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sabato 27 agosto 2016

Responsabilità, emergenze, prevenzione e partecipazione

Terremoto: responsabilità, gravi ed evidenti, di chi ha governato negli ultimi anni. Per un immediato cambio di rotta necessarie la pressione e la partecipazione dei cittadini.


Mettere accanto, l'uno all'altro, i termini "terremoto" ed "emergenza" o "fatalità" è un oltraggio alla memoria delle 4.828 vittime che si sono registrate negli ultimi cinquant'anni in Italia a seguito di eventi sismici.
Se è vero, infatti, che non è possibile prevedere i terremoti, è altrettanto vero che in un Paese con un rischio sismico tra i più alti nel mondo e con 3.690 terremoti di magnitudo superiore a 2.5 negli ultimi 5 anni, il minimo che si possa fare è prevenire: il che significa, come va ripetendo da anni l'inascoltato Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, "rispettare le norme antisismiche nella costruzione di nuovi edifici e cercare di mettere in sicurezza gli edifici già esistenti, soprattutto quelli di edilizia pubblica".
Mentre in Giappone e Stati Uniti si sono ottenuti importanti risultati nel minimizzare gli effetti distruttivi di eventi sismici di magnitudo ben superiore a quella del sisma di Amatrice ed Arquata, in Italia invece i terremoti si trasformano quasi sempre in tragiche emergenze ed in eventi luttuosi.
Il prezzo che si paga al piegarsi alla logica dell'emergenza ha anche altre conseguenze nefaste: ragionando in termini strettamente ragionieristici, per ricostruire si spende molto più che prevenire. Si stima, infatti, che le varie ricostruzioni post-terremoti degli ultimi cinquant'anni (dal Belice in poi) siano costate alla collettività qualcosa come 150 miliardi di euro mentre per mettere in sicurezza gli edifici già esistenti ne occorrerebbero 80.
Ricostruire in situazioni di "emergenza" determina inoltre incapacità di controllo della spesa (lo ha certificato la Corte dei Conti), pessimi risultati dal punto di vista tecnico-costruttivo (si pensi ai numerosi casi di crollo dei balconi degli alloggi antisismici a L'Aquila); favorisce il diffondersi di fenomeni corruttivi e mafiosi-camorristici-ndrangetisti (vedi Irpinia e, di nuovo, L'Aquila), l'annientamento di intere comunità e delle relazioni sociali; determina, infine, lo stravolgimento delle regole dello Stato di diritto (limitazione delle libertà personali, espropriazione dei poteri degli enti territoriali, ecc.).
La logica emergenziale alimenta il vortice dell'irresponsabilità collettiva ed è per questa ragione che deve essere denunciata all'opinione pubblica che ha a sua volta il diritto-dovere di reagire.
La responsabilità delle devastazioni e del pesante tributo pagato in termini di vite umane per eventi sismici (quasi 5.000 vittime negli ultimi 50 anni) e per disastri ambientali (si pensi, ad esempio, ai recenti fatti di Genova o all'alluvione di Sarno con i suoi 159 morti o a quella piemontese del 1994 che causò 70 vittime) va ascritta per intero a coloro che, investiti di responsabilità di governo, hanno brillato per inerzia, spingendosi fino a promuovere l'utilizzo predatorio e spregiudicato del territorio.
Come dimenticare, in tempi recenti, l'edificazione e l'infrastrutturazione, con tanto di pareri favorevoli ed autorizzazioni, di parte della città de L'Aquila su una faglia attiva (Pettino), e la seguente ricostruzione nel medesimo sito ad alto rischio sismico? Come non ricordare che il decantato "Sblocca Italia" è la più recente e forse la più tristemente nota tra le modalità con cui la bramosia di devastazione dei territori si è tradotta sul piano legislativo?
Mancata prevenzione antisismica, edificazione selvaggia, trivellazioni, realizzazione di infrastrutture energetiche inutili, impattanti e dispendiose, sono figli della stessa cultura predatoria, della medesima matrice ideologica i cui pilastri portanti sono lo sfruttamento dissennato del territorio, la mancanza di rispetto del diritto alla vita ed il saccheggio dei beni comuni.
Questa nuova tragedia nazionale non è frutto della casualità ma ha mandanti ed esecutori che meritano di essere sfiduciati dai cittadini e sanzionati, quanto meno sotto il profilo politico.
In merito ad altri profili di responsabilità sarà la magistratura a pronunciarsi. La Procura di Rieti, che ipotizza il reato di disastro colposo, è già al lavoro. Confidiamo che giustizia sia fatta e che non abbiano a ripetersi i fatti de L'Aquila (assoluzione in Cassazione dei componenti della Commissione Grandi Rischi e condanna delle famiglie delle vittime al pagamento delle spese processuali).
Dopo questa nuova strage di innocenti, nessuno può arrogarsi il diritto di tergiversare: occorre subito una rapida inversione di rotta nelle politiche di governo del territorio e nella pianificazione delle opere, anche di quelle ritenute fino ad oggi strategiche e di interesse nazionale.
Nulla è più strategico e nulla risponde in maggior misura all'interesse nazionale che la tutela della sicurezza e della vita dei cittadini!
Governo e Regioni si facciano promotori SUBITO di un Piano Straordinario di messa in sicurezza dell'intero territorio italiano -dal punto di vista sismico, idrogeologico e paesaggistico-, sul modello dell'Unica Grande Opera (UGO) di Salvatore Settis e Tomaso Montanari, e del patrimonio edilizio privato e pubblico, reperendo risorse anche in ambito U.E., stimate in 4 miliardi di euro/anno per 20 anni, che devono poter essere impegnate anche in deroga ai limiti posti dal Patto di Stabilità e che, oltre tutto, genererebbero nuove attività d'impresa, occupazione qualificata e gettito fiscale.
Con riferimento alla prevenzione degli effetti distruttivi degli eventi sismici, sul modello di quanto fatto in Toscana con la legge regionale n. 56 del 1997, che per prima ha introdotto finanziamenti pubblici per i privati, è necessario ed urgente procedere alla realizzazione di indagini di microzonizzazione sismica in tutto il territorio nazionale (i fondi assegnati ai Comuni sono stati utilizzati tutti e non si sono rivelati sufficienti), di verifiche sismiche su edifici pubblici, di una rete sismica e geodetica; promuovere una campagna di capillare informazione diretta alla popolazione e nelle scuole; mettere a disposizione delle famiglie in incentivi e finanziamenti tali da incoraggiarle a verificare sotto il profilo sismico e, se del caso, ad adeguare le abitazioni di proprietà; semplificare l'attuale meccanismo per l'erogazione dei contributi già stanziati e disponibili.
Tali nuovi finanziamenti pubblici sono da intendere come aggiuntivi, cumulabili e non sostitutivi rispetto alla misura della detraibilità fiscale prevista nella misura del 65%, per spese di adeguamento sismico sostenute da soggetti Irpef e condomini, che andrebbe anch'essa resa strutturale.
Sempre nell'ottica della prevenzione e della corretta pianificazione delle opere pubbliche, dovrebbero essere introdotti più severi requisiti nella valutazione di compatibilità ambientale, nella selezione delle aree in cui è possibile realizzare determinate opere ed attività, e più elevati standard qualitativi nella progettazione di autostrade, dighe, acquedotti, gasdotti, ecc..
Con riferimento alle opere ed alle attività "petrolifere", la soppressione del Piano delle Aree, prevista nella Legge di Stabilità 2016 e fortemente voluta dal Governo, va nella direzione opposta. Lo strumento deve essere assolutamente recuperato in modo che si sappia una buona volta cosa può essere costruito e cosa no ed in quali aree del Paese.
Il sistema Paese reclama un salto di qualità e di razionalità per porre rimedio agli effetti delle scelte scellerate del passato e per prevenirne di nuove.
Il pensiero corre alla diga idroelettrica di Rio Fucino, sul lago di Campotosto, costruita sulla faglia dei Monti della Laga, in provincia di Teramo, il cui cedimento spazzerebbe via interi centri abitati a valle; alle 8 esplosioni di metanodotti verificatesi in Italia dal 2004 ad oggi (Montecilfone, Tarsia, Tresana, Sciara, Sant'Alberto, Pineto, Roncade ed Alta Val Marecchia); alle campagne di trivellazioni autorizzate sia a terra in zone ad alto rischio sismico (Emilia, Basilicata) sia in mare, in aree soggette al fenomeno della subsidenza (Ravennate e Veneto); alle attività di reiniezione a forte pressione dei fluidi di scarto della lavorazione del petrolio, a circa 4 km di profondità, che si vorrebbero effettuare in Basilicata all'interno delle rocce carbonatiche deformate della piattaforma appula; infine, al TAP, al " grande tubo" lungo quasi 700 chilometri, che, nonostante l'opposizione di alcune Regioni, attraverserà l'Italia dalla Puglia fino all'Emilia Romagna, transitando lungo la dorsale appenninica ed attraversando le località più colpite dal terremoto del 1997 (Marche ed Umbria), dal sisma del 6 aprile 2009, in provincia de L'Aquila, e, infine, dal nuovo terremoto di magnitudo 6.2 che ha raso al suolo Amatrice, Accumoli e Pescara del Tronto ed altri borghi minori.
In ultimo ma non per ultima, la riforma del Titolo V della Costituzione, con tutto ciò che ne conseguirà in termini di mancata interlocuzione e collaborazione tra Stato e Regioni in materia di approvazione di opere ed infrastrutture energetiche, con conseguente accentramento delle scelte nelle mani dello Stato che potrà disporre a proprio piacimento dei territori e delle loro fragilità ambientali, così già si è verificato con il TAP.
Centralizzare non paga neppure sotto il profilo della gestione dei contributi previsti per la messa in sicurezza degli edifici privati. Nel 2013, ad esempio, delle 11.000 domande presentate ai Comuni, dopo un lungo passaggio di carte dai Comuni alle Regioni e da queste alla Protezione Civile, ne sono state accolte appena 1.849, per un contributo medio a pratica di circa 20 mila euro.
ll capitolo delle modifiche costituzionali si inserisce in un disegno complessivo di riforme della Carta e strutturali che riduce la possibilità per i cittadini di compiere scelte democratiche e di partecipare alle decisioni che hanno una ricaduta diretta e inequivocabile sulla propria salute, sulla sicurezza, sul benessere delle famiglie e della comunità.
E’ il momento che i cittadini si riapproprino di questo diritto-dovere e che si prenda atto della gravità della situazione del nostro Paese che, ancora una volta, si riscopre fragile da un punto di vista strutturale, ma ricco di partecipazione civica.
E' compito di chi governa i territori, ma anche di noi cittadini nel richiederle e sollecitarle, dar vita a politiche economiche che riducano il distacco tra la difesa del suolo e della salute pubblica (poca) e la solidarietà umana (molta).
Roma, 26 agosto 2016



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venerdì 26 agosto 2016

Clean Sea Adriatic Alliance lancia la campagna "The Adriatic Pledge"


COMUNICATO STAMPA
Clean Sea Adriatic Alliance lancia la campagna "The Adriatic Pledge"



L’organizzazione croata Clean Adriatic Sea Alliance ha lanciato da qualche giorno una nuova campagna online, The Adriatic Pledge: Una promessa per l’Adriatico, invitando i sei paesi che si affacciano sull’Adriatico: Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Albania, ad implementare un divieto permanente di esplorazione e produzione idrocarburi in tutto il Mare Adriatico.

La petizione The Adriatic Pledge è disponibile sul rinnovato sito cleanadriatic.org, tradotta nelle diverse lingue. Può essere sottoscritta da singoli cittadini, mentre associazioni, organizzazioni e funzionari eletti possono inviare una mail a info@cleanadriatic.org per essere inclusi nella lista dei sostenitori.

"Ci auguriamo che la campagna offra una piattaforma sia per i cittadini che per le organizzazioni provenienti da entrambe le sponde del mare Adriatico per mostrare il proprio sostegno ad un divieto permanente", scrive Sam Evich, fondatore di Clean Sea Adriatic Alliance. "È il culmine di un movimento pubblico in crescita nella regione per lasciare i combustibili fossili sottoterra e per sostenere lo sviluppo delle energie pulite".

Inclusa nella petizione internazionale vi è una richiesta alle nazioni adriatiche per porre subito in atto piani strategici per produrre energia al 100% da fonti rinnovabili.

“Il 2016 è stato l’anno più caldo mai registrato” sostiene Rosalind Innes, membro del Coordinamento Nazionale NoTriv. “Non possiamo più rimandare la transizione verso le energie pulite per proteggere i nostri mari. Sosteniamo con forza The Adriatic Pledge”.

Anche la Società Tedesca per la Conservazione dei Delfini, Gesellschaft zur Rettung der Delphine, aderisce alla campagna.
“Questa è l’unica possibilità per i paesi che si affacciano sul Mare Adriatico di assumere un ruolo guida nella promozione delle energie rinnovabili” afferma Ulrike Kirsch, project manager del progetto tedesco-croato per salvare gli ultimi delfini dell’Adriatico.

“The Adriatic Pledge interconnette le lotte per una crescita economica pulita e rispettosa con quelle per i diritti delle popolazioni” ha dichiarato Gino Cirillo del Coordinamento No Triv Terra di Bari.

L’energia prodotta tramite la tecnologia solare, in particolare, sta dimostrando la sua competitività, e considerando che i paesi dell’Adriatico hanno in media più giorni di luce solare all’anno rispetto ad altre parti dell’Europa, questa si conferma una soluzione ideale per la crescita delle economie locali, preservando allo stesso tempo le comunità costiere.

L'urgenza di mobilitare le popolazioni in risposta al cambiamento climatico ha spinto molti esperti a immaginare nuove opzioni per produrre energia pulita. Uno dei più completi piani d'azione per produrre energia pulita è quello recentemente proposto da Mark Jacobson con The Solutions Project che include mix di fonti rinnovabili vitali per molti paesi in tutto il mondo, tra cui i sei paesi a cui facciamo appello: Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Albania.

Per aderire alla campagna:

Per approfondire:

Campagna 100% Possible https://100.org/


domenica 13 settembre 2015

La parola ai consigli regionali



Venerdì 11 settembre, si è tenuta a Roma l’assemblea plenaria della Conferenza dei Presidenti dei Consigli Regionali in cui si è affrontato il tema delle trivellazioni.

Tutte le regioni hanno convenuto all'unanimità sulla necessità di deliberare per i referendum abrogativi dell’art. 35 del Decreto Sviluppo del 2012 e degli artt. 37 e 38 della legge Sblocca Italia.

In questo modo si bloccherebbero tutte le concessioni date, a partire dal 2010, entro le 12 miglia marine (art. 35) e si annullerebbero gli effetti dirompenti delle concessioni per la ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi e del gas naturale e delle opere ad esse connesse, eliminando il loro carattere “strategico” ed il titolo concessorio unico, ovvero, la possibilità di trivellare in un solo passaggio subito dopo le prime indagini sotterranee (artt. 37 e 38).

La richiesta di deliberare inviata dal Coordinamento No Triv Nazionale e sottoscritta da più di 200 tra associazioni e movimenti territoriali e 100 personalità di rilievo del nostro Paese, è stata un’ulteriore spinta affinché si raggiungesse questo importante traguardo.

Apprendiamo dai comunicati ufficiali che martedì 15 settembre presso la Regione Puglia, si terrà la conferenza dei capigruppo per decidere il giorno in cui sarà convocato il consiglio regionale che delibererà sui quesiti referendari.

Come Coordinamento NoTriv – Terra di Bari chiediamo a tutte le forze politiche di dare un segnale forte alla Regione senza fare passi indietro.

Chiediamo anche che il Consiglio sia convocato quanto prima in sessione aperta, dando la possibilità a tutte le realtà che in questi anni si sono opposte alle trivellazioni di partecipare e portare la voce dei territori.

Noi rilanceremo quanto proposto dal Coordinamento Nazionale No Triv ai presidenti dei consigli regionali,nella manifestazione interregionale #18S_NOTRIV che si terrà venerdì 18 settembre alle ore 10.00 all’ingresso Italo-Orientale della Fiera del Levante. Anche perché, lo ricordiamo, le rivendicazioni della piattaforma della manifestazione non si limitano ai referendum, ma constano anche delle richieste alla Regione Puglia di effettuare maggiori controlli sulle acque provenienti dall’invaso del Pertusillo, essendo unico azionista di Aqp S.p.a., di revocare i permessi rilasciati dalla passata amministrazione all’Eni per l’ampliamento della raffineria di Taranto volta alla lavorazione del grezzo di Tempa Rossa, oltre a chiedere una consultazione transfrontaliera con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo

Chiederemo con maggior forza ai governatori delle Regioni del Sud lì riuniti, di attivarsi immediatamente per deliberare e di aprire un fronte contro le trivellazioni, che li veda concretamente impegnati con atti politici ed amministrativi che non lascino spazi a dubbi o porte aperte a futuri ripensamenti.   

Ovviamente vigileremo, pronti a mobilitarci quando la delibera sarà portata alla votazione nel consiglio regionale pugliese. 



illustrazione realizzata da Aladin Hussain Al Baraduni 
per il Coordinamento No Triv Terra di Bari
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lunedì 17 agosto 2015

Comunicato Stampa del 17 agosto 2015

Dagli inizi di Giugno 2015, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha sbloccato quattordici procedimenti inerenti la ricerca o l’estrazione di idrocarburi a mare. Ben nove di questi insistono sulle coste pugliesi, con grave rischio per la flora e la fauna marina, oltre che per tutte le attività economiche che vivono sul o del mare.

Riteniamo inestimabile il valore culturale dei nostri mari e non accettiamo di barattare il nostro ambiente per scelte di sviluppo senza presente e senza futuro. Rivendichiamo il diritto delle popolazioni di scegliere quale debba essere il modello di sviluppo compatibile con il territorio che quotidianamente vivono.

Per questi motivi negli ultimi due mesi abbiamo organizzato assemblee, partecipato ad eventi culturali e manifestazioni pubbliche per informare e sensibilizzare i cittadini pugliesi sui rischi legati alle trivellazioni in mare e in terra.


Molte sono state le adesioni al nostro appello di bloccare i procedimenti in corso, tra cui quella di Caparezza, che durante il concerto del 31 luglio a Santeramo in Colle ha espresso dal palco il suo forte sostegno, abbracciando lo spirito con cui vengono portate avanti le lotte dai movimenti.
Ringraziamo anche Paola Turci, che dopo il concerto di Spinazzola del 14 agosto ha dimostrato la sua sensibilità nei confronti del territorio ascoltando il nostro appello e supportandoci con affetto.

Speriamo col nostro lavoro di continuare a tenere alta l’attenzione pubblica nei confronti dei temi ambientali e della sostenibilità della gestione delle risorse in modo che altri comuni possano fare pressioni concrete sulla Regione e sul Governo, come già avvenuto con le deliberazioni di Consiglio Comunale proposte dalla Rete Regionale No Petrolio, costituitasi il 28 giugno a Monopoli, ed approvate sotto la nostra continua sollecitazione nei comuni di Giovinazzo, Molfetta e Barletta, seppur con qualche modifica rispetto al testo proposto.

In questi giorni proseguiremo il nostro percorso di assemblee pubbliche con i seguenti appuntamenti:

in cui verranno affrontate proposte operative in vista della mobilitazione da noi indetta per il 18 settembre presso la Fiera del Levante, data in cui sarà convocata la Conferenza delle Regioni del Sud sul tema delle trivellazioni in prosecuzione dell'incontro di Termoli del 24 luglio.

Inoltre riteniamo sia giunto il momento per il Governatore Emiliano di affrontare la questione delle concessioni di ricerca idrocarburi prendendo una chiara posizione promuovendo l’approvazione di un atto, ormai indifferibile, per una consultazione referendaria avverso l’art. 35 del Decreto Sviluppo approvato nel 2012 dal Governo Monti.

Se il futuro di questa regione deve basarsi sulla valorizzazione del territorio e dei suoi beni, non si può più mettere in discussione l'Ambiente e la Salute per il profitto di pochi.




foto di Caparezza di Rosanna Rizzi
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foto di Paola Turci a cura dello staff della cantante

martedì 11 agosto 2015

Petrolio in Adriatico, vittoria per gli ecologisti

a cura di Giovanni Vale
SOS per l'Adriatico (foto SOS za Jadran)SOS per l'Adriatico (foto SOS za Jadran)
Due dei cinque giganti petroliferi, l’americana Marathon Oil e l’austriaca OMV, rinunciano alle trivellazioni in Adriatico. La prima vittoria del fronte "SOS per l'Adriatico"
Gli ecologisti croati festeggiano. Dopo mesi di battaglie a Zagabria, in Dalmazia e all’estero, mercoledì scorso, 29 luglio, il fronte “SOS per l’Adriatico” ha incassato la sua prima importante vittoria. Due dei cinque giganti petroliferi, che si erano aggiudicati il primo bando aperto dal governo croato per lo sfruttamento delle risorse energetiche (petrolio e gas) dell’Adriatico, hanno deciso di ritirarsi dal progetto. L’americana Marathon Oil e l’austriaca OMV avrebbero dovuto forare in sette blocchi, tre davanti alle isole Incoronate e quattro al largo di Dubrovnik, ma, alla fine, hanno annunciato che non firmeranno i contratti di esplorazione.
La ragione ufficiale è che due degli appezzamenti in questione si trovano in un’area oggetto di una controversia transfrontaliera tra Zagabria e Podgorica, nell’estremo Sud delle acque croate. E vista la crisi diplomatica in corso nel golfo di Pirano tra Slovenia e Croazia (proprio per una questione di frontiere ancora da definire), le compagnie temono di ritrovarsi intrappolate in una scomoda e lunga battaglia legale tra Stati. Tuttavia, fanno notare gli ambientalisti, il posizionamento dei blocchi era noto fin dal 2 aprile del 2014, quando il ministro dell’Energia Ivan Vrdoljak ha pubblicato la sua nuova cartografia dell’Adriatico da trivellare.
Da Nord a Sud, il mare croato veniva allora diviso in 29 riquadri da 1.000–1.600 km2. I numeri 1, 23, 28 e 29 si spingevano fino ai confini con le acque territoriali slovene e montenegrine, e senza che ciò ponesse un problema al governo socialdemocratico, alla neonata Agenzia croata per gli idrocarburi (AZU) o alle stesse compagnie energetiche che hanno depositato le proprie candidature. A cosa è dovuto allora questo dietrofront che arriva peraltro cinque mesi dopo la deadline del 2 aprile 2015 imposta da Vrdoljak per la firma dei contratti dettagliati con le aziende?

SOS per l’Adriatico

Per Greenpeace Croatia, è tutto il clima attorno all’avventura petrolifera ad essere cambiato, compresa l’opinione pubblica. “Dieci mesi fa, il 30% della popolazione si opponeva al progetto. Oggi, è soltanto il 30% ad essere a favore, mentre la stragrande maggioranza è contraria, in particolare sulla costa”, spiega il presidente dell’ONG verde, Zoran Tomić, che s’inorgoglisce: “Quel che è successo nel frattempo è SOS per l’Adriatico”. In effetti, la campagna congiunta di una decina di associazioni croate ha saputo tenere viva, per mesi, l’attenzione della stampa nazionale ed estera sul tema, grazie ad un susseguirsi di azioni in patria e all’estero.
“A diverse occasioni abbiamo spedito delle lettere a tutte e cinque le compagnie, comprese OMV e Marathon Oil, presentando i nostri argomenti contro le trivellazioni e chiedendo loro di ritirarsi dal progetto - prosegue Tomić - Abbiamo fatto campagna in Croazia, in Italia, in Slovenia, in Ungheria, in Slovacchia e anche negli Stati Uniti, perché eravamo convinti che le nostre azioni avrebbero prodotto un risultato”.
L’annuncio del 29 luglio è proprio il tipo di successo che gli ecologisti speravano di incassare, ma ora - assicurano - non si limiteranno ad aspettare. Dopo il ritiro del consorzio OMV-Marathon Oil, il governo ha già annunciato un nuovo bando in settembre e, nel frattempo, ha già dato il via alle esplorazioni energetiche “on-shore”, in Slavonia.

Il dossier  

Adriatico bene comune
“Stando agli annunci del ministro Vrdoljak e della signora Dorić [direttrice dell’AZU], i contratti definitivi con le aziende avrebbero dovuto essere firmati molto tempo fa. Avevano detto in aprile, poi in giugno, poi quest’estate… Questo la dice lunga sulla credibilità delle loro affermazioni”, commenta il presidente di Greenpeace Croatia.
In quanto alle attività in Slavonia, Zoran Tomić si mostra sicuro: “I nostri partner a Osijek stanno preparando la campagna”, anche se l’Adriatico rimane per il momento la priorità numero uno. “Ci saranno nuovi eventi, anche più massicci di quelli fatti finora - anticipa Tomić - e continueremo a lavorare insieme con i nostri amici italiani impegnati contro ‘le trivelle’, perché l’Adriatico è uno solo e la nostra lotta dev’essere unita”.
Dal 29 luglio, non ci sono state nuove prese di posizione da parte delle altre compagnie interessate: la croata INA e il consorzio italo-britannico ENI-MedOilGas, che, insieme, sarebbero responsabili di tre blocchi. Così, mentre la data della firma dei contratti continua a slittare, scade anche il tempo materiale del governo per portare il progetto in porto.
Nel giro di un paio di mesi la Croazia si ritroverà infatti in piena campagna elettorale, in vista delle elezioni politiche che si terranno a inizio 2016. E data la crescente impopolarità del progetto petrolifero e la necessità per i socialdemocratici di Zoran Milanović di rimontare i sondaggi, la corsa all’oro nero, con cui Vrdoljak voleva fare del suo Paese “una piccola Norvegia”, potrebbe rivelarsi in realtà una palla al piede.

Licenza Creative Commons
Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Osservatorio Balcani e Caucaso: http://www.balcanicaucaso.org/aree/Croazia/Petrolio-in-Adriatico-vittoria-per-gli-ecologisti-163387



sabato 11 luglio 2015

Proposta di delibera contro le trivellazioni in Puglia: sbloccate la discussione nei consigli comunali!





Il Coordinamento No Petrolio – Puglia, costituitosi all’indomani dell’assemblea pubblica tenutasi a Monopoli il 28 Giugno 2015 per mettere insieme le esperienze dal basso che si oppongono alle politiche di trivellazione a terra e in mare, chiede ai Consigli Comunali di attivarsi per sollecitare la Regione Puglia, le Province e la Città Metropolitana di Bari a ricorrere al TAR verso i decreti di compatibilità ambientale rilasciati dal Ministero dell’Ambiente, inerenti le attività di prospezione petrolifera lungo le coste pugliesi.

Come primo passo abbiamo inviato a tutti i comuni pugliesi una bozza di delibera di consiglio comunale, all’interno della quale, spieghiamo sinteticamente come lo Sblocca Italia sia lo strumento governativo che, di fatto, riduce drasticamente l’autonomia delle comunità nelle scelte energetiche.

Al suo interno chiediamo una forte azione politica ed amministrativa che tuteli i beni comuni e si apra alla consultazione transfrontaliera, tenendo conto che le stesse scelte vengono portate avanti anche dai paesi che si affacciano sull’Adriatico (Croazia, Montenegro, Albania e Grecia).

Auspichiamo che tutti i referenti politici ed amministrativi si attivino in sede nazionale per modificare lo Sblocca Italia, eliminando tutti quegli articoli che incentivano lo sviluppo basato sul petrolio e promuovono la politica delle trivellazioni, piuttosto che modelli e fonti energetici sostenibili.

Ribadiamo la necessità di una riappropriazione della sovranità popolare nelle scelte energetiche, attraverso l’indizione di una consultazione referendaria che coinvolga le regioni interessate dal fenomeno e non solo, per l’abrogazione dell’art. 35 del Decreto sviluppo del 2015.

La recente accelerazione dei procedimenti di prospezione e ricerca degli idrocarburi liquidi e gassosi sulle coste pugliesi e di altre regioni, necessita di una risposta immediata da parte degli amministratori locali.

I consigli comunali che non faranno propria la bozza di delibera inviata, si assumeranno la responsabilità politica di questa scelta, non solo di fronte alla loro comunità, ma anche verso gli altri territori confinanti.

Noi vigileremo affinché tutti si adoperino verso l’adozione della stessa e denunceremo coloro che, coscientemente, scelgono una via verso lo sviluppo arretrata e dannosa che mette in discussione la salute, per un rapido e scarso profitto, dimostrando scarsa lungimiranza e visione.


>>> 
retenopetroliopuglia@gmail.com
______ 

Oggetto: PROPOSTA DI DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE.

-          Considerato che con l’approvazione del D.L. n. 133 del 12 settembre 2014 recante “Misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive” (c.d. decreto “Sblocca-Italia”), vengono stabilite una serie di misure che influenzano sensibilmente il territorio della nostra Regione, con particolare riferimento agli articoli 37 e 38;

-          Considerato che il decreto “Sblocca Italia” è stato convertito con L. 11 novembre 2014, n.164;

-          Considerato che il decreto “Sblocca Italia”, con particolare riferimento all’art.37, qualifica le attività di ricerca ed estrazione degli idrocarburi e la realizzazione degli oleodotti e dei gasdotti come di “interesse strategico”, di “pubblica utilità” e “indifferibili”, limitando, con ciò, le prerogative riconosciute dalla Costituzione agli Enti territoriali circa l’esercizio delle funzioni amministrative, come ad es. in relazione ai piani di gestione e tutela del territorio, ai piani urbanistici ed edilizi e ai piani paesaggistici;

-          Atteso che non viene fornita la “prova” della effettiva strategicità di tali attività che giustificherebbe l’attrazione allo Stato della competenza legislativa e amministrativa degli Enti territoriali; atteso comunque che l’esercizio della competenza legislativa e amministrativa da parte dello Stato deve darsi sempre nel rispetto del principio di leale collaborazione, ossia garantendo agli Enti territoriali l'effettiva partecipazione ai procedimenti che mettono capo alle decisioni in tale materia;

-          Considerato che l’art. 38, stabilendo che la rete di stoccaggio di gas naturale e le attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi sono di interesse strategico, di pubblica utilità, indifferibili ed urgenti, prevede:
·  che il titolo concessorio unico contenga il "vincolo preordinato all’esproprio dei beni" già a partire dalla fase della ricerca, con ciò determinando un inammissibile svuotamento del diritto di proprietà del privato; 
·  che “qualora le opere comportino una variazione del piano urbanistico, la relativa autorizzazione ha effetto di variante urbanistica” con ciò determinando uno svuotamento del diritto delle comunità a scegliere il proprio modello di sviluppo; 
-          Considerato che l'art. 38 dava tempo, agli uffici regionali, fino al 31/03/2015  di portare a termine tutte le autorizzazioni di merito surrogando, in caso contrario, al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare la chiusura delle autorizzazioni tramite apposita conferenza di servizio, dandone comunicazione al Ministero dello Sviluppo Economico, e pertanto recando dunque una nuova disciplina dell’efficacia degli atti di assenso, che devono trovare espressione in seno alla Conferenza. Questa previsione tende a considerare la partecipazione della Regione al procedimento alla stregua di qualsiasi amministrazione pubblica, chiamata a rilasciare un semplice nulla osta o una mera autorizzazione, come atto “amministrativo” e non “politico” come devono essere gli atti regionali.

-          Atteso che il comma 5, precisa che sarà autorizzato un “titolo concessorio unico” per tutto il progetto, andando a superare le eventuali richieste ed approfondimenti delle amministrazioni locali, superando le precedenti distinzioni tra procedura per l’autorizzazione delle attività di prospezione e procedura per l’autorizzazione per l’attività di trivellazione;

-          Atteso che con Decreto del MISE del 25 marzo 2015, si da attuazione all’art.38 dello “Sblocca Italia” attraverso la predisposizione del nuovo “Disciplinare – tipo”, che prevede un successivo permesso di 30 anni per le attività di trivellazione, prorogabile una o più volte per un periodo non superiore a 10 anni;

-          Atteso che l’aggiunta del comma 11 dell’art. 38, modifica pesantemente il comma 82-sexies dell’art. 1 della legge n. 239 del 23/08/2004, con la sola aggiunta della seguente frase: “e la reiniezione delle acque di strato o della frazione gassosa estratta in giacimento” che comporterebbe la stimolazione delle attività di faglia sismica, soprattutto nelle aree classificate ad “elevato rischio sismico” (come dimostrato da numerosi studi del prof. Valoroso et al.)

-          Confermato che tale decreto legge va a modificare la legge n. 9 del 09/01/1991, il D.L. n. 625 del 25/11/1996, il DPR n. 327 del 08/06/2001, il D.L. n. 164 del 23/05/2000, la legge n. 239 del 23/08/2004, il D.L. n. 152 del 03/04/2006,  il D.L. n. 112 del 25/06/2008, la legge n. 133 del 06/08/2008, la legge n.183 del 12/11/2011; tutte normative che conferivano legittimità e poteri alle istituzioni locali;

-          Tenuto conto che la legge n. 99 del 2009 ha limitato il diritto riconosciuto dalla legge n. 239 del 2004 di partecipazione ai processi amministrativi, al procedimento finalizzato al rilascio dell’autorizzazione al pozzo esplorativo, alla costruzione degli impianti e delle infrastrutture connesse alle attività di perforazione; ora lo “Sblocca Italia” sembra estromettere completamente gli Enti locali dalla partecipazione ad ogni procedimento; ciò si porrebbe in contrasto con l’art. 118 della Costituzione, che disciplina l’esercizio delle funzioni amministrative, in quanto, alla luce dell’orientamento del giudice costituzionale, l’esercizio di tali funzioni da parte dello Stato può ritenersi legittimo solo in quanto si assicuri “la partecipazione dei livelli di governo coinvolti attraverso strumenti di leale collaborazione o, comunque, (attraverso) adeguati meccanismi di cooperazione per l’esercizio concreto delle funzioni amministrative allocate agli organi centrali” (Corte Cost., sent. n. 6 del 2004; v. anche sent. n. 303 del 2003 e sent. n. 383 del 2005).

-          Considerato che in particolare l’art. 38 del decreto-legge n. 133 del 2014 solleva dubbi di legittimità in relazione alle garanzie sancite dalla Costituzione in favore degli Enti locali e delle Regioni;

-          Considerato che la Regione Puglia, nel corso degli ultimi mesi, ha impugnato la legittimità degli artt. 37 e 38 del decreto-legge n.113 del 2014 e il conseguente decreto del MISE del 25 marzo 2015 (di attuazione dell’art. 38 dello “Sblocca Italia”) davanti alla Corte Costituzionale;

-          Considerato che gli artt. 37 e 38 del decreto legge n.113 del 2014 sono stati impugnati, davanti alla Corte Costituzionale, anche dalle Regioni Abruzzo, Lombardia, Veneto, Marche e Camapnia;

-          Considerato che, i cittadini pugliesi nel passato, in numerose e partecipate manifestazioni pubbliche (Monopoli, Manfredonia, Lesina, Ostuni, Fasano, Santa Maria di Leuca, Polignano a Mare) hanno espresso la propria contrarietà allo sfruttamento petrolifero dei propri territori, ed oggi, alla luce di quanto sopra, rinnovano la propria preoccupazione, pronti a contrastare tali iniziative indesiderate;

-          Considerato che già in passato diverse Regioni che si affacciano sul Mare Adriatico (Puglia, Abruzzo, Marche, Veneto, Molise) hanno manifestato, anche con le proprie istituzioni attraverso una proposta di legge nazionale, la propria contrarietà allo sfruttamento petrolifero dei propri territori;

-          Considerato che il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha espresso, nel solo mese di giugno 2015, la compatibilità ambientale ai Programma di Lavori seguenti:

“Permesso di prospezione denominato d1 F.P -.SP, situato nel Mare Adriatico al largo delle coste di Abruzzo, Molise e Puglia, presentato dalla Società Spectrum Geo Ltd” (decreto 0000103 del 03/06/2015)

“Permessi di prospezione denominati F.R 39.NP e F.R 40.NP, situati nel Mare Adriatico al largo della costa tra Monopoli e Brindisi, presentati dalla Società Northern Petroleum (UK) Ltd” (decreto 0000104 del 08/06/2015)

“Permesso di prospezione denominato d66 F.R -.NP, situato nel Mare Adriatico al largo della costa tra Mola di Bari e Monopoli, presentato dalla Società Northern Petroleum (UK) Ltd” (decreto 0000105 del 08/06/2015)

“Permesso di prospezione denominato d61 F.R -.NP, situato nel Mare Adriatico al largo della costa tra Mola di Bari e Brindisi, presentato dalla Società Northern Petroleum (UK) Ltd” (decreto 0000106 del 08/06/2015)

“Permesso di prospezione denominato d65 F.R -.NP, situato nel Mare Adriatico al largo della costa tra Mola di Bari e Brindisi, presentato dalla Società Northern Petroleum (UK) Ltd” (decreto 0000107 del 10/06/2015)

“Permesso di prospezione denominato d60 F.R -.NP, situato nel Mare Adriatico al largo della costa tra Mola di Bari e Brindisi, presentato dalla Società Northern Petroleum (UK) Ltd” (decreto 0000109 del 11/06/2015)

“Permesso di prospezione denominato d2 F.P -.PG, situato nel Mare Adriatico al largo dell’intera costa pugliese, presentato dalla Società Petroleum Geo – Service Asia Pacific” (decreto 0000120 del 12/06/2015)

“Permesso di prospezione denominato d149 D.R -.NP, situato nel Mare Adriatico al largo della costa tra Mola di Bari e Brindisi, presentato dalla Società Northern Petroleum (UK) Ltd” (decreto 0000121 del 12/06/2015)

“Permesso di prospezione denominato d79 F.R -.EN, situato nel Mar Ionio Settentrionale, presentato dalla Società Enel Longanesi Developments s.r.l.” (decreto 0000122 del 12/06/2015)

-      considerato che diverse altre istanze di VIA legate alle prospezioni petrolifere, che interessano il territorio e i mari antistanti la costa pugliese, sono in fase di valutazione da parte del Ministero dell’Ambiente e del Ministero dello Sviluppo Economico;

-         acquisiti i pareri di legittimità del presente atto, i pareri di regolarità tecnica e contabile, di cui all’art. 49 del D. L. vo n. 267/2000, resi favorevoli;
            con voti unanimi e palesi,

DELIBERA
-       Di sollecitare il Presidente della Giunta Regionale di Puglia e, di concerto le Province e le Città Metropolitane competenti per territorio, ad impugnare innanzi al TAR, tutti i decreti di compatibilità ambientale rilasciati dal MATTM per le attività di prospezione petrolifera al largo delle coste pugliesi, nonché a promuovere ogni altra azione utile volta a scongiurare la possibilità che i relativi procedimenti amministrativi in corso si concludano con esito positivo;

-          Di sollecitare il Presidente della Giunta Regionale di Puglia ad impugnare davanti alla Corte Costituzionale ogni altro atto conseguente alla L.11 novembre 2014, n.164, ritenuto lesivi dei diritti costituzionalmente garantiti agli Enti Locali;

-          Di sollecitare il Presidente della Giunta Regionale a promuovere un intervento legislativo del Parlamento nazionale di modifica del decreto “Sblocca Italia” e a favore di una politica energetica nazionale che non contempli le trivellazioni petrolifere fra le proprie attività strategiche, coinvolgendo le altre Regioni;

-          Di sollecitare il Presidente della Giunta Regionale a promuovere, coinvolgendo le altre Regioni, una consultazione transfrontaliera per promuovere l’uso non conflittuale dei mari comuni a diversi Paesi;

-          Di sollecitare il Presidente della Giunta Regionale a promuovere, a causa della assoluta urgenza determinata dall’accelerazione di una serie di procedure di VIA che renderebbero tardivi i rimedi legislativi e transfrontalieri citati, processi di consultazione della volontà popolare, quali i referendum abrogativi, coinvolgendo altre Regioni;

-          La propria assoluta e totale contrarietà a politiche energetiche basate sulle attività di prospezione, ricerca ed estrazione degli idrocarburi liquidi e gassosi;

-          Di inviare copia della presente delibera del Consiglio Comunale al sig. Presidente della Giunta Regionale di Puglia per gli atti conseguenti;

-          Di dichiarare il presente atto immediatamente eseguibile ai sensi dell’ex art. 134 – comma 4, del D.L. vo 267/2000.




foto di Graziana De Napoli
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