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domenica 20 settembre 2015

REFERENDUM NOTRIV: È SOLO L'INIZIO


COMUNICATO STAMPA DELL'ASSEMBLEA DELLA MOBILITAZIONE INTERREGIONALE #18S_NOTRIV - Bari, Fiera del Levante, 18 settembre 2015


Il 18 settembre 2015 in concomitanza con la Conferenza delle Regioni del Sud sul tema delle trivellazioni, a cui hanno partecipato i Presidenti di Regione Puglia, Basilicata, Calabria, Marche, Molise e Abruzzo presso la Fiera del Levante di Bari, si è svolta fuori dalla stessa Fiera la manifestazione interregionale  #18S_NOTRIV, promossa da comitati e associazioni notriv che, nei giorni precedenti, in vista dell’evento, avevano sottoscritto una piattaforma comune.

Al presidio, che sin dalla mattina Prefetto e forze dell’ordine avevano tentato di tenere relegato su un marciapiede lontano dall'ingresso della Fiera, hanno preso parte circa 300 esponenti di realtà provenienti da Puglia, Basilicata e Calabria.
Nonostante l’implacabile calura, la manifestazione, vivace e colorata che ha visto la partecipazione di un simpaticissimo “servizio d’ordine” di clown army, si è spostata, con striscioni, bandiere, altoparlanti, verso l’ingresso della Fiera, ignara dello schieramento in assetto offensivo della polizia.

Mantenendo una costante attività di trattativa, la manifestazione ha insistito per poter delegare almeno due portavoce per ognuna delle regioni presenti, riuscendo alla fine però ad esprimerne tre, ottenendo in questo modo un canale di rappresentanza diretto del presidio.

I delegati di Puglia, Basilicata e Calabria hanno partecipato, assieme a Carmela La Padula, referente del Coordinamento Nazionale NoTriv, al vertice e alla successiva conferenza stampa. Hanno preso la parola davanti a tutti i delegati delle associazioni - Greenpeace, WWF, Legambiente - e comitati pugliesi già presenti in sala, e alla stampa locale e nazionale, spiegando le ragioni del presidio.

L’obiettivo che ci si era posti è stato raggiunto, ovvero consegnare alle istituzioni presenti i documenti redatti dalle realtà territoriali delle varie regioni presenti e non: la piattaforma della manifestazione, sottoscritta da 64 realtà; le richieste del Coordinamento NoTriv Terra di Bari, già protocollate presso la Regione Puglia il 25 agosto scorso; gli appelli del Coordinamento NoTriv Basilicata e del Comitato popolare NoTriv Licata.

Al termine del presidio e dell'incontro con i Presidenti di Regione, si è tenuto all’esterno della Fiera del Levante un momento organizzativo e di riflessione che ha permesso di arrivare ad alcune conclusioni e proposte.

Tutti i partecipanti hanno valutato positivamente il fatto che 9 regioni (ad oggi siamo già a 12 e la Basilicata ha già deliberato) abbiano finalmente calendarizzato, a seguito delle tante mobilitazioni sviluppatesi sul territorio nazionale, la votazione nei rispettivi consigli regionali delle delibere per la richiesta di consultazione referendaria per abrogare l’art.35 del "Decreto Sviluppo" e alcune parti dell’art.38 dello “Sblocca Italia”. Sottolineando, però, la preoccupazione per la posizione del Presidente della Regione Calabria che, avendo stabilito il proprio Consiglio Regionale in data 28 settembre e, nonostante l'apertura durante la conferenza ad anticipare lo stesso, sembra non aver compreso appieno i tempi e le prassi procedurali.
Ora più che mai quindi, si evidenzia la necessità di mantenere alta l’attenzione lanciando presidi fuori dai consigli regionali, calendarizzati e non, per blindare politicamente la delibera.

Si è inoltre convenuti sul fatto che la nostra azione politica non possa e non debba in nessun caso appiattirsi sui referendum, ma che si debba continuare con determinazione ad allargare e a rafforzare una rete interregionale inclusiva, che sappia ancor più radicare il riconoscimento sul territorio delle assemblee aperte e costruite dal basso, quali luoghi di confronto e di decisione strategica, in grado di rilanciare  e connettere le innumerevoli vertenze territoriali.

Infatti, la stessa piattaforma della manifestazione non rivendicava solo la necessità dei referendum e delle consultazioni transfrontaliere con gli altri Paesi del Mediterraneo, ma constava anche di altri punti fondamentali: la tutela e la valorizzazione dell’acqua, dell’agricoltura, della pesca, del turismo, e della salute delle popolazioni, iniziando dai controlli sulle acque dell’invaso del  Pertusillo; il blocco dell’ampliamento della raffineria dell’Eni di Taranto in cui viene stoccato il greggio di Tempa Rossa; la presenza delle cosiddette “navi dei veleni” nell'area ionica calabrese.

Un'altra considerazione va fatta, invece, sul tentativo da parte dei Presidenti di Regione di purificare questa importante calendarizzazione di ogni legittimità politica e di ogni significato oppositivo nei confronti dell'attuale Governo Renzi, di fatto il titolare dell'ansia distruttrice e di accreditamento lobbistico, svelata attraverso le varie autorizzazioni a procedere con le attività di ricerca e prospezione. Ci sembra, infatti, ipocrita e strumentale l’atteggiamento di chi riconosce il problema, si impegna per arginarlo ma non individua i responsabili di questa scelta anacronistica e priva di ogni rispetto dei territori, delle loro peculiarità e dei loro diritti a scegliere il modello più congeniale di sviluppo.

Il risultato politico della giornata del 18 Settembre alla Fiera del Levante è di certo di rilevante spessore, foriero di possibili cambiamenti non solo nelle strategie di comunicazione mediatica, ma riguardanti il riconoscimento oggettivo dell’azione propositiva dei movimenti, che sul terreno dei beni comuni hanno saputo aprire nel nostro Paese, nell'ultimo decennio, uno spazio di ricomposizione sociale ineludibile che in questo momento deve sapersi dotare di una capacità programmatica matura in grado di indicare una concreta prospettiva di transizione a modelli cooperativi e decentrati di produzione e di gestione dell’energia necessaria da rinnovabile pulito.

Si tratta di una sfida di alto profilo, che non ha nulla a che vedere con le valutazioni di merito (che pur devono essere approfondite e mai abbandonate!) degli opportunismi, delle ipocrisie politiciste, tipiche dei voltagabbana carrieristi di partito.
A Bari è venuto a compimento un fatto di portata storica nel nostro Paese. Non dobbiamo sottovalutare che ciò accade in un contesto di cortocircuito tra decisionalità e decisionismo; tra crisi e liberismo; tra cancellazione delle prerogative costituzionali e centralizzazione autoritaria dei poteri statali nelle mani di uno spregiudicato esecutivo.
Dovremo decidere quale piattaforma e quali strategie adottare, considerando che non ci troviamo certo a dover affrontare, nei prossimi mesi e nei prossimi anni a venire, questioni di tipo “soltanto” ambientale.

Dopo il 30 settembre quindi, al netto delle delibere e del deposito dei quesiti referendari da parte delle rispettive Regioni, le varie realtà e associazioni e singoli che sostengono e hanno sostenuto la proposta referendaria del Coordinamento Nazionale No Triv, si sono autoconvocate, in data e luogo da stabilirsi, in un’assemblea interregionale. Anzitutto, per valutare quanto accaduto, i possibili tentativi di “aggiramento” sempre in agguato da parte di una  compagine  politica adusa al rovescio ed ai doppiogiochismi; nonché per approntare e rafforzare un percorso a medio e lungo periodo congiunto e partecipato.
Si è pensato ad un luogo che sia contemporaneamente il più baricentrico possibile e, soprattutto, emblematico degli attuali sviluppi della vicenda estrattiva.


assemblea mobilitazione #18S_NOTRIV



foto di Felisiano Bruni
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lunedì 6 ottobre 2014

INSOSTENIBILE, INCOMPATIBILE, NON DISCUSSO… E ANCHE INCOSTITUZIONALE!

Le contraddizioni del decreto “Sblocca Italia”, che rischia di sancire la nuova via italiana al petrolio



Lo spiaggiamento di un capodoglio, avvenuto a Polignano a Mare lo scorso 29 settembre, è l’ennesima dimostrazione dell’incompatibilità esistente tra trivellazioni petrolifere e sviluppo di un’economia sana ed ecosostenibile.
Molti studi scientifici parlano espressamente di un collegamento esistente fra gli spiaggiamenti di capodogli e tartarughe e le prospezioni petrolifere effettuate tramite air-gun, con successivi danni ambientali, ricadute d’immagine per i territori e costi sociali per la rimozione delle carcasse, che finiscono per ricadere sulle tasche della collettività.
Ritenere che le amministrazioni regionali non debbano aver nessun peso sulla determinazione di questo tipo di scelte, è un palese controsenso. Da anni i territori chiedono un tavolo aperto per discutere delle scelte energetiche del Paese, con una visione chiara e nel rispetto del ruolo di ognuno.
L’accelerazione che il Governo sta imponendo sulla conversione in legge del Decreto “Sblocca Italia”, con particolare riferimento agli artt. 36, 37 e 38, è tuttavia l’evidente dimostrazione di non volere alcuna interlocuzione con i territori.
In esso, oltre alla drastica e riduttiva semplificazione delle procedure per l’ottenimento delle autorizzazioni per prospezioni e trivellazioni petrolifere, è previsto il totale esautoramento di ogni potere concorrente delle Regioni, sacrificando gli artt. 117 e 118 della Costituzione all’altare di una nuova “era del petrolio”.
La definizione di un’ “Intesa” con le Regioni è un elemento fondamentale, sancito dalla Costituzione e a più riprese riconosciuto da diverse sentenze della Corte Costituzionale, e tuttora vigente data la non ancora intervenuta modifica del Titolo V della Costituzione.
A maggior ragione, questo vale per i procedimenti riconosciuti dallo Stato come “strategici”, fermo restando che, all’improvviso, non tutte le attività di produzione di energia possano diventarlo per decreto.
A fronte di questo attacco, riteniamo valido ma chiaramente insufficiente il documento approvato dalla Conferenza delle Regioni il 19 settembre 2014, teso a una pur attenta “revisione” degli articoli relativi agli idrocarburi.
Chiediamo con forza, alla Regione Puglia di approvare un nuovo o.d.g. con il quale venga sancito l’impegno al ricorso alla Corte Costituzionale in via principale in caso di mancata revisione degli articoli sulle trivellazioni petrolifere che non rispettano i principi costituzionali, alla stregua di quanto fatto dai Consigli regionali di Basilicata e Abruzzo.
Chiediamo con forza, alla Regione Puglia di farsi promotrice di tale istanza verso le altre regioni e verso la Conferenza stessa, riavviando il percorso che aveva portato cinque consigli regionali (Puglia, Veneto, Abruzzo, Molise e Marche) ad approvare una proposta di legge alle Camere riguardante il “divieto di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi”.
Chiediamo con forza, ai parlamentari pugliesi e ai rappresentanti tutti della Commissione Ambiente di non essere responsabili dell’avvallo a un atto legislativo che, in maniera manifesta, non rispetti i principi della Carta Costituzionale, rendendo “strategiche” tutte le attività energetiche fatta eccezione per quelle rivenienti da fonti rinnovabili.




Comitato No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili 
Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi
Brindisi Bene Comune
Comitato Balneari Puglia
Comitato No al Carbone Brindisi
Comitato per la Tutela del Mare del Gargano 
Comitato Tutela Porto Miggiano 
Contramianto e altri rischi onlus
Coordinamento Naz. No Triv
Coordinamento No Triv - Terra di Bari
Garganistan
Gruppo Archeologico Garganico Silvio Ferri 
Legambiente Puglia
Movimento Stop Tempa Rossa Taranto
PeaceLink
 Rete No Triv Gargano
Salviamo il Paesaggio - Terra di Bari
Wwf  Puglia 
(PUGLIA)
Comitato Med No Triv
Comitato No Scorie Trisaia 
Ola - Organizzazione lucana ambientalista
(BASILICATA)
Comitato No al Petrolio nel Vallo di Diano 
(CAMPANIA)
Associazione culturale Sciami 
Comitato No Triv Sicilia
(SICILIA)



foto di Felisiano Bruni - RumoreCollettivo
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