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martedì 23 febbraio 2016

PERCHÉ VOTARE “SÌ” AL REFERENDUM NOTRIV DEL 17 APRILE 2016


Alcuni punti per spiegare perché votare "sì" al referendum contro le trivelle che verrà celebrato il 17 aprile 2016





PERCHÉ VOTARE “SÌ” AL REFERENDUM NO TRIV DEL 17 APRILE 2016


1) CON I QUESITI REFERENDARI ABBIAMO GIÀ OTTENUTO RISULTATI IMPORTANTI. ADESSO FACCIAMO UN ALTRO PASSO IN AVANTI!

L’esecutivo del Governo Renzi per mesi ha portato avanti una strategia per impedire che si giungesse a questo importante appuntamento referendario. Determinato a scongiurare la possibilità che i cittadini potessero esprimersi sulle scelte politiche in materia energetica, mettendole in discussione, ha utilizzato qualunque mezzo: lecito e non, amministrativo e di mera propaganda. 

In quest’ottica vanno letti:

  n  il ricorso alla legge di Stabilità del 2016 per eludere principi e prassi decisorie del cosiddetto “Sblocca Italia”: scompaiono “per magia”, grazie ad un semplice emendamento, i principi di «strategicità, indifferibilità, urgenza, pubblica utilità», ovvero l’anima stessa del decreto legge convertito nella Legge n. 164/2014;

  n  la titolarità all’esproprio ancor prima dell’esito delle attività di prospezione e ricerca, così come la facoltà di assoggettare quote considerevoli di territorio per costruire infrastrutture funzionali agli impianti e alle attività di trasformazione e trasporto degli idrocarburi al di fuori delle aree di concessione;

  n  la Conferenza dei Servizi che viene di fatto svuotata di ogni potere. Alle Regioni e agli Enti Locali viene negata la possibilità di raggiungere un’intesa “forte” con il Governo che, in caso di situazioni di disaccordo, può decidere senza ulteriore trattativa di ogni istanza di ricerca, permesso di estrazione o messa in opera di infrastrutture;

  n  la cancellazione del Piano delle Aree, che determina le zone in cui le compagnie petrolifere possono avanzare richieste o meno, lasciando alle multinazionali la facoltà non solo di continuare ad avanzare richieste di permessi e concessioni in modo selvaggio e senza criteri condivisi da Enti locali e territori, ma addirittura concedendo loro la facoltà di avvalersi di un doppio regime legislativo per l’ottenimento dei titoli.

Attualmente dei sei quesiti referendari, inizialmente presentati, tutti quanti ammessi nel novembre del 2015 dalla Corte di Cassazione, n’è rimasto soltanto uno. L’unico sul quale la Corte Costituzionale, proprio a seguito degli emendamenti alla legge di Stabilità che ricalcano tre dei quesiti proposti, ha dovuto e potuto esprimersi in maniera favorevole.
Ne rimangono, però, elusi altri due che sono stati impugnati per “conflitto di attribuzione” da sei delle dieci Regioni che avevano depositato i quesiti nel settembre 2015 e sui quali si attende il provvedimento di ammissibilità il prossimo 9 marzo.

2) LE CONDIZIONI PER DARE UNA SPINTA CONTRO IL FOSSILE SONO FAVOREVOLI

Ci sono persone chi vivono e lavorano a ridosso di centri oli, raffinerie, hub portuali, pozzi petroliferi, centri e/o pozzi di stoccaggio di petrolio e gas. Ci sono persone che vivono avendo sotto i piedi oleodotti e gasdotti. Ci sono persone che bevono e coltivano la terra con acque provenienti da falde inquinate da centinaia di sostanze chimiche, metalli pesanti e idrocarburi.

Tutti coloro che ormai da anni avvertono sulla propria pelle il peso del condizionamento delle scelte economiche imposte dall’alto e tutti coloro - i lavoratori del settore della pesca e turistico/alberghiero - che potrebbero subirlo, oggi non si stanno ponendo il dubbio SE appoggiare o meno il referendum, ma piuttosto COME continuare ad accumulare forza sociale e politica per voltare pagina, per chiudere con leucemie, tumori, avvelenamento di acqua, aria, suolo e cibo, per andare finalmente oltre il modello energetico fondato sulle fonti fossili.

Negli ultimi mesi, la combinazione tra la campagna planetaria di pressione esercita dal basso nei confronti dei lavori della Conferenza Internazionale sul Clima a Parigi (COP 21) e la sensibilizzazione avuta con la lettera enciclica di Papa Francesco “Laudato sì” ha fatto da detonatore alle lotte territoriali contro le grandi opere.

Ci troviamo inoltre in un contesto internazionale di una forte accelerazione dell’iniziativa bellica, di repentino cambiamento degli assetti geopolitici ma d’altra parte anche di costante tendenza al ribasso storico del costo unitario di produzione del barile.

3) IL VOTO DEL 17 APRILE FAVORISCE UNA GRANDE COALIZIONE SOCIALE PER ATTUARE UNA TRANSIZIONE ENERGETICA VERSO LE RINNOVABILI PULITE

Il voto del 17 Aprile è primariamente, a tutti gli effetti, un voto politico.

Al di là della specificità del quesito, residuo di trabocchetti e scossoni, il referendum è l’UNICO STRUMENTO di cui i movimenti che lottano da anni per i beni comuni, per l’affermazione e conquista di maggiori diritti e per l’autodeterminazione dei territori possono al momento disporre per esprimersi in merito alla Strategia Energetica Nazionale che, da Monti a Renzi, resta l’emblema dell’offesa ai territori, alle loro prerogative, alla stessa Costituzione Italiana.

Lo sanno bene tutti i comitati e le associazioni che lottano contro le piattaforme in mare, la Tap, le centinaia di chilometri di tubi delle reti di gas su faglie sismiche, le centrali e i pozzi di stoccaggio che provocano sismicità indotta. Lo sanno le reti per l’opzione Combustione Rifiuti Zero. Lo sanno bene anche i produttori ortofrutticoli e gli allevatori.
Alle centinaia di associazioni a carattere nazionale si sono aggiunti i comitati NoTav della Val di Susa, il Forum Nazionale per l’Acqua Pubblica, la Confederazione Cobas, la Fiom e non di è certo in virtù di una squallida operazione di sommatoria aritmetica delle piccole convenienze locali.

Chi conosce gli equilibri sociali, politici, culturali ed economici e gestisce - tra l’altro senza mandato elettorale! -le sorti di circa 60 milioni di italiani sa bene che il referendum - questo referendum! - rappresenta una porta stretta attraverso cui solo uno potrà passare: o vinceranno la furbizia, il gioco sporco che il governo Renzi conduce con estrema arroganza in nome della TTIP, delle lobby finanziarie, degli inceneritori e del petrolio; o vinceranno le ragioni di chi chiede diritti, dignità, rispetto dei territori e della salute, affermazione del valore d’uso attraverso l’esercizio diffuso, decentrato e dal basso di più democrazia.

Non abbiamo scelto noi il quesito su cui far convergere, in questa delicata fase di transizione autoritaria e centralizzatrice dei poteri, l’intelligenza e la potenza delle reti del conflitto e della proposta per quello che fino a pochi anni fa si definiva comunemente “un altro mondo è possibile!”. Abbiamo, però, nelle nostre mani uno strumento da poter utilizzare, una tabella che indica con chiarezza il percorso praticabile.

Siamo consapevoli che ci attende un percorso duro e pieno di ostacoli, ma dobbiamo essere fieri di quanto siamo riusciti a fare e ottenere sino a questo momento, senza smettere però di essere ambiziosi!
Portare al voto 26 milioni di italiane/i - tanti ne occorrono per il quorum! -, sapendo che i sondaggi danno il SÌ al 40% (previsioni che non erano state date nemmeno per lo scorso referendum su Acqua Pubblica e Nucleare!), deve voler dire avere la capacità di sintonizzarsi fraternamente, solidarizzare, crescere concentrandosi sull’obiettivo. Deve voler dire mettere a disposizione non un freddo dispositivo di propaganda, ma attivare un sentire comune, attivare saperi e progettualità essenziali per la sfida della transizione.

La transizione alle rinnovabili pulite non può essere una delega in bianco alla miglior convenienza delle lobbie energetiche. È anzitutto controllo consapevole esercitato dal basso, attraverso forme di condivisione e formazione/autoformazione costante. È espropriazione del monopolio alienato della scienza e pratica della soddisfazione a misura di bisogni collettivi individuati.


4) LA SPINTA REFERENDARIA COSTRINGE MOLTE COMPAGNIE A FARE RETROMARCIA

Soltanto fino a poche settimane fa sarebbe stato un azzardo immaginare che, dopo la pioggia di richieste di permessi arrivati, alcune compagnie potessero abbandonare il campo.

La spinta referendaria, letta come recepimento formale di una pressione crescente delle lotte sviluppatisi all’interno del Paese, ha creato, contrariamente alla volontà dell’esecutivo centrale, un quadro di forte incertezza normativa.

È un fatto non di poco conto che il Governo sia stato costretto ad emanare un apposito decreto di azzeramento per il permesso “Ombrina mare due” della Rockhopper nel Mare Adriatico, una delle più discusse e controverse concessioni in mare e che, nonostante le ripetute mobilitazioni di massa, i ricorsi e le leggi regionali, sembrava ineluttabilmente in fase di avvio operativo. Inoltre, alcune compagnie petrolifere hanno rinunciato alle proprie istanze di permesso di ricerca: Petroceltic per l’assurdo permesso di ricerca conferito di fronte alle isole Tremiti; Appennine Energy nel Mar Jonio; Shell abbandona i giacimenti nel golfo di Taranto, inviando al Ministero dello Sviluppo Economico la lettera con cui rinuncia al permesso di cercare idrocarburi nel mare fra Puglia, Basilicata e Calabria aventi per oggetto le due istanze d7482fr-sh e d7482fr-sh.

5) I TERRITORI CONTINUANO A CONTARE

In pochi mesi il processo messo in atto dalla strategia referendaria ha consentito di ottenere un vero e proprio capovolgimento dell’impianto centralizzatore e decisionista del famigerato “Sblocca Italia”: il recupero delle competenze regionali nelle procedure di Via.

Un fatto assolutamente importante, ad esempio, per il progetto di ampliamento di “Tempa Rossa” che vede coinvolte due regioni: il petrolio e il gas estratti e stoccati in Basilicata verranno poi lavorati nella raffineria Eni di Taranto. Grazie all’assorbimento dei quesiti referendari negli emendamenti alla Legge di Stabilità, la giunta regionale pugliese potrà nuovamente disporre di  poteri e competenze in merito e, soprattutto, i cittadini e i movimenti potranno tornare a contare e decidere avendo nuovamente un interlocutore istituzionale, sul quale esercitare il proprio peso politico.

Come successo per le mobilitazioni per sollecitare le amministrazioni comunali a deliberare per chiedere ai rispettivi presidenti di giunta regionale l’impugnazione dell’art. 38 dello Sblocca Italia, il referendum agisce da esplicito catalizzatore motivazionale all’azione deliberante di giunte e consigli comunali contro numerose richieste di permessi, come sta accadendo in diversi comuni campani e lucani in questi giorni, dove sono gli stessi sindaci a convocare esponenti di comitati No Triv e movimenti a loro sostegno.

6) RENZI TEME LA DEBACLE PER LE “SUE” RIFORME ISTITUZIONALI

Abbiamo poco tempo per riuscire ad incidere in modo adeguato ed efficace. Il Governo teme così tanto questo referendum da aver scelto la prima domenica utile per legge perché venga celebrato, costringendoci ad organizzare in tempi contingentati una campagna referendaria degna di questo nome. Ha deciso deliberatamente di sacrificare senza batter ciglio l’equivalente dell’ammontare annuale delle royalties - non meno di 350 milioni di Euro! - pur di evitare l’Election Day, fortemente richiesto dai movimenti.

Il presidente del Consiglio non intende in alcun che la strada verso il referendum confermativo istituzionale, stabilito ad Ottobre 2016, che ha per oggetto la revisione del Titolo V della Costituzione, di cui lo “Sblocca Italia” è una sostanziale anticipazione, possa essere ostacolata da altri fenomeni di grande catalizzazione del dissenso.

Lo stesso Renzi ha più volte dichiarato che in caso di sconfitta del “suo” referendum istituzionale abbandonerebbe il ruolo attuale e la stessa politica. Diamo quindi una mano al campione del decisionismo neoliberista a lasciare campo libero ad una grande coalizione per il bene comune!

Il quadro è certamente complesso e dinamico. Gli elettori hanno voglia e necessità, dopo anni di lotte, di potersi esprimere non solo nel merito dei quesiti ammessi, ma dell’intera Strategia Energetica Nazionale.

Il referendum del 17 Aprile rappresenta in realtà un potente momento di accumulo positivo di energie sociali, saperi, creatività, veloce incremento di relazioni operative tra reti consolidate. Raggiungere il quorum in tempi così brevi e sapendo coinvolgere vittoriosamente 26 milioni di cittadine/ italiane/i, significherebbe saper guidare dal basso un intero processo di trasformazione sociale e politica di un Paese ammuffito e intristito da una crisi asfittica, con effetti trascinanti anche per le lotte di altri Paesi europei.








mercoledì 10 febbraio 2016

Petroceltic rinuncia alle istanze di ricerca al largo delle Tremiti

È notizia di qualche ora fa la rinuncia da parte di Petroceltic alle istanze di ricerca al largo delle Isole Tremiti.
Per quanto ovviamente sollevati, dobbiamo ammettere che un epilogo del genere era nell'aria.

Le concessioni rilasciate, nonostante gli emendamenti alla legge di Stabilità del 2016 che riprendevano il quesito referendario che vieta tali concessioni entro le 12 miglia, e il fatto che Petroceltic risultasse, come emerso da diverse interrogazioni parlamentari, una scatola vuota, senza nemmeno i fondi necessari a garantire le minime misure di sicurezza in eventuali operazioni di trivellazione puzzavano non poco.

Non vorremmo che l'affair "Petroceltic" fosse invece un diversivo: da un lato atto a indebolire la propulsione dell'ormai prossimo referendum; dall'altro ad aprire ad una trattativa al ribasso su Tempa Rossa, su cui il presidente Emiliano, rispetto alle pesanti ricadute che il progetto di Total, Shell, Eni e Mitsui avrebbe su Taranto, tace gravemente.

Ad ogni modo, continueremo a costruire percorsi di partecipazione verso la vittoria del referendum, costruiremo reti con tutti i movimenti ambientalisti e notriv lucani e pugliesi per chiudere definitivamente Tempa Rossa.

Coordinamento NoTriv-Terra di Bari
Movimento Stop Tempa Rossa




La concessione della Petroceltic al largo delle Tremiti sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, ad oggi, risulta ancora vigente. Auspichiamo che scompaia nelle prossime ore.



venerdì 15 gennaio 2016

GOVERNATORE EMILIANO, NON PERMETTERE IN PUGLIA "FIGLI E FIGLIASTRI".


Essere fermamente contrari alle trivellazioni vuol dire anche opporsi ad un piano di devastazione di un ambiente già ampiamente sfruttato e oramai al collasso. Non servono dichiarazioni sensazionalistiche, come «scateneremo l'inferno», ma posizioni nette, coerenti e concrete.
__


Comunicato Stampa congiunto del 14.01.2016 rivolto al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano in merito al progetto Tempa Rossa. 





«Trivellare il nostro mare è una vergogna e una follia», ha dichiarato il Presidente Michele Emiliano riferendosi ai permessi di ricerca rilasciati dal Governo Renzi nell'Adriatico di fronte alle Tremiti.

È altrettanto vergognoso e folle lasciare che la popolazione lucana subisca ulteriori trivellazioni, con le relative gravissime conseguenze, e che tali attività petrolifere ricadano anche sulla salute dei cittadini di Taranto, dove il greggio estratto dalla Val d’Agri viene raffinato.

È vergognoso permettere al Ministero dello Sviluppo Economico di realizzare il progetto ‘Tempa Rossa’ che prevede la movimentazione di 2,7 milioni di tonnellate annue di petrolio dalla Valle del Sauro, in Basilicata, fino a Taranto. E che comporterà per la città di Taranto un aumento di emissioni diffuse e fuggitive in atmosfera e di idrocarburi pericolosi per la salute, come confermato dalla stessa Arpa Puglia.

Il progetto prevede inoltre un consistente traffico di petroliere nel Mar Grande, nel golfo di Taranto, mettendo a rischio l’ecosistema marino. Il rapporto Ispra del 2011 sugli sversamenti di prodotti petroliferi stabilisce infatti che i porti più inquinati sono quelli con il maggior traffico di petroliere.

Per tali ragioni, chiediamo al presidente Emiliano di esprimersi in maniera chiara e inequivocabile in merito a tale autorizzazione, facendosi portavoce delle istanze del territorio tarantino e pugliese. 




Movimento Stop Tempa Rossa 
Legamjonici Coordinameno 
No Triv –Terra di Bari 
Comitato No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili 
Cobas scuola Potenza
Il Forum per la tutela della legalità e del territorio - Comitato No centrale Mercure
Laboratorio per Viggiano
No Triv Grassano
Comitato per la Tutela del Mare del Gargano 
Comitato No Trivelle Capo di Leuca 
Rete No Triv Gargano 
A.B.A.P. Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi 
Comitato Tutela Porto Miggiano 
Movimento ambientalista di tutela del Gargano Gargano libero 
Capitanata in rete
Gruppo Archeologico Garganico Silvio Ferri
No Triv Taranto 
No Triv Trani



lunedì 11 gennaio 2016

Il grande inganno del governo

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO dell'11.01.2016
Sulle trivellazioni petrolifere la Regione Puglia difenda la propria dignità e il proprio ruolo



Il nuovo anno ha portato in dono ai pugliesi un nuovo permesso di ricerca petrolifera: quello noto convenzionalmente come B.R274.ELrilasciato alla Petroceltic Italia srl al largo delle coste del Gargano, per la durata di sei anni, che si aggiunge agli altri undici già rilasciati a partire da giugno scorso, ma non ancora attivati dal MISE. Altro che smobilitazione petrolifera.
Il permesso, che ha il grande sapore della beffa, è stato rilasciato dal MISE e pubblicato sul BUIG del 31 dicembre 2015, il giorno prima dell’entrata in vigore della Legge di Stabilità che, di fatto, ne avrebbe determinato il preavviso di rigetto e la successiva riperimetrazione (in quanto, pur di poco, parzialmente interferente con la linea delle 12 miglia marine dalla costa).
È questo uno degli atti che dimostra come il restyling normativo sul tema degli idrocarburi, previsto dal Governo nella Legge di Stabilità sia l’ennesima presa in giro a danno dei territori, questa volta con l’intenzione di eludere i referendum.
A questa conclusione è giunta anche la Corte di Cassazione che, con un’ordinanza emessa l’8 gennaioha riammesso il referendum sul mare (quello sulle dodici miglia marine) chiarendo che l’emendamento introdotto dal Governo non soddisfa la proposta referendaria ma, anzi, tende a raggirarla. Alcuni permessi di ricerca, infatti, verrebbero “congelati” nelle stanze del Ministero, in attesa di tempi migliori e di una nuova svolta normativa (che il Governo spera possa esservi in autunno prossimo, con il referendum costituzionale che dovrebbe riconsegnare la potestà energetica nelle mani del Governo).
Per altri due quesiti (durata dei permessi e Piano delle Aree) le Regioni promotrici del referendum stanno sollevando il conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale nei confronti del Parlamento. Nel caso in cui la Corte Costituzionale riconoscesse il tentativo di elusione, verrebbero annullate le modifiche parlamentari su quei due argomenti e si potrebbe celebrare il referendum su tre quesiti.
Tutti elementi a conferma di una trappola ben studiata da parte del Governo, ordita alle spalle dei territori e finanche dei Consigli Regionali che, su pressione dei movimenti notriv e di duecento associazioni ambientaliste e non, avevano promosso il referendum, il cui spirito viene completamente tradito.
La Puglia, attraversata da una serie di scempi ambientali, ha visto i suoi cittadini diventare in questi anni protagonisti della richiesta di cambiamento che, sul tema delle trivellazioni petrolifere, ha portato a grandi manifestazioni di piazza, assemblee permanenti e a una deliberazione del consiglio regionale all’unanimità a pieno sostegno dei quesiti referendari.
Ecco perché, mai come in questo momento in cui le avances del Governo si fanno sottili e ambigue, è quanto mai necessario un cambio di passo sostanziale, che restituisca dignità all’ente regionale e dimostri ai pugliesi la volontà di essere protagonisti di un percorso reale di ridiscussione delle politiche energetiche, fatto senza pregiudizi ma anche senza costrizioni.
La Regione Puglia ha dato procura per promuovere il conflitto di attribuzione. Un atto importante, cui devono seguirne altri, tesi a rafforzare il peso reale dei territori e a prendere adeguate precauzioni contro gli attacchi perpetrati a due passi da casa nostra.
Chiediamo al Presidente Emiliano e al Consiglio Regionale una serie di atti urgenti e indifferibili:
  • di diffidare formalmente il Ministero dello Sviluppo Economico a provvedere all’immediata emanazione e alla conseguente pubblicazione sul BUIG dei decreti di rigetto per i procedimenti tuttora in corso entro le dodici miglia e a dare preavviso di rigetto per quelli parzialmente interferenti (tra questi ricadono diversi permessi che riguardano la Puglia)
  • di chiedere formalmente al Ministero dello Sviluppo Economico, con riguardo al progetto “Tempa Rossa”, che le autorizzazioni rilasciate per l’ampliamento delle infrastrutture, siano riviste sulla base di una reale intesa con la Regione e non secondo procedura semplificata, così come ripristinato secondo le nuove norme della Legge di Stabilità. La regione si faccia, dunque, portavoce delle istanze del territorio in maniera forte e chiara.
  • di ricorrere al TAR contro il permesso di ricerca B.R274.EL, rilasciato alla Petroceltic Italia srl, al largo delle coste del Gargano
Se fosse rimasto qualche dubbio sulle reali intenzioni del Governo, ci poniamo questa domanda finale: cosa se ne fa Petroceltic di un permesso di ricerca se, per quelle stesse aree, secondo le nuove norme, non potrà mai avere un permesso per trivellare?

Comitato No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili
Comitato per la Tutela del Mare del Gargano
Comitato No Trivelle Capo di Leuca
Rete No Triv Gargano
A.B.A.P. Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi
Comitato Tutela Porto Miggiano
Movimento Stop Tempa Rossa
Legamjonici
Movimento ambientalista di tutela del Gargano
Gargano libero
Capitanata in rete
Gruppo Archeologico Garganico Silvio Ferri
No Triv Taranto
No Triv Trani
Garganistan
Coordinameno NoTriv –Terra di Bari

lunedì 14 settembre 2015

Aggiornamenti dalla Croazia - 14 settembre 2015

NOTIZIE PREOCCUPANTI DALLA CROAZIA, grazie agli amici di NAŠ Jadran

AVVISO IMPORTANTE!
Il Ministero dell'Economia della Croazia oggi alle 14:09 ha annunciato due nuove consultazioni pubbliche per ricerca idrocarburi nell'Adriatico sul suo sito web:
https://esavjetovanja.gov.hr/ECon/Dashboard:
> Consultazione sulle normative. INDAGINE DI INCIDENTI RILEVANTI legati a esplorazione e sfruttamento di idrocarburi off-shore
https://esavjetovanja.gov.hr/ECon/MainScreen?entityId=1982
> Consultazione sul regolamento per la creazione di un coordinamento per la sicurezza delle esplorazioni offshore per sfruttamento di idrocarburi
https://esavjetovanja.gov.hr/ECon/MainScreen?entityId=1985
I media di regime, naturalmente, non hanno detto nulla di tutto ciò!
Basta esaminare il primo regolamento, in particolare l'articolo 1, per capire che tipo di operazioni gravi e pericolose stiano mettendo in atto! Lo sappiamo tutti, ma i responsabili ci hanno assicurato così tante volte, attraverso una battente propaganda, che con queste norme non c'è "nessun motivo di preoccupazione"; "Siamo un paese intelligente, a noi non può succedere', che il progetto rispetta gli "ELEVATI STANDARD DI PROTEZIONE DELL'AMBIENTE E DELLA NATURA, in conformità con le migliori prassi a livello mondiale", che è necessario esplorare e trivellare l'Adriatico per verificare se i suoi fondali nascondano miliardi, solo dopo i CITTADINI potranno decidere se vogliono o meno lo SFRUTTAMENTO delle risorse petrolifere ed una serie di altri ripugnanti nonsense...
Sappiamo fin troppo bene quali siano le conseguenze delle pratiche petrolifere, attraverso i tanti e gravissimi incidenti avvenuti in giro per il mondo, come la contaminazione irreversibile dell'ambiente di mari ed oceani. Non passa un mese senza che nuovi incidenti accadano, e stranamente sono sempre interessate le "migliori" compagnie petrolifere del pianeta - infatti quelle che hanno i maggiori profitti sono anche quelle più in alto nelle classifiche dei peggiori inquinatori e distruttori della natura e dell'ambiente!
Il regolamento stabilisce le condizioni, le procedure, i metodi e i poteri per indagare i gravi rischi associati all'esplorazione e allo sfruttamento di idrocarburi in mare aperto, al fine di:
a) consentire una rapida implementazione delle indagini per raccogliere prove ed informazioni al fine di una valutazione adeguata di incidenti rilevanti connessi all'esplorazione e allo sfruttamento off-shore di idrocarburi,
b) garantire la comunicazione tempestiva e accurata dei risultati delle indagini per avanzare proposte per migliorare la situazione, con lo scopo di aumentare la sicurezza nell'esplorazione e nello sfruttamento di idrocarburi, per la tutela dell'ambiente e della natura in mare aperto e riducendo il rischio di incidenti futuri legati alla esplorazione e lo sfruttamento di idrocarburi in mare aperto.
Guardate questo:
Articolo 2
comma 3. E' richiesto lo studio di incidenti rilevanti connessi all'esplorazione e allo sfruttamento degli idrocarburi, con l'obiettivo primario di esplorazione e lo sfruttamento di idrocarburi off-shore, promuovendo la tutela dell'ambiente e della natura e riducendo i rischi di incidenti rilevanti futuri legati alla esplorazione e allo sfruttamento di idrocarburi in mare aperto. L'indagine viene effettuata per determinare le cause degli incidenti rilevanti connessi all'esplorazione e allo sfruttamento di idrocarburi al fine di prevenire o ridurre il rischio di reiterazione di gravi incidenti simili in futuro, e comprende la raccolta e l'analisi delle prove, la determinazione degli elementi causali e, nel caso, il back-up delle raccomandazioni.
comma 11. Tipologia di incidenti rilevanti in relazione alla struttura in mare aperto o a mezzi infrastrutturali correlati:
(A) incidente che coinvolge un'esplosione, un incendio, la perdita di controllo sui pozzi o il rilascio incontrollato di idrocarburi o di sostanze pericolose, e causa perdite di vite umane o lesioni gravi alle persone, o rischia di causare la perdita di vite umane o lesioni gravi, così come l'inquinamento e i danni su scala più ampia per l'ambiente in mare aperto e lungo la fascia costiera in seguito all'inquinamento.
(B) incidente che provoca danni rilevanti agli impianti offshore e alle infrastrutture, e causa così la perdita di vita o di lesioni gravi tra le persone, o rischia di causare la perdita di vita o di lesioni gravi, così come l'inquinamento e i danni su scala più ampia per l'ambiente in mare aperto e lungo la fascia costiera in seguito all'inquinamento.
(C) qualsiasi altro incidente che si traduca in perdita di vite umane o lesioni di cinque o più persone contemporaneamente, soggetti che si trovino sulla piattaforma in mare aperto, o in cui compare una fonte di pericolo per coloro che sono coinvolti nel lavoro in mare aperto, oltre all'inquinamento e ai danni all'ambiente su scala più grande nel campo offshore e nelle zone costiere a causa della contaminazione.
(D) l'evento che provoca o rischia di provocare notevole impatto negativo sull'ambiente in conformità con le normative di tutela ambientale derivante da incidenti di cui (A), (B) e (C).
Articolo 11
1.2. Questa sezione contiene informazioni di base per la definizione di un incidente rilevante; cosa, quando, dove e come avviene un grave incidente; e dichiara se vi siano eventuali morti, feriti, danni alle strutture off-shore, o inquinamento, ovvero conseguenze di un incidente rilevante.
(4). La Commissione verificherà tutto ciò che sarà inviato ENTRO 12 MESI DALLA DATA DELL'INCIDENTE. Se in quel momento non è possibile preparare la relazione finale, la Commissione deve fornire un resoconto intermedio.
Anche se sappiamo da molte esperienze precedenti che le osservazioni inviate alle consultazioni pubbliche, fatte salve le prescrizioni del Governo, del Ministero dell'Economia e dell'Agenzia per gli idrocarburi, segnano il progresso (più probabile nel caso di regolamenti prodotti da testi fotocopia tradotti o preparati direttamente dalle compagnie petrolifere), ci appelliamo ancora alla partecipazione di tutti i cittadini alla consultazione pubblica che ci sarà.
E' necessario rispondere bene, come un medico che lotti con la scienza per contrastare tale progetto! La scadenza per presentare osservazioni è il 14 ottobre mentre le risposte saranno pubblicate il 16 novembre 2015.
Non importa che le nostre osservazioni o quelle inviate durante la consultazione transfrontaliera dall'estero, siano state interamente o parzialmente respinte (presumibilmente "parzialmente accolte" e senza spiegazioni "accettate"), l'esperienza è stata per lo più positiva, poiché abbiamo aggiunto lavoro al lavoro, snervandoli, e quindi ritardando l'avvio del progetto.
Inoltre tale ritardo ha avuto anche alcuni sviluppi positivi, quali campagne di resistenza ed azioni da parte della popolazione, oltre a modifiche del prezzo di mercato del petrolio, per questioni internazionali.
Per loro, questa è solo una grezza e noiosa pratica amministrativa da sbrigare, e non gli importa se muoiono esseri viventi, cittadini o il nostro stesso bellissimo Mare Adriatico!
Allo stesso tempo questa è l'ennesima prova che le compagnie petrolifere e i politici corrotti non vogliono rinunciare a questo progetto pericoloso!
Grazie a Lani che ci ha inviato informazioni su questa nuova consultazione pubblica!

- Traduzione a cura del Coordinamento NoTriv - Terra di Bari -


mercoledì 26 agosto 2015

Piattaforma Manifestazione Interregionale - 18 settembre 2015 a Bari

La piattaforma della manifestazione interregionale notriv che si terrà il 18 settembre a Bari presso la Fiera del Levante, in concomitanza con la Conferenza delle Regioni del Sud dei Presidenti di Regione. 



Con il decreto “Sblocca Italia” e le nuove concessioni per le ricerche di idrocarburi, il governo Renzi sta lanciando un’offensiva terrificante contro i nostri territori: li sta trasformando in un terreno di conquista privo di qualsiasi regola per le multinazionali del petrolio, pronte a distruggere l’ambiente, rovinare la nostra salute e calpestare i nostri diritti in nome dei propri profitti.
La Puglia ad oggi è una delle regioni nel mirino dei petrolieri. Ben 9, infatti, dei 12 permessi di ricerca iscritti in Gazzetta Ufficiale e rilasciati dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio del Mare riguardano le nostre coste, dell’Adriatico e dello Ionio.
La stessa fase di prospezione, che vede l’utilizzo della tecnica denominata “Air Gun”, risulta già essere altamente impattante sull'ambiente, con danni alla flora e alla fauna marina, e assolutamente pericolosa considerando che alcuni dei siti scelti dalle multinazionali del petrolio vedono la presenza, nel fondale, di ordigni bellici della seconda guerra mondiale e del conflitto nell’ex – Jugoslavia, come dimostrato dalle mappe nautiche e della Marina Militare.
Lo scempio si abbatterebbe non solo su alcuni dei luoghi più belli e a maggiore vocazione turistica - le Isole Tremiti, Polignano a Mare, Monopoli e l’alto Salento - ma anche più fragili, come Taranto, oggetto da troppi anni di una devastazione ambientale dovuta al capitale.
La retorica, ormai stantia, è sempre la stessa: il petrolio porta ricchezza. Eppure, la distruzione della Basilicata, un territorio ricco di natura e storia, ad opera dei petrolieri, dovrebbe dimostrare più di tante chiacchiere quali siano i veri effetti delle trivellazioni.
Quando in Lucania, venti anni fa, si scoprì il petrolio, tutti i politici locali e nazionali accolsero la novità millantando un arricchimento per la popolazione e un aumento dei posti di lavoro, benefici che evidentemente non ci sono mai stati.
Dopo vent'anni, infatti, la situazione che ci troviamo di fronte è questa: la Basilicata è, secondo i dati dell’Istat, la regione più povera d’Italia con un forte tasso di emigrazione, sono infatti oltre 3.000 i giovani che ogni anni lasciano la propria terra; «Nella sola Val d'Agri, l’area in cui l’attività estrattiva è più intensa, ci sono 8 mila persone tra disoccupati e inoccupati», secondo i dati della CGIL; nell'arco di dieci anni le aziende agricole si sono dimezzate, ci dicono i dati della Confederazione Italiana Agricoltori.
Ad aggravare ulteriormente le condizioni si aggiungono i danni permanenti causati dall'inquinamento che leggiamo in un dato agghiacciante: la Basilicata ha una percentuale di morti per tumore più alta della media nazionale, stando alle fonti fornite dall'Associazione Italiana Registro Tumori.
Inoltre, secondo la Commissione Bicamerale sul Ciclo dei rifiuti, le attività di estrazione hanno prodotto oltre 400 siti contaminati.
Questi dati devono allarmare la Puglia, non solo pensando ad un futuro che non vorremmo mai vivere e contro il quale stiamo lottando, ma perché la Basilicata è già nei fatti il presente di molti pugliesi: il Pertusillo, invaso della Val D’Agri che rifornisce anche l’Acquedotto pugliese, mostra, secondo gli studi della Prof.ssa di Geologia dell'Unibas Albina Colella, una consistente presenza di idrocarburi – oltre i valori consentiti dall'Istituto della Sanità – e addirittura di metalli pesanti derivanti probabilmente dalle sostanze lubrificanti utilizzate per le trivelle.
Di fronte a questo scenario pretendiamo atti forti e concreti. I ricorsi della Regione Puglia e Regione Calabria al TAR del Lazio contro i nuovi premessi di ricerca ci sembrano solamente il minimo indispensabile che entrambe le istituzioni potessero fare. In primis, perché il ricorso non è un atto di indirizzo politico, ma semplicemente una contestazione della procedura amministrativa; in secondo luogo, perché nessuno assicura che il TAR, specialmente alla luce del decreto“Sblocca Italia”, possa esprimersi in maniera favorevole. Del resto, il caso del rigetto del ricorso sulla TAP parla chiaro.Chiediamo, pertanto, un impegno da parte dei consigli regionali - ne sono sufficienti cinque - nell’adozione di una delibera volta a indire un referendum popolare per:
  • l’abolizione dell’art. 35 del “Decreto Sviluppo”, che riguarda i procedimenti in mare entro le 12 miglia, potrebbe bloccare ben 50 nuove concessioni, tra cui le più recenti pugliesi;
  • l’abolizione degli artt. 37 e 38 dello “Sblocca Italia”, che oggi consentono di applicare le procedure semplificate e accelerate sulle infrastrutture strategiche ad una intera categoria di interventi, senza che vengano individuate le priorità e che venga chiarito il "piano delle aree", come previsto dalle leggi vigenti, e senza che si applichi la Valutazione Ambientale Strategica. L’abolizione dei suddetti articoli, inoltre, restituirebbe alle Regioni la competenza sulla Valutazione di Impatto Ambientale, mettendo fine ad un ignobile commissariamento da parte del Ministero dell’Ambiente, volto a facilitare le multinazionali del petrolio.
Purtroppo i tempi sono davvero strettissimi: la dead-line per indire un’eventuale consultazione referendaria nella primavera 2016 è il 30 settembre prossimo. Il governatore Emiliano, dopo settimane di dichiarazioni in cui si esprimeva contrario alle trivellazioni, ha infine chiarito di non avere la reale volontà di fare questo passo. Ha affermato che il “referendum chiesto dalle Regioni apre scontro istituzionale con Governo assai dannoso per tutti” (TW, 16/08/2015). Ne deduciamo che le proposte dei movimenti No Triv darebbero troppo fastidio al governo Renzi e rischierebbero di mettere il governatore in cattiva luce nei confronti del Presidente del Consiglio.
Dinamiche queste di cui a noi interessa davvero poco e dalle quali ci sentiamo completamente estranei. Pretendiamo che la Regione Puglia, assieme alle altre, faccia quanto di propria competenza per tutelare la salute del territorio e delle popolazioni che lo vivono. Di assai dannoso vediamo solo delle scelte politiche che non vanno in questa direzione.
Non vogliamo affatto essere un movimento No Triv “non nel mio giardino”. È per questo che le nostre richieste non riguardano solamente le nuove concessioni sbloccate dal Ministero dell’Ambiente, chiediamo infatti che la regione Puglia revochi immediatamente i permessi concessi all’Eni dall’amministrazione Vendola per il potenziamento della raffineria di Taranto, volto a lavorare il grezzo estratto impunemente dalla zona di Tempa Rossa in Basilicata, pericolosamente vicina, peraltro, ad un’area naturalistica.


Allo stesso tempo siamo preoccupati per le ultime novità che vengono dai paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Croazia, Montenegro, Albania e Grecia stanno avviando aste pubbliche per il rilascio di concessioni di ricerca e coltivazione idrocarburi nell’Adriatico e nello Jonio. Considerata la natura di questi mari, la loro ridotta dimensione ed il ridotto ricambio di acqua rispetto al mare aperto, anche un solo incidente potrebbe generare un disastro ambientale. E non dimentichiamo la presenza di depositi di ordigni bellici, anche a caricamento chimico, dimostrata dalle nostre osservazioni presentate al Ministero dell’Ambiente. Immaginate cosa accadrebbe se solo una di queste bombe venisse interessata dall’azione dell’Air Gun o di una trivella!


E’ pertanto urgente e indifferibile avviare una consultazione transfrontaliera con tutti i paesi che hanno progetti di sfruttamento delle risorse fossili off-shore!


Convochiamo, insieme alle realtà che hanno condiviso il nostro percorso fatto di assemblee ed incontri informativi, una mobilitazione interregionale il 18 settembre 2015, giorno in cui, presso la Fiera del Levante, si terrà un incontro tra i Governatori di Regione proprio sul tema delle trivellazioni.


Vogliamo che sia una manifestazione aperta, partecipata e costruita dal basso, che non cerchi sterili tavoli, ma ribadisca alle istituzioni regionali che è necessario agire velocemente. Le dichiarazioni cui non seguono azioni concrete resteranno per noi inutili chiacchiere da campagna elettorale. 

Ribadiamo con profonda convinzione che le nostre vite valgono più dei loro profitti.



Adesioni al 17 settembre 2015

Coordinamento NoTriv Terra di Bari
Coordinamento Nazionale NoTriv – Sezione Abruzzo
Coordinamento NoTriv Basilicata
No Trivelle in Sardegna
Garganistan Movement NoTriv
Coordinamento NoTriv Lombardia
Comitato Popolare No Trivelle di Licata Gruppo
NoTriv Salute e Ambiente di Cento
Comitato NoTriv Grassano
Comitato NoTriv di Brindisi Montagna (Pz)
Comitato Molese contro le trivellazioni
RTC Rete Territoriale dei Conflitti - Salento
Comitato Bonifica Molfetta
Osservatorio per la legalità e la difesa del Bene Comune di Giovinazzo
Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia
Comitato No Grandi Navi – Laguna Bene Comune – Venezia
Contramianto e Altri Rischi Onlus
Coordinamento Difesa Patrimonio Culturale contro le Devastazioni Ambientali
Comitato No Gasaran Seregnano
Comitato Democrazia e Partecipazione Bordolano
Comitato Popolare “MO’ BASTA” – Potenza
Comitato SS 275
Forum per la tutela della legalità e del territorio Stefano Gioia
Collettivo Libertario Rivoltiamo La Terra
A.B.A.P. – Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi
ISDE – Puglia
FAI – delegazione di Bari
Associazione Ambiente Venezia
Associazione Città Plurale – Matera
Associazione dei giardini storici di Bari
Associazione di promozione sociale M/APP – Mestieri e Arte Popolare Pugliese
Terre del Mediterraneo - Bari
Mordi La Puglia
L’Altra Puglia
Associazione Artemia Salina Margherita di Savoia
Coordinamento NoTriv BAT
Associazione Abruzzo Beni Comuni
Associazione Teramo 3.0
Circolo Arci Carlo Cafiero – Barletta
Masseria dei Monelli APS
Associazione Eugema Onlus
Associazione LIBRIAMOLA
Primalepersone – APP
Club della Canzone d’Autore di Bari
Confederazione Cobas Brindisi
Cobas Scuola Bari
Lista Civica Italiana
Rete Civica Italiana
Altra Puglia
Rivoltiamo la Precarietà
Convochiamoci per Bari
ARCA – Centro di Iniziativa Democratica di Bari
Azione Civile Nazionale
Azione Civile Abruzzo
Sezione Puglia dell'Istituto Nazionale di Urbanistica
Mediterraneo No Triv
Coordinamento NoTriv Sicilia Sud-Orientale
Ammazza Che Piazza - Taranto
RASPA Rete Associazioni Sibaritide e Pollino per l'Autotutela
Ex-Caserma Liberata - Bari
Stop Trivelle Fasano
Comitato per la tutela delle coste - Monopoli
Associazione Effetto Terra - Bari



foto di Matteo D'Ingeo
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