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mercoledì 17 giugno 2015

Fermiamo le trivellazioni. Appello a Regioni e Comuni.




  • Al Presidente del Consiglio della Regione Puglia
  • Al Presidente della Giunta Regione Puglia
  • Al Sindaco della Città Metropolitana di Bari
  • Ai Presidenti delle Province di BAT, Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto
  • Ai Sindaci dei Comuni pugliesi


“Sblocca Concessioni Petrolifere”

Apprendiamo dal sito del Ministero dell’Ambiente che lo stesso ha espresso parere favorevole alle richieste di prospezione in 2D ed in 3D delle società Spectrum Geo LTD e Northern Petroleum LTD.
Questa improvvisa accelerazione dei procedimenti ci appare come la risposta del governo Renzi al consolidarsi, su tutto il fronte nazionale, di una ferma opposizione istituzionale e non alle scelte energetiche ed alla volontà politica di “svendere” l’Adriatico alle multinazionali del petrolio.
La manifestazione del 24 Maggio in Abruzzo è stata il campanello d’allarme per l’attuale maggioranza la cui strategia è, evidentemente, finalizzata a dare piena attuazione allo “Sblocca Italia”, delegittimando il testardo lavoro di tutti coloro che si sono attivati per produrre osservazioni, sensibilizzare i territori, organizzato momenti collettivi di piazza, fatto rete.
Aver decretato la compatibilità ambientale delle richieste di prospezione delle due società, significa aver apparecchiato la tavola per l’utilizzo del titolo concessorio unico che permetterà alle stesse di poter passare, direttamente, alla ricerca ed alla coltivazione degli idrocarburi in mare.
A questo punto è necessario che le regioni le cui coste sono interessate dalle concessioni date alla Spectrum, ovvero, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia (quest’ultima è interessata anche dalla Northern Petroleum), impugnino gli atti del Ministero dell’Ambiente dinanzi al T.A.R. entro 60 gg. o dinanzi al Capo dello Stato entro 120, dando continuità ai pareri negativi espressi negli scorsi anni sia politicamente, con delibere di giunta e consiglio regionale sia sotto l’aspetto amministrativo, ricorrendo, nel caso della Puglia, nel Marzo del 2015, alla Corte Costituzionale verso gli artt. 37 e 38 dello “Sblocca Italia” specifici sul tema della ricerca d’idrocarburi a terra ed a mare.

I Movimenti, le Associazioni, i Comitati e i Coordinamenti pugliesi

CHIEDONO

alle Regioni di impugnare, dinanzi al TAR, il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 25 marzo 2015 che da attuazione allo “Sblocca Italia” e aggiorna il “disciplinare - tipo”, relegando le Regioni a un ruolo del tutto marginale e di promuovere, contestualmente, il conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale.

al Consiglio della Regione Puglia appena eletto e al suo Presidente Michele Emiliano di confermare quanto espresso nella recente consultazione elettorale rispetto al tema delle trivellazioni con tutti gli strumenti politici ed amministrativi possibili.

ai Comuni, Province ed Aree Metropolitane, coinvolte nei procedimenti, esprimano la propria opposizione con i rispettivi Consigli, prendendo una posizione netta verso le scelte energetiche del governo Renzi e lo “Sblocca Italia” di cui, come già detto, queste concessioni sono un primo passo verso l’attuazione. Dimostrino la loro contrarietà, ricorrendo al TAR, assumendosene l’onere economico. Il supporto tecnico e amministrativo degli Enti locali è ancora più importante oggi, in un momento in cui l’attività regionale è rallentata dal processo di insediamento del nuovo Consiglio.

Noi vigileremo affinchè ciò si verifichi e proseguiremo nell’operazione di critica delle scelte e sensibilizzazione dei territori su quanto sta avvenendo. E’ il momento di rimettere al centro l’unità di tutti coloro che si oppongono, da sempre, a questa idea di sviluppo vecchia e senza ritorno, anche scendendo in piazza e manifestando il proprio dissenso verso chi, nella classe politica attuale, “senza se e senza ma” appoggerà le scelte del governo centrale.
Lunedì 15 giugno 2015



Finora hanno sottoscritto le seguenti realtà territoriali pugliesi:


Comitato No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili - Monopoli • Coordinamento No Triv - Terra di Bari • Comitato per la Tutela del Mare del Gargano • Greenpeace • Peacelink • No Triv Taranto • Rete No Triv Gargano • A.B.A.P. - Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi • Contramianto e altri rischi onlus • Comitato Legamjonici contro l’inquinamento di Taranto • Movimento No al Carbone • Stop TTIP Puglia • Rete della Conoscenza - Puglia • Unione degli Studenti - Puglia • Link Puglia • ACT Bari • Associazione Dottorandi Italiani - Puglia • Arci - Puglia • Open Puglia • Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori/Provincia di Bari • Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori/Monopoli • Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori/Valle D’Itria • Ambiente Puglia • Associazione Fare Verde di Bari • Istituto Nazionale di Urbanistica - Sezione Puglia • Comitato Bonifica Molfetta • Coordinamento per la Difesa del Patrimonio Culturale contro le Devastazioni Ambientali • RTC - Rete Territoriale dei Conflitti Salento • BAM - Bari Azioni Metropolitane • Brindisi Bene Comune • Comitato Bene Comune Trani • Gruppo Archeologico Garganico “S. Ferri” • Comitato Parco Lama Belvedere • Circolo Decrescita Felice di Bari • Associazione culturale La Materia e La Forma • ALBA  Nodo di Bari • CTG Egnatia Monopoli • FIAB Bari Ruotalibera • Collettivo Libertario Rivoltiamo La Terra - Barletta • APS M/APP • Circolo Arci Tuglie • Comitato “Il Borgo” • Confederazione Cobas Brindisi • Cobas Scuola Puglia • 1.000  x Taranto • AltraPolis - Laboratorio Urbano di Cittadinanza Attiva - Monopoli • Comitato Costa Libera Monopoli • NaturalMENTE • Movimento “manisporche” Monopoli • Movimento In Comune Fasano  • Associazione Terra d’Egnazia • Forum Agenda 21 - Molfetta • Salvaciclisti - Terre del Sud • Comitato Salute e Ambiente SudESt - Mola di Bari • L'AltraMola - Mola di Bari • DifferenziaNoci  • Associazione Zona Franka • Associazione Effetto Terra - Bari


foto di Felisiano Bruni - RumoreCollettivo
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mercoledì 18 marzo 2015

Abissi a prova di bomba


ENGLISH VERSION BELOW

Il Comitato Bonifica Molfetta ed il Coordinamento No Triv – Terra di Bari hanno inviato al Ministero dell’Ambiente le osservazioni alle integrazioni della Global Petroleum Limited rispetto alle quattro richieste di prospezione, ricerca e coltivazione d’idrocarburi in un tratto di mare che interessa molti comuni nell’area del nord e sud barese e del brindisino. 
Le osservazioni partono dalla richiesta del Ministero dell’Ambiente che ha chiesto alla società australiana chiarimenti sulla compatibilità tra le indagini che la Global Petroleum intenderebbe condurre con l’ausilio dell’air – gun e la presenza sul fondale delle zone interessate da ordigni bellici risalenti al secondo conflitto mondiale ed alla guerra in ex – Jugoslavia.
Nonostante le precisazioni della Global Petroleum circa la mancanza di precedenti sulla correlazione tra la presenza di ordigni bellici e simili operazioni di ricerca svoltesi nell’Adriatico, riteniamo che la cartografia ufficiale della Marina Militare, di cui il Ministero della Difesa (interpellato e non espressosi) è a conoscenza, indichi con precisione le zone interessate dalla presenza d’ordigni inesplosi e sia motivo sufficiente ad interrompere tutti procedimenti in corso.
Parimenti, il nostro governo dovrebbe subito confrontarsi con la vicina Croazia dove la politica locale ha concesso 10 licenze per l’esplorazione e lo sfruttamento degli idrocarburi nell’Adriatico, molte delle quali ricadono in aree interessate dallo stesso problema. 
La mancanza di precedenti in materia non deve legittimare l’azienda australiana e le altre operanti nell’Adriatico a condurre le proprie ricerche in siti ad alto rischio senza considerare il fattore umano. Anche solo l’innesco di una bomba, provocato dall’utilizzo dell’air gun, potrebbe produrre un effetto a catena devastante per il fondale marino e per l’incolumità in superficie di tutti coloro che dovessero trovarsi nelle zone scandagliate.
Dalla consultazione del sito del Ministero dell’Ambiente appare evidente il disinteresse politico delle amministrazioni delle città coinvolte e della Regione Puglia rispetto alle integrazioni della Global Petroleum, dato che nessuno di questi enti ha formulato, sino ad ora, proprie osservazioni che esprimano una posizione netta ed inequivocabile rispetto alle scelte politiche ed energetiche del governo centrale ed apportino ulteriori dati utili a bloccare i procedimenti in corso. Dopo il definitivo svuotamento del Titolo V della Costituzione e la progressiva perdita d’autonomia delle regioni su questioni basilari del presente e del futuro come l’energia, ci saremmo aspettati ben altra risposta ed attenzione. Fare proprie le osservazioni che abbiamo inviato al Ministero con una atto politico nei rispettivi consigli comunali ed in consiglio regionale, possibilmente, integrandole, rappresenterebbe un punto di partenza per recuperare il tempo perduto ed un minimo di dignità politica. 


Comitato Bonifica Molfetta 
Coordinamento No Triv – Terra di Bari
https://www.facebook.com/notrivterradibari


Allegato 2 alle Osservazioni inviate al Ministero in data 11/03/2015 da
Comitato Bonifica Molfetta e Coordinamento No Triv Terra di Bari

Allegato 5 alle Osservazioni inviate al Ministero in data 11/03/2015 da 
Comitato Bonifica Molfetta e Coordinamento No Triv Terra di Bari

Per leggere il testo integrale delle osservazioni scarica qui la versione completa.

Sul sito del Ministero dell'Ambiente è possibile prendere visione di tutta la documentazione relativa alla procedura di Valutazione Impatto Ambientale, comprese le nostre osservazioni protocollate in data 11/03/2015.



foto di Felisiano Bruni - RumoreCollettivo
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ENGLISH VERSION



Bombproof abysses
Comitato Bonifica Molfetta” and “Coordinamento NoTriv - Terra di Bari” have sent to the Ministry of Environment their observations reg. the integrations to the four requests of prospecting, exploration and production of hydrocarbons in the stretch of sea from Bari to Brindisi coast that Global Petroleum Limited has produced.
The comments start from the Ministry of Environment’s request of explanations to the Australian company regarding the compatibility between the investigations they want to lead in the Italian sea using the air - gun and the presence of seabed areas affected by unexploded devices dating back to the Second World War and to the Yugoslavian war.
Although Global Petroleum claims no correlation between the presence of devices and similar search operations that have taken place in the Adriatic Sea, we think the risk is real.
As a matter of fact the official map from the Navy indicates precisely the areas affected by the presence of unexploded ordnance; this is a sufficient reason to stop all pending proceedings. Besides the Ministry of Defense (which has already been consulted but has not released its opinion) is well aware of this map.
We also believe that our government should immediately confront with our neighbour Croatia, where local politicians have granted 10 licenses for the exploration and exploitation of hydrocarbons in the Adriatic Sea, many of which regard areas affected by the same problem.
The lack of accidents in this area should not legitimize the Australian company or other companies operating in the Adriatic Sea to conduct their own researches in high-risk sites without considering the human factor. The trigger of a bomb consequent to the use of the air gun could produce an after effect  which can be devastating for the seabed, the surface and the safety of people living in the plumbed areas.
From the Ministry of Environment website we regret noting an apparent disinterest of the involved administrations (for example in Apulia) for the integrations of Global Petroleum, since until now none of these entities has made comments expressing a clear and unequivocal position with respect to the choices and energy policies of the central government. There are not even further useful data that could be useful to stop the ongoing proceedings. We would have expected a completely different response to the final emptying of Title V of the Italian Constitution and to the progressive loss of autonomy of the Italian Regions, since they consider basic issues affecting the present and the future, such as energy. The decision to share the observations we sent to the Ministry with a political act in the respective city and regional councils and eventually integrating them, would be a starting point and would consent them to gain some time and to preserve political dignity.

Comitato Bonifica Molfetta 
Coordinamento No Triv – Terra di Bari


venerdì 2 gennaio 2015

IL GOVERNO PEGGIORA ANCORA LO SBLOCCA-TRIVELLE. ORA PIÙ CHE MAI LE REGIONI RICORRANO ALLA CORTE COSTITUZIONALE.


Continua, incessante e senza sosta, l’attività del Governo per aprire la strada alle trivellazioni petrolifere.
Aveva già destato allarme la conversione in legge dello Stato (L.11 novembre 2014, n.164) del decreto “Sblocca Italia”, in grado di scatenare la reazione dei territori contro la mancanza di coinvolgimento in ogni scelta di tipo energetico rappresentata dal disposto degli artt. 36, 37 e 38.
La Legge di Stabilità, approvata il 22 dicembre scorso, ha ulteriormente peggiorato la situazione, modificando ulteriormente l’art. 38 e rendendo chiare (se ancora ve ne fosse bisogno) le intenzioni del governo sul tema.
Così, diventano “strategiche” (e quindi seguono procedure autorizzative facilitate ed accelerate) “tutte le opere necessarie al trasporto, allo stoccaggio, al trasferimento di idrocarburi in raffineria, alle opere accessorie, ai terminali costieri e alle infrastrutture portuali strumentali allo sfruttamento di titoli concessori esistenti, comprese quelle localizzate al di fuori del perimetro delle concessioni di coltivazioni”.
E come se non bastasse, l’art.38 viene modificato proprio nella sua parte più discussa (la legittimità costituzionale del superamento dell’intesa vincolante con le Regioni), creando per di più una doppia regolamentazione:
per quanto riguarda le trivellazioni off-shore tutto rimane come stabilito nello “Sblocca Italia”
per le trivellazioni su terraferma, la definizione delle zone all’interno delle quali vengono individuate le aree “strategiche” avviene a opera dei Ministeri competenti, previa intesa non più con le Regioni direttamente interessate dai singoli interventi, ma con la loro Conferenza Unificata creando, in tal modo, una complicata situazione che, di fatto, continua a togliere poteri decisionali alle Regioni stesse.
Nella sostanza, il quadro resta molto grave e tale situazione, oltre a rappresentare un deliberato attacco alle autonomie regionali, continua a presentare evidenti problemi di legittimità costituzionale.
Legittimità costituzionale che va salvaguardata, e non barattata in cambio di piccoli miglioramenti che salvaguardino alcune situazioni specifiche. 
Sempre più è importante la presentazione, senza ulteriori indugi, del ricorso alla Corte Costituzionale avverso agli artt. 36, 37 e 38 citati, che la Puglia (e altre regioni) hanno chiesto alle rispettive Giunte in questi mesi. Il termine ultimo per la presentazione del ricorso è il 10 gennaio 2015.
Sempre più è importante proseguire la battaglia civile e culturale contro le trivellazioni petrolifere avviata in Puglia cinque anni fa e proseguita, grazie al faticoso lavoro di comitati movimenti e associazioni, senza mai abbassare la guardia (non ultima la Carta di Termoli del 4 Dicembre 2014).
Sempre più l'impegno a favore di modelli di sviluppo moderni e sostenibili passa oggi per la ferma reazione, unanime e congiunta, contro lo “Sblocca Italia” e il suo insano attacco alle autonomie locali.

Comitato No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili 
Coordinamento No Triv - Terra di Bari
No Triv Taranto
Rete No Triv Gargano
 Comitato per la Tutela del Mare del Gargano 
Comitato Tutela Porto Miggiano 

ARCI- Biblioteca di Sarajevo di Maglie
ARTIsTà
Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi
Assoartisti Taranto  
Brindisi Bene Comune
Comitato Bonifica Molfetta
Comitato No al Carbone Brindisi
Contramianto e altri rischi onlus
Forum di Agenda 21 del Comune di Molfetta
Garganistan
Italia Nostra - Sezione Sud Salento
LILT  Lecce
Movimento "in Comune" di Fasano
Salviamo il Paesaggio - Terra di Bari
Comitato  Med No Triv
1000 x Taranto



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lunedì 6 ottobre 2014

INSOSTENIBILE, INCOMPATIBILE, NON DISCUSSO… E ANCHE INCOSTITUZIONALE!

Le contraddizioni del decreto “Sblocca Italia”, che rischia di sancire la nuova via italiana al petrolio



Lo spiaggiamento di un capodoglio, avvenuto a Polignano a Mare lo scorso 29 settembre, è l’ennesima dimostrazione dell’incompatibilità esistente tra trivellazioni petrolifere e sviluppo di un’economia sana ed ecosostenibile.
Molti studi scientifici parlano espressamente di un collegamento esistente fra gli spiaggiamenti di capodogli e tartarughe e le prospezioni petrolifere effettuate tramite air-gun, con successivi danni ambientali, ricadute d’immagine per i territori e costi sociali per la rimozione delle carcasse, che finiscono per ricadere sulle tasche della collettività.
Ritenere che le amministrazioni regionali non debbano aver nessun peso sulla determinazione di questo tipo di scelte, è un palese controsenso. Da anni i territori chiedono un tavolo aperto per discutere delle scelte energetiche del Paese, con una visione chiara e nel rispetto del ruolo di ognuno.
L’accelerazione che il Governo sta imponendo sulla conversione in legge del Decreto “Sblocca Italia”, con particolare riferimento agli artt. 36, 37 e 38, è tuttavia l’evidente dimostrazione di non volere alcuna interlocuzione con i territori.
In esso, oltre alla drastica e riduttiva semplificazione delle procedure per l’ottenimento delle autorizzazioni per prospezioni e trivellazioni petrolifere, è previsto il totale esautoramento di ogni potere concorrente delle Regioni, sacrificando gli artt. 117 e 118 della Costituzione all’altare di una nuova “era del petrolio”.
La definizione di un’ “Intesa” con le Regioni è un elemento fondamentale, sancito dalla Costituzione e a più riprese riconosciuto da diverse sentenze della Corte Costituzionale, e tuttora vigente data la non ancora intervenuta modifica del Titolo V della Costituzione.
A maggior ragione, questo vale per i procedimenti riconosciuti dallo Stato come “strategici”, fermo restando che, all’improvviso, non tutte le attività di produzione di energia possano diventarlo per decreto.
A fronte di questo attacco, riteniamo valido ma chiaramente insufficiente il documento approvato dalla Conferenza delle Regioni il 19 settembre 2014, teso a una pur attenta “revisione” degli articoli relativi agli idrocarburi.
Chiediamo con forza, alla Regione Puglia di approvare un nuovo o.d.g. con il quale venga sancito l’impegno al ricorso alla Corte Costituzionale in via principale in caso di mancata revisione degli articoli sulle trivellazioni petrolifere che non rispettano i principi costituzionali, alla stregua di quanto fatto dai Consigli regionali di Basilicata e Abruzzo.
Chiediamo con forza, alla Regione Puglia di farsi promotrice di tale istanza verso le altre regioni e verso la Conferenza stessa, riavviando il percorso che aveva portato cinque consigli regionali (Puglia, Veneto, Abruzzo, Molise e Marche) ad approvare una proposta di legge alle Camere riguardante il “divieto di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi”.
Chiediamo con forza, ai parlamentari pugliesi e ai rappresentanti tutti della Commissione Ambiente di non essere responsabili dell’avvallo a un atto legislativo che, in maniera manifesta, non rispetti i principi della Carta Costituzionale, rendendo “strategiche” tutte le attività energetiche fatta eccezione per quelle rivenienti da fonti rinnovabili.




Comitato No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili 
Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi
Brindisi Bene Comune
Comitato Balneari Puglia
Comitato No al Carbone Brindisi
Comitato per la Tutela del Mare del Gargano 
Comitato Tutela Porto Miggiano 
Contramianto e altri rischi onlus
Coordinamento Naz. No Triv
Coordinamento No Triv - Terra di Bari
Garganistan
Gruppo Archeologico Garganico Silvio Ferri 
Legambiente Puglia
Movimento Stop Tempa Rossa Taranto
PeaceLink
 Rete No Triv Gargano
Salviamo il Paesaggio - Terra di Bari
Wwf  Puglia 
(PUGLIA)
Comitato Med No Triv
Comitato No Scorie Trisaia 
Ola - Organizzazione lucana ambientalista
(BASILICATA)
Comitato No al Petrolio nel Vallo di Diano 
(CAMPANIA)
Associazione culturale Sciami 
Comitato No Triv Sicilia
(SICILIA)



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lunedì 22 settembre 2014

Una pentola a pressione pronta ad esplodere



Venerdì 19 settembre il coordinamento “No Triv - Terra di Bari” ed il comitato “Acqua Bene Comune Puglia” hanno partecipato alla conferenza organizzata da Ola Ambientalista in Val D’Agri, dal titolo “Petrolio, cosa bolle in pentola?”

Gli interventi dei tre relatori, ovvero, della prof.ssa Albina Colella, titolare della cattedra di Geologia all’università della Basilicata, del geologo Vincenzo Portoghese e del prof. Enzo Di Salvatore, associato di diritto costituzionale all’università di Teramo hanno spiegato alle associazioni ed ai “comitatini” provenienti dalle regioni interessate dalle trivellazioni come l’esperienza della Val D’Agri sia paradigmatica di quello che sta succedendo o potrebbe succedere altrove.

Le sottovalutazioni, le omissioni, le normative vigenti sono la causa di un disastro economico “lento ed irreversibile” che sta minando la salute di una zona bellissima per paesaggi e biodiversità, oltre ad avvelenare le falde acquifere tra cui quelle del Pertusillo che serve anche molti comuni della vicina Puglia.

Lo “Sblocca Italia”, come efficacemente spiegato dal prof. Di Salvatore, è l’architrave politico e normativo che legittima una politica energetica ed ambientale totalmente indifferente alle necessità delle comunità interessate ed alla salvaguardia dei beni comuni del territorio. Nella sua relazione sono emersi gli aspetti di palese incostituzionalità presenti negli artt. dal 36 al 38 del decreto, inerenti il titolo unico concessorio, il vincolo preordinato all’esproprio già in fase di ricerca, la completa estromissione degli enti locali dai procedimenti ed il rilascio dell’intesa in conferenza di servizi. Questi ultimi due punti, di fatto, delegittimano quel che resta del Titolo V della costituzione in tema di autonomia delle regioni e dei comuni ed annullano il confronto politico che non può esaurirsi in un atto amministrativo sancito da una conferenza di servizi.

Tutte queste ragioni ci sembrano sufficienti per richiamare la Regione Puglia ai propri doveri istituzionali, promuovendo quanto prima quel confronto da essa stessa proposto nell’incontro con il presidente del consiglio regionale Onofrio Introna, con i parlamentari pugliesi affinchè ascoltino la voce dei “comitatini” e delle associazioni ambientaliste e si assumano le loro responsabilità di fronte alle scelte contenute nello “Sblocca Italia”.

Questo è emerso nell’incontro della Val D’Agri, nelle parole di sindaci e componenti di associazioni e “comitatini”, ovvero, fare presente ai propri rappresentanti di Camera e Senato la situazione e spiegare le scelte di cui si rendono responsabili come componenti di partiti e movimenti presenti in Parlamento.

Di fronte alla mancata salvaguardia ambientale ed a una prospettiva economica che vede nel territorio un bene da espropriare e non su cui investire, ci facciamo portatori dell’eco proveniente dall’incontro del 19 settembre in Val D’Agri, destinata a diventare un urlo molto forte se l’istituzione o quello che ne rimane proseguirà nella sua dichiarazione d’incomunicabilità.




Il Coordinamento No Triv Terra di Bari il 19/09/2014 ha partecipato alla Tavola rotonda "Petrolio, Cosa bolle in pentola" a Villa D'Agri (PZ), un'iniziativa fondamentale per iniziare un percorso di vasta partecipazione contro le trivellazioni nei nostri territori.


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mercoledì 17 settembre 2014

"La forza dei NoTriv è l'autonomia inclusiva"

Contributo di Felisiano Bruni per il Coordinamento NoTriv Terra di Bari.




La visita di Renzi a Bari, durante l’inaugurazione della Fiera del Levante, è subito diventata occasione di proteste e prese di posizione anche da parte di molti rappresentanti istituzionali. Questo dopo le dichiarazioni del Premier sulla necessità di “investire” nelle energie fossili e dando il benestare a attività di ispezione a scopo di trivellazione in quasi tutte le regioni meridionali. Segnalo la convocazione arrivata al Coordinamento NoTriv Terra di Bari e a molte realtà della società civile, dalla Presidenza del Consiglio della Regione Puglia per presentare il “Documento a Renzi” proprio sul tema delle trivellazioni sulla costa, l'appassionato discorso di Vendola alla Fiera del Levante, prontamente fatto girare sui social network, in cui il Governatore dice:

"L’Italia ha bisogno di energia? Noi la produciamo in percentuali rilevanti, sia con i combustibili fossili che con le rinnovabili, nel fotovoltaico come nell’eolico come nelle bio-energie deteniamo il primato della produzione nazionale: noi offriamo un contributo straordinario al soddisfacimento del fabbisogno energetico del Paese. E quindi abbiamo il diritto di ribellarci alle trivelle in questa nostra striscia di mare, pensiamo che l’Adriatico non possa subire l’impatto di una sua mutazione in piattaforma energetica. Diciamo si alla generazione diffusa di rinnovabili, si alla solarizzazione delle città, si all’efficientamento energetico degli edifici. Diciamo no a ciò che ci toglie l’orgoglio di essere protagonisti del nostro sviluppo: la ricchezza non è nascosta sotto i fondali, la ricchezza è la costa, la pesca, il turismo, il colore del nostro mare." 

ed infine il post di Guglielmo Minervini, candidato alle primarie del centro-sinistra per le prossime elezioni regionali in Puglia, che sui social network scrive :

“La Puglia fa gola. 
Gira e tira. 
Ci mettiamo il gasdotto nel posto più bello, le trivelliamo il suo mare, le piazziamo un bel resort in un uliveto millenario tra i più suggestivi. 
E magari le tiriamo un altro po' di carbone, le aumentiamo il petrolio e sull'Ilva, troppo complicata, poi vediamo. 
Troppe mani si stanno allungando sulla Puglia. 
Mentre noi, in questi anni, abbiamo imparato a valorizzare l'ambiente e il territorio come la nostra unica risorsa per costruire sviluppo senza distruggere le radici. 
Queste primarie sono come un bivio. 
Tra un sud che decide e un sud che, come al solito, si fa decidere. Tra un sud che cammina in piedi e uno che si mette in vendita. 
Se volete tra futuro e passato. Interessi generali o interessi forti. Sviluppo ecosostenibile e solidale o sviluppo predatorio. 
Non poco. 
Occhio che non è una partita come le altre. Contano quello che si dice ma anche gli omissis, quello che non si dice. 
Ecco.” 

Sono interventi che, da una parte, tendono a rimarcare le distanze da scelte insensate ed impopolari da parte del Governo Centrale, e dall'altra cercano di catalizzare l'attenzione mediatica sull'evidenziazione della propria sensibilità ambientalista, sensibilità che però rientra rigorosamente sempre in un quadro di logica di profitto. Capisco bene che il centro-sinistra pugliese abbia bisogno di riscattarsi da alcune ambiguità (vedi AQP e Taranto), ma il risultato di questi interventi è, in modo oggettivo, che essi risultano avere una cattiva influenza sui processi di democratizzazione delle tematiche ambientali e di gestione delle risorse naturali, perché tali ingerenze danneggiano ogni tentativo di autorganizzazione e di obbiettiva indipendenza dei cittadini, ELEMENTI IMPRESCINDIBILI per la difesa dei beni collettivi. Come è giusto che sia, nelle esperienze assembleari del Coordinamento No Triv Terra di Bari non si sono registrati interventi e partecipazioni istituzionali. Tranne per alcuni casi, i rappresentanti istituzionali sono oggettivamente su un piano politico diverso e il loro peso mediatico è talmente ridondante che un comitato territoriale deve necessariamente fare i conti con le proprie forze (di solito sempre molto esigue) per ottenere un po' di visibilità. Proprio per questo un percorso “NO TRIV” per essere forte ed influente ha l'arduo compito di essere inclusivo ma al tempo stesso non può e non deve farsi travolgere dalla visibilità del personaggio o del partito politico.

                                                                Felisiano Bruni - Coordinamento NoTriv Terra di Bari
         

                                                                                         foto di Domenico Facchini - RumoreCollettivo
                                                          Siamo promotori del Copyleft, quindi puoi usare le immagini
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venerdì 12 settembre 2014

NoTriv Terra di Bari non sottoscrive il "Documento a Renzi" presentato dalla Regione Puglia





Giovedì 11 Settembre 2014 siamo stati invitati come Coordinamento No Triv Terra di Bari dalla segreteria del Presidente del Consiglio Regionale Introna ad un incontro che si è tenuto alle ore 11,00 nella Sala Guaccero in via Capruzzi a Bari.
Abbiamo partecipato per ascoltare prima di tutto le posizioni istituzionali e conoscere le realtà convocate.
Sono intervenuti assessori e rappresentanti di alcuni comuni coinvolti dalle richieste della Global Petroleum Limited e non solo (Ostuni, Polignano, Fasano, Taranto), associazioni (Anci Puglia, Legambiente Puglia, Greenpeace Bari, WWF Puglia), movimenti e comitati (Meet Up Cinque Stelle, Stop Tempa Rossa, Gargano, Bonifica Molfetta, No Petrolio/Sì Energie Rinnovabili), partiti (Verdi) alla presenza del Presidente Introna e del consigliere Losappio.
La Regione ha distribuito ai presenti una cartellina al cui interno erano presenti: il documento realizzato dalla stessa, pronto per essere presentato al Presidente del Consiglio Renzi; articoli di giornale inerenti la posizione della Regione rispetto alle richieste delle multinazionali del petrolio; gli ordini del giorno contro le trivellazioni del consiglio regionale portati all’attenzione dei precedenti governi.
Nella discussione hanno avuto modo d’intervenire tutte le realtà presenti e sono emerse le differenti posizioni in merito alle scelte energetiche ed economiche del governo centrale, ma anche della Regione Puglia, specialmente, su Taranto, Brindisi (Cerano) e Salento (TAP). Il Presidente Introna, in merito, ha consigliato di concentrare la propria attenzione sul problema delle trivellazioni, rinviando ad altre sedi e momenti una discussione generale sulle altre criticità ambientali della regione.
Da una parte delle realtà amministrative e civiche presenti è venuta l’esigenza di una regia comune che coordini il lavoro dei vari soggetti per porre un argine alle richieste recenti ed a quelle in essere fatte dalle multinazionali del petrolio e, conseguentemente, cominciare ad affrontare, seriamente, le emergenze ambientali che riguardano tutti i territori pugliesi. Da altri comuni, associazioni e comitati è stata rimarcata l’importanza di questo incontro e la volontà di sottoscrivere il documento presentato dalla Regione Puglia.
Il consigliere Losappio ha proposto d’incontrarsi nuovamente dopo il 13 settembre per definire questa cabina di regia e dare modo a tutti i territori d’esprimere i problemi e raccogliere le istanze per portarle all’attenzione dei parlamentari pugliesi di tutti gli schieramenti presenti alla Camera ed al Senato che verranno convocati dalla Regione.
Come Coordinamento No Triv – Terra di Bari abbiamo comunicato che non sottoscriveremo il documento della Regione Puglia, non essendoci stato alcun passaggio assembleare per discuterne i contenuti ed operare le opportune modifiche, soprattutto, rispetto al modello di sviluppo da cui lo stesso non prende, chiaramente, le distanze. Abbiamo dato la disponibilità ad essere menzionati con tutte le altre realtà che hanno partecipato al confronto tenutosi stamane in Regione.
L’incontro è terminato alle ore 13,00, attendiamo, come tutte le altre realtà coinvolte, la prossima convocazione promossa dalla Regione Puglia con tutti i parlamentari locali per avviare questo percorso di conoscenza e risoluzione delle questioni ambientali ed energetiche in Puglia.

Coordinamento No Triv Terra di Bari




foto da consiglio.puglia.it

sabato 30 agosto 2014

Un pozzo di dubbi


Questo è il documento collettivo che stiamo condividendo con singoli e gruppi organizzati rispetto a quanto sta avvenendo in Puglia dopo le quattro richieste della Global Petroleum Limited. Abbiamo inviato questo documento al CAMPEGGIO NO TRIV che si tiene in questi giorni a Morcone (BN) in modo da cercare un confronto con i comitati , i coordinamenti No Triv ed i singoli lì presenti e nella volontà di allargare la base, aumentare le conoscenze comuni e sviluppare massa critica utile in questo momento storico a riaffermare l'autodeterminazione dei territori nelle scelte politiche, ambientali ed economiche.



Apprendiamo dal sito del Ministero dell’Ambiente che la Global Petroleum Limited ha avanzato ben 4 istanze per ricerche di giacimenti di idrocarburi nel mar Adriatico. L’area interessata, complessivamente di oltre 700 kmq, è quella compresa tra i territori di Molfetta e Brindisi.
Pensiamo sia superfluo sottolineare che coinvolge comunità da sempre basate su pesca e  turismo.
Per questo eventuali permessi concessi dal governo segnerebbero una violenza evidente nei confronti di tali territori.


Vogliamo evidenziare che le analisi esplorative utilizzate dalla multinazionale del petrolio per cercare eventuali giacimenti petroliferi sono estremamente impattanti sull’ambiente. 


Ci sono inchieste e studi che denunciano come l’utilizzo della tecnica “Air-gun” (consistente nello “sparare” a grande velocità aria compressa sul fondale provocando vere e proprie esplosioni) risulti dannosa per molte specie marine. Secondo la prof.ssa Rita D’Orsogna, fisico e ricercatrice presso diverse importanti università statunitensi, queste ispezioni sismiche provocano ingenti danni alla pesca ed alla flora marina.
Non si esclude che l’enorme pressione delle onde sonore generate possa avere effetti destabilizzanti sul delicato equilibrio marino.

 Uno studio della stessa D’Orsogna prova la pericolosità delle tecniche air – gun e del fatto che le stesse possano contribuire sia alla perdita dell’orientamento con conseguente spiaggiamento delle balene sia arrecando ingenti danni, derivanti dalle ispezioni sismiche attuate con la suddetta procedura, a zifi, delfini e capodogli, presenti in gran numero nelle acque delle zona interessata dalle quattro richieste. Ricordiamo a questo proposito gli oltre 50 delfini spiaggiati lungo le nostre coste negli ultimi tre anni.

Ci chiediamo che effetto possa produrre, per esempio, nelle acque al largo di Molfetta e Giovinazzo, risaputamente sature di ordigni bellici affondati lì dopo la bonifica del porto di Bari, dopo il bombardamento del 2 dicembre 1943, e delle bombe inesplose della guerra del Kosovo rilasciate nella stessa area.

Ci lasciano esterrefatti le parole del Ministro all’Ambiente (sic!) Gianluca Galletti che sostiene “l’opportunità offerta dal petrolio” e accoglie a braccia aperte le trivellazioni nel nostro mare.
Eppure basterebbe scorgere cosa è avvenuto e avviene in altre regioni a noi vicine a causa del petrolio per capire che sarebbe molto meglio farne a meno.
In Emilia Romagna la regione ha commissionato uno studio, prodotto dalla commissione Ichese, che ha sottolineato la possibile relazione tra le attività di trivellazione e le potenti scosse sismiche che hanno duramente colpito la provincia emiliana nel 2012.
In un passaggio della relazione finale si dice: “La pagina 47, con le conclusioni di questo capitolo è estremamente rilevante. Al primo punto si afferma che l’estrazione e/o l’iniezione di fluidi nei giacimenti di idrocarburi possono, in determinate circostanze, indurre o scatenare attività sismica”. Al secondo punto dice: “Diversi rapporti autorevoli descrivono casi ben studiati dove l’estrazione e/o l’iniezione di fluidi nei giacimenti di idrocarburi o geotermici è stato associato al verificarsi di terremoti, di magnitudo superiore a 5. E’ difficile, a volte impossibile, utilizzare il termine provata per questi casi (…).

Esistono comunque alcuni casi in cui l’attività sismica è stata associata a re – iniezione di acqua di processo nello stesso serbatoio dal quale è stato estratto olio o gas”. A seguito di tale relazione sono stati revocati i permessi per le nuove istanze di estrazione.
Ma per smontare tutte le mistificazioni rispetto ai grandi vantaggi di cui il petrolio è portatore basta spostarsi di qualche chilometro, in Basilicata.
Quando in Lucania, venti anni fa, si scoprì il petrolio, tutti i politici locali e nazionali accolsero la novità urlando che la popolazione si sarebbe arricchita e sarebbe piovuto lavoro per tutti.
Dopo vent’anni ci troviamo di fronte allo stupro di un territorio ricco di storia e natura, dovendo evidenziare che gli unici ad essersi arricchiti sono stati i petrolieri. 
Infatti, secondo l’Istat  la Basilicata è la regione più povera d'Italia.  La popolazione sta diminuendo a vista d’occhio: sono oltre 3000 all’anno i giovani che lasciano la regione per emigrare altrove.
I dati della Cgil denunciano un tasso di disoccupazione costantemente in crescita: «Nella sola Val d'Agri (dove è più intensa l'attività dei petrolieri) ci sono 8 mila persone tra disoccupati e inoccupati».


Ma la vera beffa riguarda le royalties (in Italia pari appena al 4% del profitto globale delle multinazionali per le estrazioni in mare e del 10% per quelle sulla terraferma). A fronte dei 141 milioni di euro che hanno portato al Pil regionale, le stesse hanno determinato l'uscita della Basilicata dai fondi UE per l'obiettivo 1, perdendo così finanziamenti europei per circa 320 milioni di euro.
Ma non basta! Ci sono anche l’inquinamento ed i danni permanenti causati al territorio. 

La Basilicata ha una percentuale di morti per tumore più alta della media nazionale (dati dell'Associazione Italiana Registro Tumori) e le aziende agricole si sono dimezzate nell'arco di 10 anni (dati Confederazione Italiana Agricoltori).
Secondo i dati della Commissione Bicamerale sul Ciclo dei rifiuti le attività di estrazione hanno inoltre prodotto oltre 400 siti contaminati.
Gli studi della Prof.ssa Albina Colella ci allarmano riguardo le condizioni di salute dell’invaso del Pertusillo, nella Val d’Agri, fonte di acqua potabile anche per molti comuni pugliesi. Le analisi hanno mostrato una consistente presenza di idrocarburi (oltre i valori consentiti dall’Istituto della Sanità) e addirittura di metalli pesanti (forse derivanti dalle sostanze lubrificanti che si usano per le trivelle).
A questo proposito vogliamo ricordare che Eni, Shell e Total finanziano parte dell’attività didattica dell’Università della Basilicata, come seminari, convegni, borse di studio e assegni di ricerca, proprio nell’ambito dello studio geologico del territorio lucano specificatamente in correlazione alla attività estrattiva. Dato l’evidente conflitto di interessi, ci chiediamo quanto possano essere credibili tali studi ed analisi.
Vale la pena sottolineare, tra le famigerate “riforme” che il governo Renzi vorrebbe portare a casa con la stampella della destra, la modifica del Titolo V della Costituzione che esautorerebbe Regioni ed Enti Locali da ogni intervento in merito alle politiche di tutela ambientale e di sviluppo energetico.



Alla luce di tutto questo, e tanto altro, ci opporremo con tutte le forze a questa follia, figlia di un sistema economico capitalista e di una produzione energetica che garantiscono  i profitti delle solite lobby, calpestando il diritto all’autodeterminazione di ogni comunità e distruggendo i beni comuni e le nostre vite.

Cercheremo un fronte comune, costruito dal basso, con chi, in Puglia e non solo, voglia condividere questa lotta in difesa del proprio territorio.


Saremo nelle piazze ad informare la gente ed al contempo fuori dai palazzi a pretendere che le istituzioni tutelino per davvero il nostro diritto alla salute.

Da un lato quindi esortiamo chiunque ne abbia voglia a mettersi in rete e a dar vita nelle proprie realtà ad incontri, dibattiti o qualsiasi altra forma d’informazione rispetto a quanto sta avvenendo e dall’altro chiediamo a gran voce alle istituzioni locali di prendere una posizione netta, al di là delle sterili dichiarazioni sui media o sui social network, contro le trivellazioni in Adriatico, magari partendo, nel caso occorra, dalla modifica dello statuto comunale e/o dal ricorso al principio di precauzione.
Chiediamo inoltre, a chiunque sia in possesso delle competenze necessarie, di farci pervenire ogni tipo di contributo che faccia chiarezza sui rischi legati alle quattro istanze della Global Petroleum Limited.


Le trivelle non piovono da sole dal cielo! Sono il frutto di semplici e precise scelte politiche. I sindaci delle nostre città, i presidenti delle nostre Province e Regioni fanno parte o sono alleati dei partiti che sono al governo e che oggi scelgono di svendere il nostro territorio. Nessuno accampi scuse di non competenza ma piuttosto ci si prenda le dovute responsabilità politiche.


Coordinamento No Triv Terra di Bari


INFO E ADESIONI :
 notriv.molfetta@gmail.com

https://www.facebook.com/notrivmolfetta

http://notriv-terradibari.blogspot.it



     foto di Felisiano Bruni - RumoreCollettivo
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martedì 26 agosto 2014

Assemblea Pubblica contro le trivellazioni petrolifere . Ven. 5 Settembre 2014 a Molfetta (BA)

Riprendono le assemblee pubbliche del coordinamento No Triv all'indomani della pubblicazione delle osservazioni sul sito del ministero dell'ambiente alle quattro richieste d'ispezione dei fondali per la ricerca di giacimenti d'idrocarburi da parte della Global Petroleum. Il coordinamento intende proseguire nel percorso di consapevolezza dei territori e di confronto con le altre realtà che a vario titolo si sono mosse nelle città interessate dalle richieste per sollecitare le comunità e le amministrazioni locali.
Come per le altre assemblee ci incontreremo in un luogo pubblico in questo caso nel centro storico di Molfetta e precisamente nel Giardino Mammoni in Via Preti . In caso di pioggia possiamo spostarci nell'attigua Sala Turtur.

A MOLFETTA 5 SETTEMBRE ORE 18.30.

info: notriv.molfetta@gmail.com

Link all'evento Facebook : https://www.facebook.com/events/559085474214256/




Locandina by D&G Comics
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giovedì 21 agosto 2014

Economia Collettiva e Sismicità relativa

I commenti pubblicati sull’articolo della testata web “Giovinazzo Live” a firma di Domenico 1990, ci permettono di ragionare su due questioni importanti emerse nelle sue riflessioni, ovvero, il modello economico norvegese e la mancanza di correlazione tra l’estrazione d’idrocarburi in Emilia Romagna ed i terremoti che in questi anni hanno colpito la regione. Come Coordinamento No Triv Terra di Bari, non ci sentiamo di rappresentare quel vasto movimento del “no” spesso agitato come spauracchio dai governi centrali e locali come causa di una visione miope ed antistorica, lontana dalle esigenze delle comunità e dalle necessità di creare sviluppo con l’illusione di posti di lavoro certi e permanenti. 

C’interessa invece, seriamente, ragionare di quanto avviene in Norvegia, oggi, terzo paese al mondo produttore di petrolio. Il paese nordico ha da subito ragionato di un sistema pubblico che permettesse, sin dall’inizio, di gestire le economie provenienti dalle attività estrattive attraverso la Statoil, società controllata dallo stato che sviluppasse competenze locali nel campo petrolifero, il Direttorato Petrolifero che si occupasse delle concessioni e delle tecnologie utilizzate ed il Fondo Monetario che raccogliesse i proventi, indirizzandone una parte verso le politiche sociali mentre il resto veniva investito in altri fondi internazionali, andando ad accrescere la ricchezza pro capite dei norvegesi. Questo percorso che parte dagli inizi degli anni ’70 ed arriva sino ai giorni nostri non ha mai visto un arretramento del pubblico rispetto al rapporto con le multinazionali che estraggono al largo della Norvegia, dato che hanno trovato sempre un interlocutore nello stato come co–investitore attivo e non passivo, consapevole che il proprio ruolo deve essere quello dell’utilizzo delle risorse naturali per promuovere il benessere dell’intera comunità, controllando che lo stesso sviluppo non vada ad intaccare eccessivamente il territorio. Tornando al nostro Paese (l’Italia), nel dibattito tornato a svilupparsi in questi mesi sulla necessità di esaminare il fondale dell’Adriatico (e non solo) alla ricerca di giacimenti d’idrocarburi da poter sfruttare, non abbiamo colto nelle riflessioni della politica nazionale alcuna riflessione minimamente avvicinabile a quelle fatte, a loro tempo, in Norvegia. Il ruolo del pubblico ci sembra più quello di un ratificatore dei desiderata esterni provenienti dalle varie multinazionali, interessate al nostro sottosuolo più per le bassissime royalties da destinare all’Italia che per un reale investimento su competenze e tecnologie innovative. Questa mancanza di visione politica, abilmente nascosta dal richiamo alla vicina Croazia ed alla sua disponibilità a concedere il permesso ad esaminare e trivellare il fondale marino come competitor che priverà l’Italia di eventuali ricchezze, pensiamo sia un motivo sufficiente ad opporre un fermo rifiuto alle richieste della Global Petroleum Limited ed in generale ad una politica energetica italiana incapace di esercitare un forte controllo pubblico sulle dinamiche economiche legate all’energia con una visione che esplori nuove modalità d’investimento sul territorio, volte ad una necessaria riduzione dei consumi e ad una riflessione collettiva che renda partecipi i territori delle scelte. Sulla seconda questione posta della correlazione tra le estrazioni d’idrocarburi ed i terremoti che hanno colpito duramente l’Emilia Romagna, si fa riferimento ai risultati della Commissione Ichese. Nella relazione finale ci sembra di particolare interesse la parte che risponde al secondo quesito, ovvero, “è possibile che la crisi emiliana sia stata innescata da attività di sfruttamento o di utilizzo di reservoir, in tempi recenti e nelle immediate vicinanze della sequenza sismica del 2012?”. In un passaggio viene detto che “in base alla sismicità storica della zona si può ritenere molto probabile che il campo di sforzi su alcuni segmenti del sistema di faglie nel 2012 fosse ormai prossimo alle condizioni necessarie per generare un terremoto di magnitudo locale intorno a 6”, ma assume interessante rilevanza, nella parte finale, questo enunciato, “La Commissione ritiene altamente improbabile che le attività di sfruttamento d’idrocarburi a Mirandola e di fluidi geotermici a Casaglia possano aver prodotto una variazione di sforzo sufficiente a generare un evento sismico indotto. L’attuale stato delle conoscenze e l’interpretazione di tutte le informazioni raccolte ed elaborate non permettono d’escludere, ma neanche di provare, la possibilità che le azioni inerenti lo sfruttamento d’idrocarburi nella concessione di Mirandola possano aver contribuito ad innescare l’attività sismica del 2012 in Emilia”. Quindi l’atteggiamento è di estrema cautela, legato alla mancanza di dati che permettano ulteriori indagini ed una ricerca “giovane” che si sta sviluppando in questi anni sul tema della correlazione tra ricerca degli idrocarburi e terremoti, tale da non permettere di sviluppare protocolli di sicurezza efficienti. Quindi non si può parlare di mancanza di correlazione tra gli eventi, ma piuttosto di una situazione che andrebbe ulteriormente approfondita a livello pubblico con un’attività di ricerca statale e non controllata da quelle stesse multinazionali che si occupano di promuovere le attività estrattive. Ovviamente, come coordinamento, siamo sempre pronti ad un confronto con tutti coloro che pongano questioni d’interesse collettivo per sviluppare una riflessione che non si fermi alle banalità, ma s’impegni a ragionare di una nuova visione del pubblico che sappia prendere gli aspetti positivi ed investire sul suo potenziamento per creare un efficace contraltare al prevalere d’interessi privati ed istinti individualisti propri della società in cui viviamo. 


Coordinamento No Triv Terra di Bari
Gruppo Molfetta-Giovinazzo

     foto di Domenico Loiacono - RumoreCollettivo
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mercoledì 13 agosto 2014

Amministratori silenziosi e propaganda regionale


A più di una settimana dalla scadenza per l’invio delle osservazioni al Ministero dell’Ambiente verso le quattro richieste d’ispezione nell’Adriatico della Global Petroleum Limited, il Coordinamento No Triv Terra di Bari prende atto che ai proclami della Regione Puglia non sono seguiti atti concreti ed istituzionali, parimenti, notiamo lo stesso “andazzo” nell’attività amministrativa dei comuni coinvolti direttamente dalle richieste. Solo Molfetta e Mola hanno licenziato, rispettivamente, una delibera di consiglio comunale ed una delibera di giunta, il cui contenuto, però, non ci convince, dato che nessuno dei due atti fa proprie le osservazioni presentate anche dal Coordinamento oltre che dagli altri singoli e gruppi organizzati, rimandando all’ azione dei rispettivi sindaci la nascita di un tavolo comune con i paesi interessati per “la presentazione congiunta delle osservazioni e per l’individuazione di eventuali carenze normative nella documentazione presentata, anche attraverso la nomina di professionisti specifici, nonché di eventuali ulteriori iniziative che si dovessero rendere necessarie” (Comune di Molfetta) o “di dare mandato al Sindaco ad attivarsi e farsi promotore, in ogni sede istituzionale utile, con la massima urgenza, con i Sindaci dei Comuni interessati dalle attività della Global Petroleum (Giovinazzo, Bari, Mola di Bari, Polignano a Mare, Monopoli, Fasano, Ostuni, Carovigno, Brindisi, San Pietro Vernotico e Torchiarolo) per la costituzione di un tavolo congiunto al fine di fronteggiare tale problematica” (Comune di Mola).
Attendiamo la pubblicazione sul sito del Ministero delle osservazioni che avrebbero presentato i comuni di Monopoli e Fasano come si evince dai comunicati stampa ufficiali.
Prendendo spunto da quanto deliberato, chiediamo ai comuni che si sono esposti l’immediata convocazione di un tavolo istituzionale che metta insieme amministrazioni, movimenti, associazioni di categoria, singoli e si occupi di estendere l’informazione nelle comunità interessate, di stimolare il dibattito, di mobilitare le parti sociali e di aprire la riflessione con i prossimi candidati alla presidenza della Regione Puglia chiedendo loro non solo d’esprimersi in merito alle molte richieste di ispezione e trivellazione operate dalle multinazionali del petrolio e del gas sul nostro territorio, ma di chiarire una volta per tutte le reali volontà di sviluppo di cui tutti i candidati si fanno portatori, possibilmente disinnescando il perpetuo ricatto tra salute e lavoro (vedi Taranto).
Ci sembra giunto il momento in cui le varie “maschere” vadano tolte e, al di là dei proclami, sia fatta chiarezza sulle scelte energetiche, economiche ed ambientali dei governi passati e presenti da parte dei prossimi candidati al ruolo di governatore della Regione Puglia.
Noi proseguiremo nel percorso di coinvolgimento dal basso, ripartendo da Molfetta e Giovinazzo su stimolo dei gruppi da cui è partito questo coordinamento e lo faremo giovedì 4 settembre.
Questo primo passo di una seconda fase sarà volto ad un maggior coinvolgimento degli altri gruppi che, a vario titolo, hanno sollecitato i loro territori. 
Pensiamo che un coordinamento delle forze che si riconoscano in una vertenza comune e con un simbolo unitario, il “No Triv”, sia base essenziale per evitare fughe in avanti o comportamenti ondivaghi, consapevoli dell’importanza della posta in palio e di possibili strumentalizzazioni elettorali.

Coordinamento No Triv Terra di Bari

Gruppo Molfetta-Giovinazzo



     foto di Felisiano Bruni - RumoreCollettivo
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