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lunedì 21 settembre 2015

Croazia: "Il Governo Centrale agisce silenziosamente per approvare i piani di trivellazione in mare"

Appello di Sam Evich portavoce di  Clean Adriatic Sea Alliance 





"Il Governo Centrale Croato, approfittando della crisi umanitaria e dell'afflusso dei rifugiati sul proprio territorio, sta facendo passare in silenzio i propri piani di trivellazione nell'Adriatico.
Non vi sono comunicazioni con i media, non vi sono informazioni sui siti istituzionali, tranne sul nostro profilo twitter [https://twitter.com/CleanAdriatic], ma quello che è certo è che giovedì prossimo, 24 settembre 2015, è pronto a firmare tutti i contratti relativi alle prospezioni in Adricatico, con INA, ENI e MedOilGas, oltre ai contratti su terra ferma.
Quando ho sentito la notizia mi sono sentito male. Ciò che rende questo momento ancora peggiore è che il popolo croato non è stato informato adeguatamente durante il processo di ricerca e il progetto continua ad andare avanti, senza che la maggior parte della popolazione ne conosca i dettagli.
CASA ha lavorato quasi ininterrottamente per 2 anni, e anche se mancano solo 3 giorni a giovedi, tutti hanno lavorato troppo duramente per appendere ora le scarpe al chiodo. Indipendentemente dal risultato, vogliamo farvi sapere che c'è ancora la speranza incrollabile di andare avanti.
Se ci credete anche voi e vi sentite inclini ad agire per fermare questa follia, vi chiedo di agire prima di giovedì, di intraprendere qualunque azione possa accendere una scintilla per alimentare il fuoco di cui abbiamo bisogno.
Se non mostrerà i suoi frutti giovedi, lo farà poco dopo.
Pertanto, nonostante sarà difficile rompere il silenzio dei media, vi preghiamo di continuare a condividere e a ritwittare i nostri post con quanta più gente possibile.
Per chiunque tra voi abbia contatti influenti, connessioni di alto profilo, chiunque essi siano nella società, vi preghiamo di contattarli ADESSO.
Ad esempio, sentitevi liberi di condividere questa lettera al Papa scritta da diversi cittadini del mondo: http://bit.ly/1CtJi2t
Se il Papa spendesse pubblicamente qualche parola contro le trivellazioni nell'Adriatico, immaginiamo che avrebbe un certo effetto sulla popolazione, sul paese, sui suoi leader.
Se avete suggerimenti ed idee, siete invitati a condividerle su twitter con un messaggio privato al profilo @CleanAdriatic.
Grazie per la vostra attenzione e per il vostro sostegno.
Spero che potremo agire insieme per proteggere il mare Adriatico.
Cordiali saluti,
Sam Evich
Fondatore di Clean Adriatic Sea Alliance"

foto di Felisiano Bruni
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quindi puoi usare le immagini citando, però, la fonte e l'autore

domenica 13 settembre 2015

La parola ai consigli regionali



Venerdì 11 settembre, si è tenuta a Roma l’assemblea plenaria della Conferenza dei Presidenti dei Consigli Regionali in cui si è affrontato il tema delle trivellazioni.

Tutte le regioni hanno convenuto all'unanimità sulla necessità di deliberare per i referendum abrogativi dell’art. 35 del Decreto Sviluppo del 2012 e degli artt. 37 e 38 della legge Sblocca Italia.

In questo modo si bloccherebbero tutte le concessioni date, a partire dal 2010, entro le 12 miglia marine (art. 35) e si annullerebbero gli effetti dirompenti delle concessioni per la ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi e del gas naturale e delle opere ad esse connesse, eliminando il loro carattere “strategico” ed il titolo concessorio unico, ovvero, la possibilità di trivellare in un solo passaggio subito dopo le prime indagini sotterranee (artt. 37 e 38).

La richiesta di deliberare inviata dal Coordinamento No Triv Nazionale e sottoscritta da più di 200 tra associazioni e movimenti territoriali e 100 personalità di rilievo del nostro Paese, è stata un’ulteriore spinta affinché si raggiungesse questo importante traguardo.

Apprendiamo dai comunicati ufficiali che martedì 15 settembre presso la Regione Puglia, si terrà la conferenza dei capigruppo per decidere il giorno in cui sarà convocato il consiglio regionale che delibererà sui quesiti referendari.

Come Coordinamento NoTriv – Terra di Bari chiediamo a tutte le forze politiche di dare un segnale forte alla Regione senza fare passi indietro.

Chiediamo anche che il Consiglio sia convocato quanto prima in sessione aperta, dando la possibilità a tutte le realtà che in questi anni si sono opposte alle trivellazioni di partecipare e portare la voce dei territori.

Noi rilanceremo quanto proposto dal Coordinamento Nazionale No Triv ai presidenti dei consigli regionali,nella manifestazione interregionale #18S_NOTRIV che si terrà venerdì 18 settembre alle ore 10.00 all’ingresso Italo-Orientale della Fiera del Levante. Anche perché, lo ricordiamo, le rivendicazioni della piattaforma della manifestazione non si limitano ai referendum, ma constano anche delle richieste alla Regione Puglia di effettuare maggiori controlli sulle acque provenienti dall’invaso del Pertusillo, essendo unico azionista di Aqp S.p.a., di revocare i permessi rilasciati dalla passata amministrazione all’Eni per l’ampliamento della raffineria di Taranto volta alla lavorazione del grezzo di Tempa Rossa, oltre a chiedere una consultazione transfrontaliera con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo

Chiederemo con maggior forza ai governatori delle Regioni del Sud lì riuniti, di attivarsi immediatamente per deliberare e di aprire un fronte contro le trivellazioni, che li veda concretamente impegnati con atti politici ed amministrativi che non lascino spazi a dubbi o porte aperte a futuri ripensamenti.   

Ovviamente vigileremo, pronti a mobilitarci quando la delibera sarà portata alla votazione nel consiglio regionale pugliese. 



illustrazione realizzata da Aladin Hussain Al Baraduni 
per il Coordinamento No Triv Terra di Bari
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mercoledì 17 giugno 2015

Fermiamo le trivellazioni. Appello a Regioni e Comuni.




  • Al Presidente del Consiglio della Regione Puglia
  • Al Presidente della Giunta Regione Puglia
  • Al Sindaco della Città Metropolitana di Bari
  • Ai Presidenti delle Province di BAT, Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto
  • Ai Sindaci dei Comuni pugliesi


“Sblocca Concessioni Petrolifere”

Apprendiamo dal sito del Ministero dell’Ambiente che lo stesso ha espresso parere favorevole alle richieste di prospezione in 2D ed in 3D delle società Spectrum Geo LTD e Northern Petroleum LTD.
Questa improvvisa accelerazione dei procedimenti ci appare come la risposta del governo Renzi al consolidarsi, su tutto il fronte nazionale, di una ferma opposizione istituzionale e non alle scelte energetiche ed alla volontà politica di “svendere” l’Adriatico alle multinazionali del petrolio.
La manifestazione del 24 Maggio in Abruzzo è stata il campanello d’allarme per l’attuale maggioranza la cui strategia è, evidentemente, finalizzata a dare piena attuazione allo “Sblocca Italia”, delegittimando il testardo lavoro di tutti coloro che si sono attivati per produrre osservazioni, sensibilizzare i territori, organizzato momenti collettivi di piazza, fatto rete.
Aver decretato la compatibilità ambientale delle richieste di prospezione delle due società, significa aver apparecchiato la tavola per l’utilizzo del titolo concessorio unico che permetterà alle stesse di poter passare, direttamente, alla ricerca ed alla coltivazione degli idrocarburi in mare.
A questo punto è necessario che le regioni le cui coste sono interessate dalle concessioni date alla Spectrum, ovvero, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia (quest’ultima è interessata anche dalla Northern Petroleum), impugnino gli atti del Ministero dell’Ambiente dinanzi al T.A.R. entro 60 gg. o dinanzi al Capo dello Stato entro 120, dando continuità ai pareri negativi espressi negli scorsi anni sia politicamente, con delibere di giunta e consiglio regionale sia sotto l’aspetto amministrativo, ricorrendo, nel caso della Puglia, nel Marzo del 2015, alla Corte Costituzionale verso gli artt. 37 e 38 dello “Sblocca Italia” specifici sul tema della ricerca d’idrocarburi a terra ed a mare.

I Movimenti, le Associazioni, i Comitati e i Coordinamenti pugliesi

CHIEDONO

alle Regioni di impugnare, dinanzi al TAR, il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 25 marzo 2015 che da attuazione allo “Sblocca Italia” e aggiorna il “disciplinare - tipo”, relegando le Regioni a un ruolo del tutto marginale e di promuovere, contestualmente, il conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale.

al Consiglio della Regione Puglia appena eletto e al suo Presidente Michele Emiliano di confermare quanto espresso nella recente consultazione elettorale rispetto al tema delle trivellazioni con tutti gli strumenti politici ed amministrativi possibili.

ai Comuni, Province ed Aree Metropolitane, coinvolte nei procedimenti, esprimano la propria opposizione con i rispettivi Consigli, prendendo una posizione netta verso le scelte energetiche del governo Renzi e lo “Sblocca Italia” di cui, come già detto, queste concessioni sono un primo passo verso l’attuazione. Dimostrino la loro contrarietà, ricorrendo al TAR, assumendosene l’onere economico. Il supporto tecnico e amministrativo degli Enti locali è ancora più importante oggi, in un momento in cui l’attività regionale è rallentata dal processo di insediamento del nuovo Consiglio.

Noi vigileremo affinchè ciò si verifichi e proseguiremo nell’operazione di critica delle scelte e sensibilizzazione dei territori su quanto sta avvenendo. E’ il momento di rimettere al centro l’unità di tutti coloro che si oppongono, da sempre, a questa idea di sviluppo vecchia e senza ritorno, anche scendendo in piazza e manifestando il proprio dissenso verso chi, nella classe politica attuale, “senza se e senza ma” appoggerà le scelte del governo centrale.
Lunedì 15 giugno 2015



Finora hanno sottoscritto le seguenti realtà territoriali pugliesi:


Comitato No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili - Monopoli • Coordinamento No Triv - Terra di Bari • Comitato per la Tutela del Mare del Gargano • Greenpeace • Peacelink • No Triv Taranto • Rete No Triv Gargano • A.B.A.P. - Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi • Contramianto e altri rischi onlus • Comitato Legamjonici contro l’inquinamento di Taranto • Movimento No al Carbone • Stop TTIP Puglia • Rete della Conoscenza - Puglia • Unione degli Studenti - Puglia • Link Puglia • ACT Bari • Associazione Dottorandi Italiani - Puglia • Arci - Puglia • Open Puglia • Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori/Provincia di Bari • Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori/Monopoli • Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori/Valle D’Itria • Ambiente Puglia • Associazione Fare Verde di Bari • Istituto Nazionale di Urbanistica - Sezione Puglia • Comitato Bonifica Molfetta • Coordinamento per la Difesa del Patrimonio Culturale contro le Devastazioni Ambientali • RTC - Rete Territoriale dei Conflitti Salento • BAM - Bari Azioni Metropolitane • Brindisi Bene Comune • Comitato Bene Comune Trani • Gruppo Archeologico Garganico “S. Ferri” • Comitato Parco Lama Belvedere • Circolo Decrescita Felice di Bari • Associazione culturale La Materia e La Forma • ALBA  Nodo di Bari • CTG Egnatia Monopoli • FIAB Bari Ruotalibera • Collettivo Libertario Rivoltiamo La Terra - Barletta • APS M/APP • Circolo Arci Tuglie • Comitato “Il Borgo” • Confederazione Cobas Brindisi • Cobas Scuola Puglia • 1.000  x Taranto • AltraPolis - Laboratorio Urbano di Cittadinanza Attiva - Monopoli • Comitato Costa Libera Monopoli • NaturalMENTE • Movimento “manisporche” Monopoli • Movimento In Comune Fasano  • Associazione Terra d’Egnazia • Forum Agenda 21 - Molfetta • Salvaciclisti - Terre del Sud • Comitato Salute e Ambiente SudESt - Mola di Bari • L'AltraMola - Mola di Bari • DifferenziaNoci  • Associazione Zona Franka • Associazione Effetto Terra - Bari


foto di Felisiano Bruni - RumoreCollettivo
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domenica 19 aprile 2015

Le nostre osservazioni al "Piano e Programma Quadro di ricerca e produzione degli idrocarburi nell'Adriatico" della Repubblica di Croazia

Il Comitato Bonifica Molfetta, in collaborazione con il Coordinamento No Triv - Terra di Bari, invia le proprie osservazioni al Ministero dell'Ambiente ed alle sette regioni che si affacciano sull'Adriatico, chiedendo il rigetto del progetto Piano e Programma Quadro di ricerca e produzione degli idrocarburi nell'Adriatico della Repubblica di Croazia.






Oggetto: Osservazioni al “Piano e Programma Quadro di ricerca e produzione degli idrocarburi nell’Adriatico” della Repubblica di Croazia. Richiesta di rigetto del progetto".


 ll sottoscritto Matteo d’Ingeo, in qualità di presidente-portavoce del “Comitato cittadino per la Bonifica marina a tutela del diritto alla salute e all’ambiente salubre”, di seguito denominato Comitato Bonifica Molfetta (CBM), registrato il 3 Aprile 2014 con il n. 8987/3, con sede in Via F. Campanella, 50, Molfetta (Ba), avendo come finalità statutaria “la tutela del diritto alla salute e all’ambiente salubre” e per conto del “Coordinamento No Triv  - Terra di Bari” espone quanto segue.

 Premesso che,

 - con nota del 14 gennaio e con successiva nota del 18 febbraio 2015, l’Italia ha manifestato alla Repubblica di Croazia l’interesse a partecipare alla procedura di VAS del “Piano e Programma Quadro di ricerca e produzione degli idrocarburi nell’Adriatico”, come previsto dalla Direttiva 2001/42/CE e dal Protocollo VAS alla Convenzione di Espoo sulla valutazione dell'impatto ambientale in un contesto transfrontaliero (sottoscritto a Kiev nel 2003);

 - con nota del 26 febbraio la Repubblica di Croazia ha notificato all’Italia l’avvio delle consultazioni transfrontaliere;

 - il Piano e programma quadro di ricerca e produzione degli idrocarburi nell'Adriatico che il Governo della Repubblica di Croazia ha emanato si riferisce alla ricerca e alla produzione degli idrocarburi che si trovano nel sottosuolo delle acque marine interne o del mare territoriale della Repubblica di Croazia, ossia nel sottosuolo della piattaforma continentale del mare Adriatico sino alla linea di demarcazione con i paesi confinanti, sui quali la Repubblica di Croazia, conformemente al diritto internazionale, esercita la propria giurisdizione e la propria sovranità;

 - il piano e programma comprende parte della piattaforma continentale e delle acque territoriali della Repubblica di Croazia, per una superficie di 35.883 km2, sulla quale si trovano 29 blocchi, laddove la grandezza di ciascun sito di ricerca varia da 1.000 a 1.600 km2. Il confine orientale dell'area della gara è una linea distante 10 km dalla costa e 6 km dalla linea esterna delle isole. I restanti confini dell'area della gara sono stabiliti in conformità con gli accordi internazionali stipulati con gli stati confinanti;

 - nel corso del periodo di ricerca saranno avviate attività di ricerca che comprendono, in particolare, l’esecuzione dei rilievi sismici in 2D e 3D e la perforazione esplorativa, come anche numerosi studi analitici il cui fine comune sarà quello di raccogliere dati geologici e geofisici per poter valutare nel modo più esatto possibile il potenziale idrocarburico ed accertare le strutture geologiche presenti;

 tenuto conto che 

 - in data 28.7.2014 il Comitato Bonifica Molfetta, nella persona del suo presidente, ha inviato le osservazioni all’istanza della società Global Petroleum (Allegato n.1) che si confermano integralmente;

 - in data 11.03.2015 il Comitato Bonifica Molfetta (CBM) e il “Coordinamento No Triv  - Terra di Bari” hanno inviato al Ministero dell’Ambiente le osservazioni alle integrazioni della società Global Petroleum  (Allegato n.2) che si confermano integralmente;

 - nel mese di Gennaio u.s. il “Comitato No Triv - Terra di Bari” ha diramato una nota stampa alla luce dell'annuncio del 2 gennaio 2015 del Ministero dell'Economia della Croazia in cui si comunicava che il governo di Zagabria aveva concesso 10 licenze per esplorazione e sfruttamento di idrocarburi in Adriatico; in quelle prospicienti le coste pugliesi, sulla stessa mappa (Allegato n.3) appare evidente che le concessioni nn. 25 e 26 della INA - Industrija Nafte dd ricadano in un'area segnalata da carte nautiche e da natanti come deposito di ordigni inesplosi; le prospezioni geofisiche che si vorrebbero condurre con tecniche Air-Gun (e simili), le future trivellazioni di pozzi provvisori e definitivi, probabilmente, non sono mai state messe in correlazione con le migliaia di ordigni bellici affondati nelle sottozone di cui si chiede l’indagine e nelle altre zone confinanti; anche in questo caso si presume che non siano stati valutati dalle società richiedenti i possibili effetti sinergici e cumulativi sugli ordigni bellici a caricamento chimico e convenzionale, sia delle onde sismiche prodotte dalle ispezioni con air-gun che dalle future perforazioni; e che non ci sia stata alcuna mappatura, prospezione e georeferenziazione degli ordigni inesplosi presenti in quella vastissima area sovrapposta o confinante, non solo con le zone d’indagine interessate dalle odierne richieste, ma anche di altre; 

pertanto riteniamo urgente comunicare quanto rilevato alle autorità italiane, a Codesto Ministero e a quello Croato, affinché blocchino l’inizio delle esplorazioni e indagini fino a quando i rispettivi Ministeri della Difesa, dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico con la collaborazione degli organi militari non abbiamo verificato la pericolosità di una qualsiasi attività d’indagine per la presenza di ordigni bellici inesplosi in tutte le aree e di tutte le sottozone interessate alla ricerca di idrocarburi;

 - il 16 febbraio u.s. sulla pagina di Pesaro de “ il Resto del Carlino” è stato reso noto il contenuto di un esposto presentato alla Procura di Pesaro nel luglio 2014 dal presidente del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche (Allegato n.4) con cui si segnala la presenza al largo della costa pesarese di migliaia di bombe chimiche caricate ad arsenico e iprite, affondate dal Sonderkommando Meyer agli ordini di Hitler nell’estate del 1944 (Allegato n. 5); notizia di questo documento si trova nel libro di Gianluca Di Feo “Veleni di Stato”;

 - il problema della presenza di bombe inesplose interessa purtroppo tutto il bacino del mare Adriatico e quindi tutte le istanze di prospezione per la ricerca di idrocarburi presentate da tutte le società richiedenti anche oltre i confini italiani (Allegato n. 6) per cui i ministeri interessati dei vari paesi che si affacciano sul mare Adriatico devono necessariamente tener conto di questa ingombrante e pericolosa presenza;

 - il Senato italiano, con il ddl sugli ecoreati approvato nel mese di Marzo c.a., ha vietato l’utilizzo della tecnica “air gun”, o altre tecniche esplosive per le esplorazioni marittime, e prevede pene da uno a tre anni.


 Per quanto osservato, il “C.B.M. di Molfetta” e il “Coordinamento No Triv – Terra di Bari” chiedono alle SS.VV. di rigettare “Piano e Programma Quadro di ricerca e produzione degli idrocarburi nell’Adriatico” della Repubblica di Croazia.

 Tale richiesta di rigetto si fonda anche sulla mancanza di una qualsiasi proposta di mappatura, prospezione e georeferenziazione degli ordigni inesplosi presenti in una vastissima area sovrapposta o confinante, non solo con le zone d’indagine interessate dalle odierne richieste, ma anche con le altre presenti in tutto l’Adriatico. 



 Molfetta, 19.04.2015






Molfetta, 19.04.2015

per il “Comitato Bonifica Molfetta” e 
per il “ Coordinamento NoTriv – Terra di Bari”

 Matteo d’Ingeo




foto di Rosanna Rizzi

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mercoledì 18 marzo 2015

Abissi a prova di bomba


ENGLISH VERSION BELOW

Il Comitato Bonifica Molfetta ed il Coordinamento No Triv – Terra di Bari hanno inviato al Ministero dell’Ambiente le osservazioni alle integrazioni della Global Petroleum Limited rispetto alle quattro richieste di prospezione, ricerca e coltivazione d’idrocarburi in un tratto di mare che interessa molti comuni nell’area del nord e sud barese e del brindisino. 
Le osservazioni partono dalla richiesta del Ministero dell’Ambiente che ha chiesto alla società australiana chiarimenti sulla compatibilità tra le indagini che la Global Petroleum intenderebbe condurre con l’ausilio dell’air – gun e la presenza sul fondale delle zone interessate da ordigni bellici risalenti al secondo conflitto mondiale ed alla guerra in ex – Jugoslavia.
Nonostante le precisazioni della Global Petroleum circa la mancanza di precedenti sulla correlazione tra la presenza di ordigni bellici e simili operazioni di ricerca svoltesi nell’Adriatico, riteniamo che la cartografia ufficiale della Marina Militare, di cui il Ministero della Difesa (interpellato e non espressosi) è a conoscenza, indichi con precisione le zone interessate dalla presenza d’ordigni inesplosi e sia motivo sufficiente ad interrompere tutti procedimenti in corso.
Parimenti, il nostro governo dovrebbe subito confrontarsi con la vicina Croazia dove la politica locale ha concesso 10 licenze per l’esplorazione e lo sfruttamento degli idrocarburi nell’Adriatico, molte delle quali ricadono in aree interessate dallo stesso problema. 
La mancanza di precedenti in materia non deve legittimare l’azienda australiana e le altre operanti nell’Adriatico a condurre le proprie ricerche in siti ad alto rischio senza considerare il fattore umano. Anche solo l’innesco di una bomba, provocato dall’utilizzo dell’air gun, potrebbe produrre un effetto a catena devastante per il fondale marino e per l’incolumità in superficie di tutti coloro che dovessero trovarsi nelle zone scandagliate.
Dalla consultazione del sito del Ministero dell’Ambiente appare evidente il disinteresse politico delle amministrazioni delle città coinvolte e della Regione Puglia rispetto alle integrazioni della Global Petroleum, dato che nessuno di questi enti ha formulato, sino ad ora, proprie osservazioni che esprimano una posizione netta ed inequivocabile rispetto alle scelte politiche ed energetiche del governo centrale ed apportino ulteriori dati utili a bloccare i procedimenti in corso. Dopo il definitivo svuotamento del Titolo V della Costituzione e la progressiva perdita d’autonomia delle regioni su questioni basilari del presente e del futuro come l’energia, ci saremmo aspettati ben altra risposta ed attenzione. Fare proprie le osservazioni che abbiamo inviato al Ministero con una atto politico nei rispettivi consigli comunali ed in consiglio regionale, possibilmente, integrandole, rappresenterebbe un punto di partenza per recuperare il tempo perduto ed un minimo di dignità politica. 


Comitato Bonifica Molfetta 
Coordinamento No Triv – Terra di Bari
https://www.facebook.com/notrivterradibari


Allegato 2 alle Osservazioni inviate al Ministero in data 11/03/2015 da
Comitato Bonifica Molfetta e Coordinamento No Triv Terra di Bari

Allegato 5 alle Osservazioni inviate al Ministero in data 11/03/2015 da 
Comitato Bonifica Molfetta e Coordinamento No Triv Terra di Bari

Per leggere il testo integrale delle osservazioni scarica qui la versione completa.

Sul sito del Ministero dell'Ambiente è possibile prendere visione di tutta la documentazione relativa alla procedura di Valutazione Impatto Ambientale, comprese le nostre osservazioni protocollate in data 11/03/2015.



foto di Felisiano Bruni - RumoreCollettivo
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ENGLISH VERSION



Bombproof abysses
Comitato Bonifica Molfetta” and “Coordinamento NoTriv - Terra di Bari” have sent to the Ministry of Environment their observations reg. the integrations to the four requests of prospecting, exploration and production of hydrocarbons in the stretch of sea from Bari to Brindisi coast that Global Petroleum Limited has produced.
The comments start from the Ministry of Environment’s request of explanations to the Australian company regarding the compatibility between the investigations they want to lead in the Italian sea using the air - gun and the presence of seabed areas affected by unexploded devices dating back to the Second World War and to the Yugoslavian war.
Although Global Petroleum claims no correlation between the presence of devices and similar search operations that have taken place in the Adriatic Sea, we think the risk is real.
As a matter of fact the official map from the Navy indicates precisely the areas affected by the presence of unexploded ordnance; this is a sufficient reason to stop all pending proceedings. Besides the Ministry of Defense (which has already been consulted but has not released its opinion) is well aware of this map.
We also believe that our government should immediately confront with our neighbour Croatia, where local politicians have granted 10 licenses for the exploration and exploitation of hydrocarbons in the Adriatic Sea, many of which regard areas affected by the same problem.
The lack of accidents in this area should not legitimize the Australian company or other companies operating in the Adriatic Sea to conduct their own researches in high-risk sites without considering the human factor. The trigger of a bomb consequent to the use of the air gun could produce an after effect  which can be devastating for the seabed, the surface and the safety of people living in the plumbed areas.
From the Ministry of Environment website we regret noting an apparent disinterest of the involved administrations (for example in Apulia) for the integrations of Global Petroleum, since until now none of these entities has made comments expressing a clear and unequivocal position with respect to the choices and energy policies of the central government. There are not even further useful data that could be useful to stop the ongoing proceedings. We would have expected a completely different response to the final emptying of Title V of the Italian Constitution and to the progressive loss of autonomy of the Italian Regions, since they consider basic issues affecting the present and the future, such as energy. The decision to share the observations we sent to the Ministry with a political act in the respective city and regional councils and eventually integrating them, would be a starting point and would consent them to gain some time and to preserve political dignity.

Comitato Bonifica Molfetta 
Coordinamento No Triv – Terra di Bari


venerdì 2 gennaio 2015

IL GOVERNO PEGGIORA ANCORA LO SBLOCCA-TRIVELLE. ORA PIÙ CHE MAI LE REGIONI RICORRANO ALLA CORTE COSTITUZIONALE.


Continua, incessante e senza sosta, l’attività del Governo per aprire la strada alle trivellazioni petrolifere.
Aveva già destato allarme la conversione in legge dello Stato (L.11 novembre 2014, n.164) del decreto “Sblocca Italia”, in grado di scatenare la reazione dei territori contro la mancanza di coinvolgimento in ogni scelta di tipo energetico rappresentata dal disposto degli artt. 36, 37 e 38.
La Legge di Stabilità, approvata il 22 dicembre scorso, ha ulteriormente peggiorato la situazione, modificando ulteriormente l’art. 38 e rendendo chiare (se ancora ve ne fosse bisogno) le intenzioni del governo sul tema.
Così, diventano “strategiche” (e quindi seguono procedure autorizzative facilitate ed accelerate) “tutte le opere necessarie al trasporto, allo stoccaggio, al trasferimento di idrocarburi in raffineria, alle opere accessorie, ai terminali costieri e alle infrastrutture portuali strumentali allo sfruttamento di titoli concessori esistenti, comprese quelle localizzate al di fuori del perimetro delle concessioni di coltivazioni”.
E come se non bastasse, l’art.38 viene modificato proprio nella sua parte più discussa (la legittimità costituzionale del superamento dell’intesa vincolante con le Regioni), creando per di più una doppia regolamentazione:
per quanto riguarda le trivellazioni off-shore tutto rimane come stabilito nello “Sblocca Italia”
per le trivellazioni su terraferma, la definizione delle zone all’interno delle quali vengono individuate le aree “strategiche” avviene a opera dei Ministeri competenti, previa intesa non più con le Regioni direttamente interessate dai singoli interventi, ma con la loro Conferenza Unificata creando, in tal modo, una complicata situazione che, di fatto, continua a togliere poteri decisionali alle Regioni stesse.
Nella sostanza, il quadro resta molto grave e tale situazione, oltre a rappresentare un deliberato attacco alle autonomie regionali, continua a presentare evidenti problemi di legittimità costituzionale.
Legittimità costituzionale che va salvaguardata, e non barattata in cambio di piccoli miglioramenti che salvaguardino alcune situazioni specifiche. 
Sempre più è importante la presentazione, senza ulteriori indugi, del ricorso alla Corte Costituzionale avverso agli artt. 36, 37 e 38 citati, che la Puglia (e altre regioni) hanno chiesto alle rispettive Giunte in questi mesi. Il termine ultimo per la presentazione del ricorso è il 10 gennaio 2015.
Sempre più è importante proseguire la battaglia civile e culturale contro le trivellazioni petrolifere avviata in Puglia cinque anni fa e proseguita, grazie al faticoso lavoro di comitati movimenti e associazioni, senza mai abbassare la guardia (non ultima la Carta di Termoli del 4 Dicembre 2014).
Sempre più l'impegno a favore di modelli di sviluppo moderni e sostenibili passa oggi per la ferma reazione, unanime e congiunta, contro lo “Sblocca Italia” e il suo insano attacco alle autonomie locali.

Comitato No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili 
Coordinamento No Triv - Terra di Bari
No Triv Taranto
Rete No Triv Gargano
 Comitato per la Tutela del Mare del Gargano 
Comitato Tutela Porto Miggiano 

ARCI- Biblioteca di Sarajevo di Maglie
ARTIsTà
Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi
Assoartisti Taranto  
Brindisi Bene Comune
Comitato Bonifica Molfetta
Comitato No al Carbone Brindisi
Contramianto e altri rischi onlus
Forum di Agenda 21 del Comune di Molfetta
Garganistan
Italia Nostra - Sezione Sud Salento
LILT  Lecce
Movimento "in Comune" di Fasano
Salviamo il Paesaggio - Terra di Bari
Comitato  Med No Triv
1000 x Taranto



foto di Felisiano Bruni - RumoreCollettivo
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lunedì 22 settembre 2014

Una pentola a pressione pronta ad esplodere



Venerdì 19 settembre il coordinamento “No Triv - Terra di Bari” ed il comitato “Acqua Bene Comune Puglia” hanno partecipato alla conferenza organizzata da Ola Ambientalista in Val D’Agri, dal titolo “Petrolio, cosa bolle in pentola?”

Gli interventi dei tre relatori, ovvero, della prof.ssa Albina Colella, titolare della cattedra di Geologia all’università della Basilicata, del geologo Vincenzo Portoghese e del prof. Enzo Di Salvatore, associato di diritto costituzionale all’università di Teramo hanno spiegato alle associazioni ed ai “comitatini” provenienti dalle regioni interessate dalle trivellazioni come l’esperienza della Val D’Agri sia paradigmatica di quello che sta succedendo o potrebbe succedere altrove.

Le sottovalutazioni, le omissioni, le normative vigenti sono la causa di un disastro economico “lento ed irreversibile” che sta minando la salute di una zona bellissima per paesaggi e biodiversità, oltre ad avvelenare le falde acquifere tra cui quelle del Pertusillo che serve anche molti comuni della vicina Puglia.

Lo “Sblocca Italia”, come efficacemente spiegato dal prof. Di Salvatore, è l’architrave politico e normativo che legittima una politica energetica ed ambientale totalmente indifferente alle necessità delle comunità interessate ed alla salvaguardia dei beni comuni del territorio. Nella sua relazione sono emersi gli aspetti di palese incostituzionalità presenti negli artt. dal 36 al 38 del decreto, inerenti il titolo unico concessorio, il vincolo preordinato all’esproprio già in fase di ricerca, la completa estromissione degli enti locali dai procedimenti ed il rilascio dell’intesa in conferenza di servizi. Questi ultimi due punti, di fatto, delegittimano quel che resta del Titolo V della costituzione in tema di autonomia delle regioni e dei comuni ed annullano il confronto politico che non può esaurirsi in un atto amministrativo sancito da una conferenza di servizi.

Tutte queste ragioni ci sembrano sufficienti per richiamare la Regione Puglia ai propri doveri istituzionali, promuovendo quanto prima quel confronto da essa stessa proposto nell’incontro con il presidente del consiglio regionale Onofrio Introna, con i parlamentari pugliesi affinchè ascoltino la voce dei “comitatini” e delle associazioni ambientaliste e si assumano le loro responsabilità di fronte alle scelte contenute nello “Sblocca Italia”.

Questo è emerso nell’incontro della Val D’Agri, nelle parole di sindaci e componenti di associazioni e “comitatini”, ovvero, fare presente ai propri rappresentanti di Camera e Senato la situazione e spiegare le scelte di cui si rendono responsabili come componenti di partiti e movimenti presenti in Parlamento.

Di fronte alla mancata salvaguardia ambientale ed a una prospettiva economica che vede nel territorio un bene da espropriare e non su cui investire, ci facciamo portatori dell’eco proveniente dall’incontro del 19 settembre in Val D’Agri, destinata a diventare un urlo molto forte se l’istituzione o quello che ne rimane proseguirà nella sua dichiarazione d’incomunicabilità.




Il Coordinamento No Triv Terra di Bari il 19/09/2014 ha partecipato alla Tavola rotonda "Petrolio, Cosa bolle in pentola" a Villa D'Agri (PZ), un'iniziativa fondamentale per iniziare un percorso di vasta partecipazione contro le trivellazioni nei nostri territori.


foto di Felisiano Bruni - RumoreCollettivo
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