 35 del Decreto Sviluppo approvato nel 2012 dal Governo Monti.

Se il futuro di questa regione deve basarsi sulla valorizzazione del territorio e dei suoi beni, non si può più mettere in discussione l'Ambiente e la Salute per il profitto di pochi.




foto di Caparezza di Rosanna Rizzi
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foto di Paola Turci a cura dello staff della cantante

martedì 7 luglio 2015

Referendum regionali per bloccare istanze e progetti di ricerca di idrocarburi

Comunicato del 6 luglio 2015 del Coordinamento Nazionale NoTriv per chiedere alle regioni di deliberare una richiesta di referendum per bloccare istanze e progetti per la ricerca di idrocarburi entro le 12 miglia marine. 



Laddove numerose proposte di legge hanno fallito riuscirà il voto dei cittadini! Per questo abbiamo chiesto formalmente ai Governatori ed ai Presidenti dei Consigli di tutte le Regioni, di richiedere l’indizione di un referendum abrogativo che metta finalmente fine alla vergognosa “sanatoria” per nuove trivelle in mare, in prossimità delle coste italiane, voluta dal Governo Monti nel 2012.

Occorre far presto: è necessario che la richiesta referendaria venga depositata entro il prossimo 30 settembre, affinché si possa andare al voto nella primavera del 2016, altrimenti i procedimenti per progetti “petroliferi” riavviati dall’art. 35 del “Decreto Sviluppo” arriveranno rapidamente a conclusione, anche grazie all’accelerazione impressa dallo “Sblocca Italia”.

Con il “Decreto Prestigiacomo”, nel 2010, molte richieste presentate dai petrolieri, al fine di ottenere permessi o concessioni, vennero di fatto bloccate. Il decreto legislativo n. 128/2010, firmato dall’allora Ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo, infatti, aveva previsto distanze minime tra la costa e le aree d’attività pari a 5 miglia marine ovunque ed a 12 miglia in presenza di un’area marina o costiera protetta inibendo, così, parte delle ambizioni industriali per quei gruppi “Oil & Gas” interessati a progetti estrattivi prossimi alle coste nazionali.

Nel 2012, poi, il “Decreto Sviluppo” ha ampliato il divieto di esercizio delle attività “petrolifere” estendendolo, per tutta la fascia costiera italiana alle 12 miglia marine, ma stabilendo – tuttavia – che tale divieto non dovesse riguardare i procedimenti “bloccati” nel 2010 dal “Decreto Prestigiacomo”.
Il risultato paradossale che ne è seguito è che, in questo modo, se da un lato si è vietato l’esercizio delle attività entro le 12 miglia marine “per il futuro”, dall’altro si è consentita la possibilità di conclusione dell’iter per tutte le istanze già presentate. In altre parole, il “Decreto Sviluppo” introduceva una sorta di “sanatoria”.
I progetti “sanati” dal “Decreto Sviluppo” e prossimi a trasformarsi in permessi di ricerca e coltivazione di gas e petrolio interessano soprattutto il Canale di Sicilia, il Mar Ionio e l’intero Mare Adriatico, dal Salento fino al Delta del Po;


Istanze di Concessione di Coltivazione in Mare

Nome Società Area (kmq) Localizzazione Interferenza con aree interdette ex D. Lvo 128/2010
● d 1 G.C-.AG – Eni – Edison 171,7 A sud di Pantelleria Totale
● d 2 G.C-.AG – Eni – Edison 142,6 Canale Sicilia Parziale
● d 6 F.C-.AG – Eni 76,69 Mar Jonio, Calabria Totale
● d 23 A.C-.AG – Agip 58,32 Mare Adriatico Veneto Parziale
● d 26 B.C-.AG – Eni 58,48 Mare Adriatico Abruzzo Parziale
● d 30 B.C-.MD – RockHopper Italia 109,2 Mare Adriatico Abruzzo Totale
● d 39 A.C-.EA – Eni 103,6 Mare Adriatico Emilia-Romagna Parziale

Istanze di Permesso di Ricerca in Mare

Nome Società Localizzazione Interferenza con aree interdette ex D. Lvo 128/2010
● d 29 G.R-.NP – Northern Petroleum Ltd – Petroceltic Italia Canale di Sicilia Parziale
● d 30 G.R-.NP – Northern Petroleum Ltd Canale di Sicilia Parziale
● d 33 G.R-.AG – Eni – Edison Canale di Sicilia Parziale
● d 59 F.R-.NP – Northern Petroleum Ltd Mar Ionio, Calabria Parziale
● d 61 F.R-.NP – Northern Petroleum Ltd Mare Adriatico, Puglia Parziale
● d 67 F.R-.AG – Eni Mar Ionio, Golfo di Taranto Totale
● d 68 F.R-.TU – Transunion Petroleum Italia – Nautical Petroleum Mar Ionio, Golfo di Taranto, Basilicata e Calabria

Totale

● d 73 F.R-.SH – Shell Italia EP Mar Ionio, Golfo di Taranto, Basilicata e Calabria Totale
● d 74 F.R-.SH – Shell Italia EP Mar Ionio, Golfo di Taranto, Calabria Totale
● d 148 D.R-.CS – Apennine Energy Mar Ionio, Golfo di Taranto, Basilicata Totale
● d 149 D.R-.NP – Northern Petroleum Ltd Mare Adriatico, Puglia Parziale
● d 151 D.R-.EL  -Petroceltic Italia Mar Ionio, Golfo di Taranto, Calabria Parziale
● d 168 A.R-.PV – o Valley Operat.Pty Limited Mare Adriatico, Delta del Po Parziale
● d 358 C.R-.EL – Northern Petroleum Ltd – Petroceltic Italia Canale di Sicilia Parziale
● d 361 C.R-.TU – Transunion Petroleum Italia – Nautical Petroleum Canale di Sicilia Parziale
● d 363 C.R-.AX – Audax Energy Canale di Sicilia Parziale
● d 494 B.R-.EL – Petroceltic Italia Mare Adriatico, Abruzzo Parziale

Gli effetti delle attività previste nei progetti sopra richiamati saranno tali da produrre sconvolgimenti irreversibili in termini sì ambientali, ma anche sociali ed economici, rispetto ai quali le istituzioni – e le Regioni in particolare – non possono restare inerti.
Il Coordinamento Nazionale No Triv e l’Associazione A Sud chiedono che le Regioni, quindi, si coordinino tra loro attivando prontamente un Tavolo permanente di confronto ed approfondimento e promuovano un’azione istituzionale congiunta per la delibera di un referendum d’abrogazione dell’art 35 del “Decreto Sviluppo”.
La necessità di un intervento è immediata; a tal fine abbiamo recapitato ai Governatori ed ai Presidenti dei Consigli di tutte le Regioni italiane la nostra proposta referendaria e l’analisi delle disposizioni che potrebbero essere sottoposte ad abrogazione.