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mercoledì 20 gennaio 2016

IL REFERENDUM NO TRIV SI FARA’!!!

Dopo la sentenza della Corte costituzionale, che ha ammesso il quesito referendario in difesa dei mari italiani, promosso dalla rete dei movimenti italiani No Triv e dagli attuali 9 Consigli regionali facenti parte del comitato referendario, Rosanna Rizzi – del Coordinamento nazionale No Triv (NoTriv Terra di Bari) – è intervenuta stamattina in diretta radiofonica a Radio Città del Capo, durante la trasmissione “Sulla bocca di tutti”.
Nel file Audio, l’intervista rilasciata all'emittente radiofonica emiliana.

venerdì 25 settembre 2015

Oltre il Referendum: Pertusillo e Tempa Rossa.




Martedì 22 settembre 2015 la Regione Puglia si è riunita in Consiglio in seduta monotematica sulle trivellazioni, così com’è era stato annunciato dal governatore Emiliano il 18 settembre durante la Conferenza delle Regioni del Sud presso la Fiera del Levante.

All’ordine del giorno la richiesta di un referendum abrogativo, proposta dal Coordinamento Nazionale NoTriv, dell’art. 35 del “Decreto Sviluppo” del 2012 - che riattiva le procedure, per le istanze presentate sino al 2010, per la ricerca e prospezione di idrocarburi in mare entro le 12 miglia marine - e di alcune parti dell’art. 38 dello “Sblocca Italia”del 2014 - che di fatto esautora le Regioni del potere decisionale e legislativo nelle politiche energetiche -, su cui il Consiglio Regionale si è espresso all’unanimità in maniera favorevole.

Leggiamo quanto sta avvenendo in questi giorni come un segnale positivo, soprattutto per i movimenti. Pur trovandosi, infatti, ad agire in uno scenario asfittico e desolante, dimostrano di avere ancora la capacità di incidere sulle scelte politiche istituzionali, nel momento in cui, però, si fanno portatori di istanze radicali all’interno di mobilitazioni costruite dal basso.

Proprio per questo, così come ribadito prima nella piattaforma e successivamente anche nella e dall’assemblea del presidio #18S_NOTRIV, riteniamo che questo referendum debba essere SOLO una delle vertenze, che va ad affiancarsi a quelle specifiche di ciascun territorio, della lotta contro le trivellazioni.

Tra le richieste del Coordinamento NoTriv Terra di Bari, protocollate il 25 agosto presso la Regione Puglia e consegnate ai governatori del Sud alla Fiera della Levante, ne sono presenti due ineludibili e fondamentali che hanno per oggetto le analisi delle acque del Pertusillo e il blocco di Tempa Rossa a Taranto.

Perché chiediamo che la Regione Puglia si attivi affinché le autorità competenti effettuino dei controlli ripetuti sulle acque di un lago lucano?

Il lago del Pertusillo è un bacino idrico-potabile che rifornisce anche l’Acquedotto Pugliese, alimentando la Puglia centro-meridionale (Taranto, Brindisi e Lecce) e settentrionale (le aree del barese) interconnettendosi, nel nodo idraulico Gioia - Bari, con le acque del Sele, che proviene dalla Campania.
È situato a soli circa 10 km dal Centro Oli di Viggiano nella zona della Val D’Agri (Potenza), “il più grande giacimento on-shore dell’Europa occidentale”, come la definisce la stessa ENI che in quest’area gestisce la quasi totalità delle estrazioni petrolifere e gassose.

Nel 2010 in questo lago, in seguito ad una morìa di pesci, sono state effettuate analisi che hanno prodotto dei dati allarmanti, evidenziando un inquinamento sia biologico che chimico. È stata riscontrata la presenza di idrocarburi e metalli pesanti - alluminio, bario, cadmio, manganese, piombo, nichel, ferro - alcuni dei quali utilizzati nelle stesse attività estrattive. Tutte sostanze che non dovrebbero in alcun modo trovarsi in bacino a destinazione d’uso potabile.

La Regione Basilicata e l’ARPAB (Agenzia Regionale per l’Ambiente della Basilicata) da subito hanno minimizzato e rassicurato sull’appartenenza del Pertusillo alla categoria A2 (trattamento fisico e chimico: normale e disinfezione).

Peccato che il monitoraggio e la relativa pubblicazione sul sito dell’ARPAB sia ferma al 2012!  E peccato, soprattutto, che il Piano di monitoraggio ambientale in Val d’Agri sia stato realizzato e redatto assieme all’ENI, ovvero lo stesso soggetto che deve, o dovrebbe, essere sottoposto ai controlli. [http://www.eni.com/eni-basilicata/news/2015/2015-06-06-primo-workshop.shtml]

A rassicurare i pugliesi ci ha invece pensato Vito Palumbo, responsabile della comunicazione e delle relazioni esterne di AQP, affermando in un’intervista televisiva che il «potabilizzatore non preleva l’acqua in superficie o nel fondo, ma ad un livello intermedio dove l’acqua è migliore».

Alla luce di una nuova ondata di morìa di pesci verificatasi quest’estate, che qualcuno ha provato a spacciare come conseguenza del troppo caldo, e di nuove analisi che sono state effettuate e che rilevano la presenza di idrocarburi e di sostanze cancerogene negli stessi pesci [http://basilicata.basilicata24.it/cronaca/pesci-pertusillo-contaminati-16-idrocarburi-diversi-metalli-pesanti-microcisti-18487.php], crediamo che la Regione Puglia debba impegnarsi nel tutelare la salute dei propri cittadini.

Non dare seguito alla nostra richiesta, più che mai legittima, di effettuare ripetuti controlli per verificare la presenza di idrocarburi e metalli pesanti nell’acque del Pertusillo e in quelle che arrivano nelle case dei pugliesi, rendendo pubblici e consultabili i dati, sarà una responsabilità politica pesantissima.

Un’altra questione ci lega alla Basilicata ed è Tempa Rossa: un giacimento di idrocarburi situato nell’Alto Sauro, tra il parco regionale di Gallipoli Cognato e il Parco Nazionale del Pollino, un progetto che prevede lo stoccaggio a Taranto del petrolio lucano estratto dalle compagnie Total, Shell e Mitsui.

Nell’ottobre del 2001 viene costruito un oleodotto di 136 km che collega il Centro Oli di Viggiano con la Raffineria Eni a Taranto.

NEL 2011 viene messo a punto un piano di potenziamento di Tempa Rossa, atto ad aumentare la quantità giornaliera di barili e di gas prodotta, che coinvolge sia la Basilicata (aumento del numero di pozzi di estrazione, costruzione di un altro centro di trattamento oli) sia la Puglia (il prolungamento del pontile già in uso all’Eni di Taranto e l’adeguamento dei servizi ausiliari asserviti al pontile la costruzione di due nuovi mega serbatoi; costruzione di una nuova linea di trasferimento del greggio dai nuovi serbatoi al nuovo pontile; costruzione di un nuovo impianto pre-raffreddamento; la fabbricazione di due nuovi impianti di recupero vapori).

Un progetto che le compagnie petrolifere millantano essere a impatto zero, ma che invece andrebbe evidentemente ad incrinare ulteriormente gli equilibri alquanto fragili di entrambi i territori.

Durante la conferenza di servizi del 17 luglio 2014 con il Ministero dell’Ambiente e il Ministero dello Sviluppo Economico, la Regione Puglia guidata da Nichi Vendola ufficializza il via libero al progetto, ignorando completamente sia il parere contrario espresso del Consiglio Comunale di Taranto sia il parere sfavorevole dell’ARPA.

«Gli impianti sorgeranno in un’area in cui la precedente caratterizzazione aveva evidenziato alcuni superamenti sia per il terreno che per la falda. […] L’esercizio di questi impianti comporterà un aumento delle emissioni diffuse pari a 10 tonnellate/anno che si aggiungeranno alle 85 tonnellate/anno (con un incremento del 12%). […] Vista la situazione di criticità ambientale di Taranto questa Agenzia ha evidenziato la perplessità di realizzare un simile impianto in quanto lo stoccaggio del greggio, che verrà mantenuto ad una temperatura di 40 gradi, comporterà la emissione di composti organici volatili, tra cui anche gli Ipa» [Parere dell’ARPA Puglia del 29 marzo 2011]

La decisione, però, espressa dall'allora governatore Vendola sembra non essere condivisa dall'intera giunta. Viene convocata con un’urgenza la Commissione Ambiente della Regione Puglia e ad ottobre del 2014 la giunta approva una delibera per chiedere il riesame del decreto ministeriale con cui è stata concessa la Valutazione di Impatto Ambientale – Autorizzazione Integrata Ambientale (DM 573/2011). 

Il Comune di Taranto con una delibera del 5 novembre del 2014 ha provato ad opporsi al colosso del petrolio, escludendo dalla variante al piano regolatore del porto le due opere di Tempa Rossa - allungamento del pontile petroli e costruzione di due serbatoi di stoccaggio -, atto prontamente impugnato dall’Eni e accolto dal TAR di Lecce con sentenza del 17 giugno 2015.

È notizia di oggi che il progetto sembra aver subito un momentaneo arresto. La Total annuncia un taglio degli investimenti per il giacimento in Basilicata a causa del persistente andamento negativo della quotazione del petrolio.

Per quanto ci faccia tirare un sospiro di sollievo, non incide rispetto alle richieste che poniamo alla Regione Puglia. 

Ricordiamo, infatti, che Il progetto Tempa Rossa, per il quale è stato approvato il 20 febbraio 2015 dal Ministero dell’Ambiente un apposito provvedimento per accelerarne i lavori, è stato dichiarato dal governo un’opera strategica a livello nazionale, tanto da far inserire nell’ultima legge di Stabilità del 2015 un emendamento che di fatto mette al riparo Tempa Rossa nella sua interezza, sbloccando “l'effettiva realizzazione dei progetti per la coltivazione di giacimenti di idrocarburi" e semplificando le procedure in merito alle infrastrutture necessarie allo sfruttamento del greggio.

Il progetto è stato solamente rinviato, la multinazionale francese ha affermato che i lavori riprenderanno nel 2017. Non possiamo certo permettere che le nostre vite possano dipendere dagli andamenti del mercato.

La Regione Puglia deve fare tutto quanto di sua competenza per bloccare l’ampliamento di TEMPA ROSSA!

Queste politiche, scellerate e miopi, porterebbero Taranto, città che ormai da decenni subisce i danni della devastazione ambientale prodotta dalle industrie, completamente al collasso; andrebbero ad  incrementare un inquinamento, già presente allo stato attuale, delle falde acquifere e dei terreni lucani. 

Taranto e la Basilicata sono il simbolo di un modello di sviluppo vecchio, privo di prospettive, che continua ad ingannare le popolazioni con il ricatto del lavoro.

Sia il Pertusillo che Tempa Rossa fanno emergere un elemento importante: la Puglia sta già vivendo le inevitabili conseguenze delle trivellazioni, seppur di quelle che avvengono su terra ed in una regione a noi vicina, la Basilicata.

I territori sono tra loro interconnessi, l’inquinamento ambientale e tutto ciò che questo comporta non conosce di certo confini.


foto di Felisiano Bruni  (Rumore Collettivo)
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mercoledì 26 agosto 2015

Piattaforma Manifestazione Interregionale - 18 settembre 2015 a Bari

La piattaforma della manifestazione interregionale notriv che si terrà il 18 settembre a Bari presso la Fiera del Levante, in concomitanza con la Conferenza delle Regioni del Sud dei Presidenti di Regione. 



Con il decreto “Sblocca Italia” e le nuove concessioni per le ricerche di idrocarburi, il governo Renzi sta lanciando un’offensiva terrificante contro i nostri territori: li sta trasformando in un terreno di conquista privo di qualsiasi regola per le multinazionali del petrolio, pronte a distruggere l’ambiente, rovinare la nostra salute e calpestare i nostri diritti in nome dei propri profitti.
La Puglia ad oggi è una delle regioni nel mirino dei petrolieri. Ben 9, infatti, dei 12 permessi di ricerca iscritti in Gazzetta Ufficiale e rilasciati dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio del Mare riguardano le nostre coste, dell’Adriatico e dello Ionio.
La stessa fase di prospezione, che vede l’utilizzo della tecnica denominata “Air Gun”, risulta già essere altamente impattante sull'ambiente, con danni alla flora e alla fauna marina, e assolutamente pericolosa considerando che alcuni dei siti scelti dalle multinazionali del petrolio vedono la presenza, nel fondale, di ordigni bellici della seconda guerra mondiale e del conflitto nell’ex – Jugoslavia, come dimostrato dalle mappe nautiche e della Marina Militare.
Lo scempio si abbatterebbe non solo su alcuni dei luoghi più belli e a maggiore vocazione turistica - le Isole Tremiti, Polignano a Mare, Monopoli e l’alto Salento - ma anche più fragili, come Taranto, oggetto da troppi anni di una devastazione ambientale dovuta al capitale.
La retorica, ormai stantia, è sempre la stessa: il petrolio porta ricchezza. Eppure, la distruzione della Basilicata, un territorio ricco di natura e storia, ad opera dei petrolieri, dovrebbe dimostrare più di tante chiacchiere quali siano i veri effetti delle trivellazioni.
Quando in Lucania, venti anni fa, si scoprì il petrolio, tutti i politici locali e nazionali accolsero la novità millantando un arricchimento per la popolazione e un aumento dei posti di lavoro, benefici che evidentemente non ci sono mai stati.
Dopo vent'anni, infatti, la situazione che ci troviamo di fronte è questa: la Basilicata è, secondo i dati dell’Istat, la regione più povera d’Italia con un forte tasso di emigrazione, sono infatti oltre 3.000 i giovani che ogni anni lasciano la propria terra; «Nella sola Val d'Agri, l’area in cui l’attività estrattiva è più intensa, ci sono 8 mila persone tra disoccupati e inoccupati», secondo i dati della CGIL; nell'arco di dieci anni le aziende agricole si sono dimezzate, ci dicono i dati della Confederazione Italiana Agricoltori.
Ad aggravare ulteriormente le condizioni si aggiungono i danni permanenti causati dall'inquinamento che leggiamo in un dato agghiacciante: la Basilicata ha una percentuale di morti per tumore più alta della media nazionale, stando alle fonti fornite dall'Associazione Italiana Registro Tumori.
Inoltre, secondo la Commissione Bicamerale sul Ciclo dei rifiuti, le attività di estrazione hanno prodotto oltre 400 siti contaminati.
Questi dati devono allarmare la Puglia, non solo pensando ad un futuro che non vorremmo mai vivere e contro il quale stiamo lottando, ma perché la Basilicata è già nei fatti il presente di molti pugliesi: il Pertusillo, invaso della Val D’Agri che rifornisce anche l’Acquedotto pugliese, mostra, secondo gli studi della Prof.ssa di Geologia dell'Unibas Albina Colella, una consistente presenza di idrocarburi – oltre i valori consentiti dall'Istituto della Sanità – e addirittura di metalli pesanti derivanti probabilmente dalle sostanze lubrificanti utilizzate per le trivelle.
Di fronte a questo scenario pretendiamo atti forti e concreti. I ricorsi della Regione Puglia e Regione Calabria al TAR del Lazio contro i nuovi premessi di ricerca ci sembrano solamente il minimo indispensabile che entrambe le istituzioni potessero fare. In primis, perché il ricorso non è un atto di indirizzo politico, ma semplicemente una contestazione della procedura amministrativa; in secondo luogo, perché nessuno assicura che il TAR, specialmente alla luce del decreto“Sblocca Italia”, possa esprimersi in maniera favorevole. Del resto, il caso del rigetto del ricorso sulla TAP parla chiaro.Chiediamo, pertanto, un impegno da parte dei consigli regionali - ne sono sufficienti cinque - nell’adozione di una delibera volta a indire un referendum popolare per:
  • l’abolizione dell’art. 35 del “Decreto Sviluppo”, che riguarda i procedimenti in mare entro le 12 miglia, potrebbe bloccare ben 50 nuove concessioni, tra cui le più recenti pugliesi;
  • l’abolizione degli artt. 37 e 38 dello “Sblocca Italia”, che oggi consentono di applicare le procedure semplificate e accelerate sulle infrastrutture strategiche ad una intera categoria di interventi, senza che vengano individuate le priorità e che venga chiarito il "piano delle aree", come previsto dalle leggi vigenti, e senza che si applichi la Valutazione Ambientale Strategica. L’abolizione dei suddetti articoli, inoltre, restituirebbe alle Regioni la competenza sulla Valutazione di Impatto Ambientale, mettendo fine ad un ignobile commissariamento da parte del Ministero dell’Ambiente, volto a facilitare le multinazionali del petrolio.
Purtroppo i tempi sono davvero strettissimi: la dead-line per indire un’eventuale consultazione referendaria nella primavera 2016 è il 30 settembre prossimo. Il governatore Emiliano, dopo settimane di dichiarazioni in cui si esprimeva contrario alle trivellazioni, ha infine chiarito di non avere la reale volontà di fare questo passo. Ha affermato che il “referendum chiesto dalle Regioni apre scontro istituzionale con Governo assai dannoso per tutti” (TW, 16/08/2015). Ne deduciamo che le proposte dei movimenti No Triv darebbero troppo fastidio al governo Renzi e rischierebbero di mettere il governatore in cattiva luce nei confronti del Presidente del Consiglio.
Dinamiche queste di cui a noi interessa davvero poco e dalle quali ci sentiamo completamente estranei. Pretendiamo che la Regione Puglia, assieme alle altre, faccia quanto di propria competenza per tutelare la salute del territorio e delle popolazioni che lo vivono. Di assai dannoso vediamo solo delle scelte politiche che non vanno in questa direzione.
Non vogliamo affatto essere un movimento No Triv “non nel mio giardino”. È per questo che le nostre richieste non riguardano solamente le nuove concessioni sbloccate dal Ministero dell’Ambiente, chiediamo infatti che la regione Puglia revochi immediatamente i permessi concessi all’Eni dall’amministrazione Vendola per il potenziamento della raffineria di Taranto, volto a lavorare il grezzo estratto impunemente dalla zona di Tempa Rossa in Basilicata, pericolosamente vicina, peraltro, ad un’area naturalistica.


Allo stesso tempo siamo preoccupati per le ultime novità che vengono dai paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Croazia, Montenegro, Albania e Grecia stanno avviando aste pubbliche per il rilascio di concessioni di ricerca e coltivazione idrocarburi nell’Adriatico e nello Jonio. Considerata la natura di questi mari, la loro ridotta dimensione ed il ridotto ricambio di acqua rispetto al mare aperto, anche un solo incidente potrebbe generare un disastro ambientale. E non dimentichiamo la presenza di depositi di ordigni bellici, anche a caricamento chimico, dimostrata dalle nostre osservazioni presentate al Ministero dell’Ambiente. Immaginate cosa accadrebbe se solo una di queste bombe venisse interessata dall’azione dell’Air Gun o di una trivella!


E’ pertanto urgente e indifferibile avviare una consultazione transfrontaliera con tutti i paesi che hanno progetti di sfruttamento delle risorse fossili off-shore!


Convochiamo, insieme alle realtà che hanno condiviso il nostro percorso fatto di assemblee ed incontri informativi, una mobilitazione interregionale il 18 settembre 2015, giorno in cui, presso la Fiera del Levante, si terrà un incontro tra i Governatori di Regione proprio sul tema delle trivellazioni.


Vogliamo che sia una manifestazione aperta, partecipata e costruita dal basso, che non cerchi sterili tavoli, ma ribadisca alle istituzioni regionali che è necessario agire velocemente. Le dichiarazioni cui non seguono azioni concrete resteranno per noi inutili chiacchiere da campagna elettorale. 

Ribadiamo con profonda convinzione che le nostre vite valgono più dei loro profitti.



Adesioni al 17 settembre 2015

Coordinamento NoTriv Terra di Bari
Coordinamento Nazionale NoTriv – Sezione Abruzzo
Coordinamento NoTriv Basilicata
No Trivelle in Sardegna
Garganistan Movement NoTriv
Coordinamento NoTriv Lombardia
Comitato Popolare No Trivelle di Licata Gruppo
NoTriv Salute e Ambiente di Cento
Comitato NoTriv Grassano
Comitato NoTriv di Brindisi Montagna (Pz)
Comitato Molese contro le trivellazioni
RTC Rete Territoriale dei Conflitti - Salento
Comitato Bonifica Molfetta
Osservatorio per la legalità e la difesa del Bene Comune di Giovinazzo
Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia
Comitato No Grandi Navi – Laguna Bene Comune – Venezia
Contramianto e Altri Rischi Onlus
Coordinamento Difesa Patrimonio Culturale contro le Devastazioni Ambientali
Comitato No Gasaran Seregnano
Comitato Democrazia e Partecipazione Bordolano
Comitato Popolare “MO’ BASTA” – Potenza
Comitato SS 275
Forum per la tutela della legalità e del territorio Stefano Gioia
Collettivo Libertario Rivoltiamo La Terra
A.B.A.P. – Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi
ISDE – Puglia
FAI – delegazione di Bari
Associazione Ambiente Venezia
Associazione Città Plurale – Matera
Associazione dei giardini storici di Bari
Associazione di promozione sociale M/APP – Mestieri e Arte Popolare Pugliese
Terre del Mediterraneo - Bari
Mordi La Puglia
L’Altra Puglia
Associazione Artemia Salina Margherita di Savoia
Coordinamento NoTriv BAT
Associazione Abruzzo Beni Comuni
Associazione Teramo 3.0
Circolo Arci Carlo Cafiero – Barletta
Masseria dei Monelli APS
Associazione Eugema Onlus
Associazione LIBRIAMOLA
Primalepersone – APP
Club della Canzone d’Autore di Bari
Confederazione Cobas Brindisi
Cobas Scuola Bari
Lista Civica Italiana
Rete Civica Italiana
Altra Puglia
Rivoltiamo la Precarietà
Convochiamoci per Bari
ARCA – Centro di Iniziativa Democratica di Bari
Azione Civile Nazionale
Azione Civile Abruzzo
Sezione Puglia dell'Istituto Nazionale di Urbanistica
Mediterraneo No Triv
Coordinamento NoTriv Sicilia Sud-Orientale
Ammazza Che Piazza - Taranto
RASPA Rete Associazioni Sibaritide e Pollino per l'Autotutela
Ex-Caserma Liberata - Bari
Stop Trivelle Fasano
Comitato per la tutela delle coste - Monopoli
Associazione Effetto Terra - Bari



foto di Matteo D'Ingeo
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martedì 11 novembre 2014

Contro lo Sblocca Italia il Coordinamento NOTRIV Molfetta scende in piazza il #14N


Lo Sblocca Italia è stato definitivamente convertito in legge al Senato a colpi di fiducia, ignorando le modifiche sollecitate dalle reti e dai comitati di cittadini. 

Le nuove norme incentivano un'economia dipendente dai combustibili fossili favorendo trivellazioni e mettendo a rischio la salute dei territori e delle comunità.

Nella nostra regione vi sono già quattro istanze per giacimenti di idrocarburi nell'Adriatico da parte della multinazionale Global Petroleum Limited, mentre nello Jonio la Global Med Llc minaccia di avviare nuove ricerche a pochi km dalle coste di Leuca.
Le conseguenze scellerate di tale modello energetico sono ben visibili nella vicina Basilicata, dove le contaminazioni da idrocarburi dovute ai pozzi in Val d’Agri giungono sino all’invaso del Pertusillo, bacino che fornisce di acqua potabile l’assetata Puglia.

Per rivendicare il nostro diritto al futuro basato su uno modello di sviluppo sostenibile e una gestione democratica dei territori il Coordinamento NOTRIV Molfetta aderisce allo SCIOPERO SOCIALE del 14 novembre.

Appuntamento in Piazza Umberto a Bari venerdì 14 alle ore 10. 



Laboratorio per l'organizzazione dello Sciopero Sociale a Bari

lunedì 22 settembre 2014

Una pentola a pressione pronta ad esplodere



Venerdì 19 settembre il coordinamento “No Triv - Terra di Bari” ed il comitato “Acqua Bene Comune Puglia” hanno partecipato alla conferenza organizzata da Ola Ambientalista in Val D’Agri, dal titolo “Petrolio, cosa bolle in pentola?”

Gli interventi dei tre relatori, ovvero, della prof.ssa Albina Colella, titolare della cattedra di Geologia all’università della Basilicata, del geologo Vincenzo Portoghese e del prof. Enzo Di Salvatore, associato di diritto costituzionale all’università di Teramo hanno spiegato alle associazioni ed ai “comitatini” provenienti dalle regioni interessate dalle trivellazioni come l’esperienza della Val D’Agri sia paradigmatica di quello che sta succedendo o potrebbe succedere altrove.

Le sottovalutazioni, le omissioni, le normative vigenti sono la causa di un disastro economico “lento ed irreversibile” che sta minando la salute di una zona bellissima per paesaggi e biodiversità, oltre ad avvelenare le falde acquifere tra cui quelle del Pertusillo che serve anche molti comuni della vicina Puglia.

Lo “Sblocca Italia”, come efficacemente spiegato dal prof. Di Salvatore, è l’architrave politico e normativo che legittima una politica energetica ed ambientale totalmente indifferente alle necessità delle comunità interessate ed alla salvaguardia dei beni comuni del territorio. Nella sua relazione sono emersi gli aspetti di palese incostituzionalità presenti negli artt. dal 36 al 38 del decreto, inerenti il titolo unico concessorio, il vincolo preordinato all’esproprio già in fase di ricerca, la completa estromissione degli enti locali dai procedimenti ed il rilascio dell’intesa in conferenza di servizi. Questi ultimi due punti, di fatto, delegittimano quel che resta del Titolo V della costituzione in tema di autonomia delle regioni e dei comuni ed annullano il confronto politico che non può esaurirsi in un atto amministrativo sancito da una conferenza di servizi.

Tutte queste ragioni ci sembrano sufficienti per richiamare la Regione Puglia ai propri doveri istituzionali, promuovendo quanto prima quel confronto da essa stessa proposto nell’incontro con il presidente del consiglio regionale Onofrio Introna, con i parlamentari pugliesi affinchè ascoltino la voce dei “comitatini” e delle associazioni ambientaliste e si assumano le loro responsabilità di fronte alle scelte contenute nello “Sblocca Italia”.

Questo è emerso nell’incontro della Val D’Agri, nelle parole di sindaci e componenti di associazioni e “comitatini”, ovvero, fare presente ai propri rappresentanti di Camera e Senato la situazione e spiegare le scelte di cui si rendono responsabili come componenti di partiti e movimenti presenti in Parlamento.

Di fronte alla mancata salvaguardia ambientale ed a una prospettiva economica che vede nel territorio un bene da espropriare e non su cui investire, ci facciamo portatori dell’eco proveniente dall’incontro del 19 settembre in Val D’Agri, destinata a diventare un urlo molto forte se l’istituzione o quello che ne rimane proseguirà nella sua dichiarazione d’incomunicabilità.




Il Coordinamento No Triv Terra di Bari il 19/09/2014 ha partecipato alla Tavola rotonda "Petrolio, Cosa bolle in pentola" a Villa D'Agri (PZ), un'iniziativa fondamentale per iniziare un percorso di vasta partecipazione contro le trivellazioni nei nostri territori.


foto di Felisiano Bruni - RumoreCollettivo
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