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venerdì 26 agosto 2016

Clean Sea Adriatic Alliance lancia la campagna "The Adriatic Pledge"


COMUNICATO STAMPA
Clean Sea Adriatic Alliance lancia la campagna "The Adriatic Pledge"



L’organizzazione croata Clean Adriatic Sea Alliance ha lanciato da qualche giorno una nuova campagna online, The Adriatic Pledge: Una promessa per l’Adriatico, invitando i sei paesi che si affacciano sull’Adriatico: Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Albania, ad implementare un divieto permanente di esplorazione e produzione idrocarburi in tutto il Mare Adriatico.

La petizione The Adriatic Pledge è disponibile sul rinnovato sito cleanadriatic.org, tradotta nelle diverse lingue. Può essere sottoscritta da singoli cittadini, mentre associazioni, organizzazioni e funzionari eletti possono inviare una mail a info@cleanadriatic.org per essere inclusi nella lista dei sostenitori.

"Ci auguriamo che la campagna offra una piattaforma sia per i cittadini che per le organizzazioni provenienti da entrambe le sponde del mare Adriatico per mostrare il proprio sostegno ad un divieto permanente", scrive Sam Evich, fondatore di Clean Sea Adriatic Alliance. "È il culmine di un movimento pubblico in crescita nella regione per lasciare i combustibili fossili sottoterra e per sostenere lo sviluppo delle energie pulite".

Inclusa nella petizione internazionale vi è una richiesta alle nazioni adriatiche per porre subito in atto piani strategici per produrre energia al 100% da fonti rinnovabili.

“Il 2016 è stato l’anno più caldo mai registrato” sostiene Rosalind Innes, membro del Coordinamento Nazionale NoTriv. “Non possiamo più rimandare la transizione verso le energie pulite per proteggere i nostri mari. Sosteniamo con forza The Adriatic Pledge”.

Anche la Società Tedesca per la Conservazione dei Delfini, Gesellschaft zur Rettung der Delphine, aderisce alla campagna.
“Questa è l’unica possibilità per i paesi che si affacciano sul Mare Adriatico di assumere un ruolo guida nella promozione delle energie rinnovabili” afferma Ulrike Kirsch, project manager del progetto tedesco-croato per salvare gli ultimi delfini dell’Adriatico.

“The Adriatic Pledge interconnette le lotte per una crescita economica pulita e rispettosa con quelle per i diritti delle popolazioni” ha dichiarato Gino Cirillo del Coordinamento No Triv Terra di Bari.

L’energia prodotta tramite la tecnologia solare, in particolare, sta dimostrando la sua competitività, e considerando che i paesi dell’Adriatico hanno in media più giorni di luce solare all’anno rispetto ad altre parti dell’Europa, questa si conferma una soluzione ideale per la crescita delle economie locali, preservando allo stesso tempo le comunità costiere.

L'urgenza di mobilitare le popolazioni in risposta al cambiamento climatico ha spinto molti esperti a immaginare nuove opzioni per produrre energia pulita. Uno dei più completi piani d'azione per produrre energia pulita è quello recentemente proposto da Mark Jacobson con The Solutions Project che include mix di fonti rinnovabili vitali per molti paesi in tutto il mondo, tra cui i sei paesi a cui facciamo appello: Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Albania.

Per aderire alla campagna:

Per approfondire:

Campagna 100% Possible https://100.org/


venerdì 12 febbraio 2016

La febbre dell'oro nero colpisce il Montenegro

Comunicato Stampa congiunto di Coodinamento NoTriv Terra di Bari, Comitato Bonifica Molfetta, Coordinamento No Triv Basilicata e Movimento Mediterraneo No Triv in merito all'invio delle Osservazioni riguardanti le Consultazioni Transfrontaliere per il “Programma di Ricerca e Produzione idrocarburi off-shore del Montenegro”.



Il 9 febbraio scorso, il Coordinamento NoTriv Terra di Bari, il Comitato Bonifica Molfetta, il Coordinamento No Triv Basilicata e il Movimento Mediterraneo No Triv hanno inviato al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Italiano, al Ministro dell’Economia del Montenegro e alla Regione Puglia le Osservazioni riguardanti le Consultazioni Transfrontaliere per il “Programma di Ricerca e Produzione idrocarburi off-shore del Montenegro”.

Le Consultazioni Transfrontaliere, annunciate sul sito del Minambiente in data 4 febbraio 2016, riguardano 13 blocchi in Mare Adriatico, messi a bando dal governo montenegrino nel 2013.

Le Osservazioni sono state presentate per chiedere a entrambi i ministeri - italiano e montenegrino - di bloccare l’iter amministrativo, e mettono in evidenza la concreta pericolosità delle prospezioni geosismiche e delle successive trivellazioni, condotte nelle stesse aree, con la tecnica dell’Air gun.

Le onde sonore impiegate dall’Air gun, come dimostrato ormai da molti studi scientifici, sono altamente dannose per la fauna - danneggiano gli organi interni, interferiscono con il senso di orientamento e con la vita sociale degli animali - e hanno impatti negativi anche sulla flora marina.

Alcune delle zone concesse coincidono però con depositi sottomarini di ordigni inesplosi, anche a caricamento chimico, risalenti alla seconda guerra mondiale e al recente conflitto nella ex – Jugoslavia, così come dimostrato dalla “Map of unexploded ordnance dumping sites in the southern adriatic sea” - progetto R.E.D.C.O.D. cofinanziato dalla Commissione Europea - e dalla Carta Nautica n. 136 dell’Ufficio Idrografico del Regno Unito.

Tale sovrapposizione preoccupa i comitati, poiché nello Studio di Impatto Ambientale e nella Sintesi Non Tecnica (SNT) riportati sul sito del Ministero montenegrino, gli strumenti utilizzati per la fase d’indagine e la realizzazione di pozzi esplorativi non sono stati messi in correlazione con la presenza degli ordigni bellici; tra gli eventi accidentali non è stata considerata la possibilità di intercettarne uno, non ne vengono valutati i rischi, quali potrebbero esserne le conseguenze e le azioni da intraprendere immediatamente e a lungo termine per la bonifica e la messa in pristino dell’area, nonché gli impatti che deriverebbero sull’intero ecosistema del Mare Adriatico.

La SNT cita l’art. 1 della Costituzione montenegrina del 1994 dichiarando che «Il Montenegro è uno Stato democratico, sociale ed ecologico», e viene evocato il modello norvegese che reinveste le royalties provenienti dall’estrazione di petrolio nel proprio welfare.

Sembra però paradossale che le scelte di sviluppo del Montenegro non tengano conto del proprio sistema economico basato fondamentalmente su pesca e turismo e degli influssi negativi che subirebbero se si proseguisse nella ricerca di idrocarburi lungo le proprie coste.

Così come ribadito nelle Osservazioni inviate nell’aprile del 2015 per le Consultazioni Transfrontaliere con la Croazia, la questione dello sviluppo e della strategia energetica attualmente basata sulle fonti fossili non può limitarsi ad una visione local, ma è necessario aprire un dibattito glocal ai Paesi confinanti e a tutti quelli del Bacino del Mediterraneo, partendo anche dalla recente crisi del mercato petrolifero.

La proposta inclusiva dei Comitati No Triv che ha portato al percorso referendario permette di affrontare la questione energetica sul piano ambientale e politico. Un ruolo determinante devono avere le realtà territoriali capaci di opporsi alla strategia di sviluppo imposta, perché possano farsi portatrici sane della transizione verso le energie rinnovabili e fuori dai canoni sviluppisti della green economy


Coordinamento NoTriv Terra di Bari

Comitato Bonifica Molfetta

Coordinamento No Triv Basilicata

Movimento Mediterraneo No Triv




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A questo link è possibile consultare le Osservazioni presentate: 
https://www.dropbox.com/s/4ix2uu26egysmin/Osservazioni%20Montenegro_CBM_CoordNoTriv_TdB_Bas_Med_ita.pdf?dl=0

Ricordiamo che è possibile inviare le proprie osservazioni entro il 25 febbraio 2016: http://www.va.minambiente.it/it-IT/Comunicazione/DettaglioNotizia/664







CONSULTAZIONI TRANSFRONTALIERE MONTENEGRO: NUOVA SCADENZA 25/02/2016

Ieri, la Repubblica del Montenegro, in aggiunta alla documentazione in lingua inglese già trasmessa il 18/01/2016, ha provveduto ad inviare la sintesi non tecnica in lingua italiana per lo svolgimento delle consultazioni transfrontaliere sul “Programma di Ricerca e Produzione idrocarburi off-shore del Montenegro”.  
Sulla base della ulteriore documentazione trasmessa dalla Repubblica del Montenegro i termini per l’invio delle osservazioni sono stati prorogati al 25 febbraio 2016.
Auspichiamo che tutti coloro che hanno a cuore il futuro dei nostri mari, inviino al Ministero dell'Ambiente le proprie osservazioni in forma elettronica, utilizzando la casella di posta elettronica certificata (PEC) DGSalvaguardia.Ambientale@PEC.minambiente.it o la casella di posta elettronica ordinaria dva@minambiente.it.
Considerati i tempi ristretti, per una migliore considerazione dei contributi inviati, Minambiente raccomanda di trasmetterli preferibilmente anche in formato word e redatti in lingua inglese.
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>>Gli amici di NAŠ Jadran hanno predisposto un breve testo, e Clean Adriatic Sea Alliance lo ha tradotto in inglese, in modo da poterlo inviare, anche personalizzandolo, per fare pressione sul Governo Montenegrino affinché abbandoni il progetto:
I strongly urge the Government of Montenegro to end the hazardous offshore drilling project in the Adriatic Sea. Not only would one oil incident similar to the one in the Gulf of Mexico, permanently destroy the entire ecosystem of the half-enclosed Adriatic, but the cumulative effect of the expected expansion of multiple wells creates a permanent pollution situation for the region and the health of its citizens effectively for 30 years! The negative effects down-current on fishing, tourism, and real estate are amplified due to the direction of major ocean currents that circulate toward Croatia, Slovenia and Italy. This project must be stopped and renewable energy alternatives should be pursued for our future.
Cogliamo questa opportunità anche come singoli e tempestiamo di osservazioni l'indirizzo del Ministero dell'Economia del Montenegro info@mek.gov.me! 
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>>Nei prossimi giorni, invece, pubblicheremo le nostre Osservazioni inviate congiuntamente al Comitato Bonifica Molfetta e al Coordinamento No Triv Basilicata, sia al Ministero dell'Ambiente Italiano, che al Ministero dell'Economia Montenegrino, che alla Regione Puglia.

lunedì 21 settembre 2015

Croazia: "Il Governo Centrale agisce silenziosamente per approvare i piani di trivellazione in mare"

Appello di Sam Evich portavoce di  Clean Adriatic Sea Alliance 





"Il Governo Centrale Croato, approfittando della crisi umanitaria e dell'afflusso dei rifugiati sul proprio territorio, sta facendo passare in silenzio i propri piani di trivellazione nell'Adriatico.
Non vi sono comunicazioni con i media, non vi sono informazioni sui siti istituzionali, tranne sul nostro profilo twitter [https://twitter.com/CleanAdriatic], ma quello che è certo è che giovedì prossimo, 24 settembre 2015, è pronto a firmare tutti i contratti relativi alle prospezioni in Adricatico, con INA, ENI e MedOilGas, oltre ai contratti su terra ferma.
Quando ho sentito la notizia mi sono sentito male. Ciò che rende questo momento ancora peggiore è che il popolo croato non è stato informato adeguatamente durante il processo di ricerca e il progetto continua ad andare avanti, senza che la maggior parte della popolazione ne conosca i dettagli.
CASA ha lavorato quasi ininterrottamente per 2 anni, e anche se mancano solo 3 giorni a giovedi, tutti hanno lavorato troppo duramente per appendere ora le scarpe al chiodo. Indipendentemente dal risultato, vogliamo farvi sapere che c'è ancora la speranza incrollabile di andare avanti.
Se ci credete anche voi e vi sentite inclini ad agire per fermare questa follia, vi chiedo di agire prima di giovedì, di intraprendere qualunque azione possa accendere una scintilla per alimentare il fuoco di cui abbiamo bisogno.
Se non mostrerà i suoi frutti giovedi, lo farà poco dopo.
Pertanto, nonostante sarà difficile rompere il silenzio dei media, vi preghiamo di continuare a condividere e a ritwittare i nostri post con quanta più gente possibile.
Per chiunque tra voi abbia contatti influenti, connessioni di alto profilo, chiunque essi siano nella società, vi preghiamo di contattarli ADESSO.
Ad esempio, sentitevi liberi di condividere questa lettera al Papa scritta da diversi cittadini del mondo: http://bit.ly/1CtJi2t
Se il Papa spendesse pubblicamente qualche parola contro le trivellazioni nell'Adriatico, immaginiamo che avrebbe un certo effetto sulla popolazione, sul paese, sui suoi leader.
Se avete suggerimenti ed idee, siete invitati a condividerle su twitter con un messaggio privato al profilo @CleanAdriatic.
Grazie per la vostra attenzione e per il vostro sostegno.
Spero che potremo agire insieme per proteggere il mare Adriatico.
Cordiali saluti,
Sam Evich
Fondatore di Clean Adriatic Sea Alliance"

foto di Felisiano Bruni
  Siamo promotori del Copyleft,
quindi puoi usare le immagini citando, però, la fonte e l'autore

lunedì 14 settembre 2015

Aggiornamenti dalla Croazia - 14 settembre 2015

NOTIZIE PREOCCUPANTI DALLA CROAZIA, grazie agli amici di NAŠ Jadran

AVVISO IMPORTANTE!
Il Ministero dell'Economia della Croazia oggi alle 14:09 ha annunciato due nuove consultazioni pubbliche per ricerca idrocarburi nell'Adriatico sul suo sito web:
https://esavjetovanja.gov.hr/ECon/Dashboard:
> Consultazione sulle normative. INDAGINE DI INCIDENTI RILEVANTI legati a esplorazione e sfruttamento di idrocarburi off-shore
https://esavjetovanja.gov.hr/ECon/MainScreen?entityId=1982
> Consultazione sul regolamento per la creazione di un coordinamento per la sicurezza delle esplorazioni offshore per sfruttamento di idrocarburi
https://esavjetovanja.gov.hr/ECon/MainScreen?entityId=1985
I media di regime, naturalmente, non hanno detto nulla di tutto ciò!
Basta esaminare il primo regolamento, in particolare l'articolo 1, per capire che tipo di operazioni gravi e pericolose stiano mettendo in atto! Lo sappiamo tutti, ma i responsabili ci hanno assicurato così tante volte, attraverso una battente propaganda, che con queste norme non c'è "nessun motivo di preoccupazione"; "Siamo un paese intelligente, a noi non può succedere', che il progetto rispetta gli "ELEVATI STANDARD DI PROTEZIONE DELL'AMBIENTE E DELLA NATURA, in conformità con le migliori prassi a livello mondiale", che è necessario esplorare e trivellare l'Adriatico per verificare se i suoi fondali nascondano miliardi, solo dopo i CITTADINI potranno decidere se vogliono o meno lo SFRUTTAMENTO delle risorse petrolifere ed una serie di altri ripugnanti nonsense...
Sappiamo fin troppo bene quali siano le conseguenze delle pratiche petrolifere, attraverso i tanti e gravissimi incidenti avvenuti in giro per il mondo, come la contaminazione irreversibile dell'ambiente di mari ed oceani. Non passa un mese senza che nuovi incidenti accadano, e stranamente sono sempre interessate le "migliori" compagnie petrolifere del pianeta - infatti quelle che hanno i maggiori profitti sono anche quelle più in alto nelle classifiche dei peggiori inquinatori e distruttori della natura e dell'ambiente!
Il regolamento stabilisce le condizioni, le procedure, i metodi e i poteri per indagare i gravi rischi associati all'esplorazione e allo sfruttamento di idrocarburi in mare aperto, al fine di:
a) consentire una rapida implementazione delle indagini per raccogliere prove ed informazioni al fine di una valutazione adeguata di incidenti rilevanti connessi all'esplorazione e allo sfruttamento off-shore di idrocarburi,
b) garantire la comunicazione tempestiva e accurata dei risultati delle indagini per avanzare proposte per migliorare la situazione, con lo scopo di aumentare la sicurezza nell'esplorazione e nello sfruttamento di idrocarburi, per la tutela dell'ambiente e della natura in mare aperto e riducendo il rischio di incidenti futuri legati alla esplorazione e lo sfruttamento di idrocarburi in mare aperto.
Guardate questo:
Articolo 2
comma 3. E' richiesto lo studio di incidenti rilevanti connessi all'esplorazione e allo sfruttamento degli idrocarburi, con l'obiettivo primario di esplorazione e lo sfruttamento di idrocarburi off-shore, promuovendo la tutela dell'ambiente e della natura e riducendo i rischi di incidenti rilevanti futuri legati alla esplorazione e allo sfruttamento di idrocarburi in mare aperto. L'indagine viene effettuata per determinare le cause degli incidenti rilevanti connessi all'esplorazione e allo sfruttamento di idrocarburi al fine di prevenire o ridurre il rischio di reiterazione di gravi incidenti simili in futuro, e comprende la raccolta e l'analisi delle prove, la determinazione degli elementi causali e, nel caso, il back-up delle raccomandazioni.
comma 11. Tipologia di incidenti rilevanti in relazione alla struttura in mare aperto o a mezzi infrastrutturali correlati:
(A) incidente che coinvolge un'esplosione, un incendio, la perdita di controllo sui pozzi o il rilascio incontrollato di idrocarburi o di sostanze pericolose, e causa perdite di vite umane o lesioni gravi alle persone, o rischia di causare la perdita di vite umane o lesioni gravi, così come l'inquinamento e i danni su scala più ampia per l'ambiente in mare aperto e lungo la fascia costiera in seguito all'inquinamento.
(B) incidente che provoca danni rilevanti agli impianti offshore e alle infrastrutture, e causa così la perdita di vita o di lesioni gravi tra le persone, o rischia di causare la perdita di vita o di lesioni gravi, così come l'inquinamento e i danni su scala più ampia per l'ambiente in mare aperto e lungo la fascia costiera in seguito all'inquinamento.
(C) qualsiasi altro incidente che si traduca in perdita di vite umane o lesioni di cinque o più persone contemporaneamente, soggetti che si trovino sulla piattaforma in mare aperto, o in cui compare una fonte di pericolo per coloro che sono coinvolti nel lavoro in mare aperto, oltre all'inquinamento e ai danni all'ambiente su scala più grande nel campo offshore e nelle zone costiere a causa della contaminazione.
(D) l'evento che provoca o rischia di provocare notevole impatto negativo sull'ambiente in conformità con le normative di tutela ambientale derivante da incidenti di cui (A), (B) e (C).
Articolo 11
1.2. Questa sezione contiene informazioni di base per la definizione di un incidente rilevante; cosa, quando, dove e come avviene un grave incidente; e dichiara se vi siano eventuali morti, feriti, danni alle strutture off-shore, o inquinamento, ovvero conseguenze di un incidente rilevante.
(4). La Commissione verificherà tutto ciò che sarà inviato ENTRO 12 MESI DALLA DATA DELL'INCIDENTE. Se in quel momento non è possibile preparare la relazione finale, la Commissione deve fornire un resoconto intermedio.
Anche se sappiamo da molte esperienze precedenti che le osservazioni inviate alle consultazioni pubbliche, fatte salve le prescrizioni del Governo, del Ministero dell'Economia e dell'Agenzia per gli idrocarburi, segnano il progresso (più probabile nel caso di regolamenti prodotti da testi fotocopia tradotti o preparati direttamente dalle compagnie petrolifere), ci appelliamo ancora alla partecipazione di tutti i cittadini alla consultazione pubblica che ci sarà.
E' necessario rispondere bene, come un medico che lotti con la scienza per contrastare tale progetto! La scadenza per presentare osservazioni è il 14 ottobre mentre le risposte saranno pubblicate il 16 novembre 2015.
Non importa che le nostre osservazioni o quelle inviate durante la consultazione transfrontaliera dall'estero, siano state interamente o parzialmente respinte (presumibilmente "parzialmente accolte" e senza spiegazioni "accettate"), l'esperienza è stata per lo più positiva, poiché abbiamo aggiunto lavoro al lavoro, snervandoli, e quindi ritardando l'avvio del progetto.
Inoltre tale ritardo ha avuto anche alcuni sviluppi positivi, quali campagne di resistenza ed azioni da parte della popolazione, oltre a modifiche del prezzo di mercato del petrolio, per questioni internazionali.
Per loro, questa è solo una grezza e noiosa pratica amministrativa da sbrigare, e non gli importa se muoiono esseri viventi, cittadini o il nostro stesso bellissimo Mare Adriatico!
Allo stesso tempo questa è l'ennesima prova che le compagnie petrolifere e i politici corrotti non vogliono rinunciare a questo progetto pericoloso!
Grazie a Lani che ci ha inviato informazioni su questa nuova consultazione pubblica!

- Traduzione a cura del Coordinamento NoTriv - Terra di Bari -


martedì 11 agosto 2015

Petrolio in Adriatico, vittoria per gli ecologisti

a cura di Giovanni Vale
SOS per l'Adriatico (foto SOS za Jadran)SOS per l'Adriatico (foto SOS za Jadran)
Due dei cinque giganti petroliferi, l’americana Marathon Oil e l’austriaca OMV, rinunciano alle trivellazioni in Adriatico. La prima vittoria del fronte "SOS per l'Adriatico"
Gli ecologisti croati festeggiano. Dopo mesi di battaglie a Zagabria, in Dalmazia e all’estero, mercoledì scorso, 29 luglio, il fronte “SOS per l’Adriatico” ha incassato la sua prima importante vittoria. Due dei cinque giganti petroliferi, che si erano aggiudicati il primo bando aperto dal governo croato per lo sfruttamento delle risorse energetiche (petrolio e gas) dell’Adriatico, hanno deciso di ritirarsi dal progetto. L’americana Marathon Oil e l’austriaca OMV avrebbero dovuto forare in sette blocchi, tre davanti alle isole Incoronate e quattro al largo di Dubrovnik, ma, alla fine, hanno annunciato che non firmeranno i contratti di esplorazione.
La ragione ufficiale è che due degli appezzamenti in questione si trovano in un’area oggetto di una controversia transfrontaliera tra Zagabria e Podgorica, nell’estremo Sud delle acque croate. E vista la crisi diplomatica in corso nel golfo di Pirano tra Slovenia e Croazia (proprio per una questione di frontiere ancora da definire), le compagnie temono di ritrovarsi intrappolate in una scomoda e lunga battaglia legale tra Stati. Tuttavia, fanno notare gli ambientalisti, il posizionamento dei blocchi era noto fin dal 2 aprile del 2014, quando il ministro dell’Energia Ivan Vrdoljak ha pubblicato la sua nuova cartografia dell’Adriatico da trivellare.
Da Nord a Sud, il mare croato veniva allora diviso in 29 riquadri da 1.000–1.600 km2. I numeri 1, 23, 28 e 29 si spingevano fino ai confini con le acque territoriali slovene e montenegrine, e senza che ciò ponesse un problema al governo socialdemocratico, alla neonata Agenzia croata per gli idrocarburi (AZU) o alle stesse compagnie energetiche che hanno depositato le proprie candidature. A cosa è dovuto allora questo dietrofront che arriva peraltro cinque mesi dopo la deadline del 2 aprile 2015 imposta da Vrdoljak per la firma dei contratti dettagliati con le aziende?

SOS per l’Adriatico

Per Greenpeace Croatia, è tutto il clima attorno all’avventura petrolifera ad essere cambiato, compresa l’opinione pubblica. “Dieci mesi fa, il 30% della popolazione si opponeva al progetto. Oggi, è soltanto il 30% ad essere a favore, mentre la stragrande maggioranza è contraria, in particolare sulla costa”, spiega il presidente dell’ONG verde, Zoran Tomić, che s’inorgoglisce: “Quel che è successo nel frattempo è SOS per l’Adriatico”. In effetti, la campagna congiunta di una decina di associazioni croate ha saputo tenere viva, per mesi, l’attenzione della stampa nazionale ed estera sul tema, grazie ad un susseguirsi di azioni in patria e all’estero.
“A diverse occasioni abbiamo spedito delle lettere a tutte e cinque le compagnie, comprese OMV e Marathon Oil, presentando i nostri argomenti contro le trivellazioni e chiedendo loro di ritirarsi dal progetto - prosegue Tomić - Abbiamo fatto campagna in Croazia, in Italia, in Slovenia, in Ungheria, in Slovacchia e anche negli Stati Uniti, perché eravamo convinti che le nostre azioni avrebbero prodotto un risultato”.
L’annuncio del 29 luglio è proprio il tipo di successo che gli ecologisti speravano di incassare, ma ora - assicurano - non si limiteranno ad aspettare. Dopo il ritiro del consorzio OMV-Marathon Oil, il governo ha già annunciato un nuovo bando in settembre e, nel frattempo, ha già dato il via alle esplorazioni energetiche “on-shore”, in Slavonia.

Il dossier  

Adriatico bene comune
“Stando agli annunci del ministro Vrdoljak e della signora Dorić [direttrice dell’AZU], i contratti definitivi con le aziende avrebbero dovuto essere firmati molto tempo fa. Avevano detto in aprile, poi in giugno, poi quest’estate… Questo la dice lunga sulla credibilità delle loro affermazioni”, commenta il presidente di Greenpeace Croatia.
In quanto alle attività in Slavonia, Zoran Tomić si mostra sicuro: “I nostri partner a Osijek stanno preparando la campagna”, anche se l’Adriatico rimane per il momento la priorità numero uno. “Ci saranno nuovi eventi, anche più massicci di quelli fatti finora - anticipa Tomić - e continueremo a lavorare insieme con i nostri amici italiani impegnati contro ‘le trivelle’, perché l’Adriatico è uno solo e la nostra lotta dev’essere unita”.
Dal 29 luglio, non ci sono state nuove prese di posizione da parte delle altre compagnie interessate: la croata INA e il consorzio italo-britannico ENI-MedOilGas, che, insieme, sarebbero responsabili di tre blocchi. Così, mentre la data della firma dei contratti continua a slittare, scade anche il tempo materiale del governo per portare il progetto in porto.
Nel giro di un paio di mesi la Croazia si ritroverà infatti in piena campagna elettorale, in vista delle elezioni politiche che si terranno a inizio 2016. E data la crescente impopolarità del progetto petrolifero e la necessità per i socialdemocratici di Zoran Milanović di rimontare i sondaggi, la corsa all’oro nero, con cui Vrdoljak voleva fare del suo Paese “una piccola Norvegia”, potrebbe rivelarsi in realtà una palla al piede.

Licenza Creative Commons
Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Osservatorio Balcani e Caucaso: http://www.balcanicaucaso.org/aree/Croazia/Petrolio-in-Adriatico-vittoria-per-gli-ecologisti-163387



domenica 19 aprile 2015

Le nostre osservazioni al "Piano e Programma Quadro di ricerca e produzione degli idrocarburi nell'Adriatico" della Repubblica di Croazia

Il Comitato Bonifica Molfetta, in collaborazione con il Coordinamento No Triv - Terra di Bari, invia le proprie osservazioni al Ministero dell'Ambiente ed alle sette regioni che si affacciano sull'Adriatico, chiedendo il rigetto del progetto Piano e Programma Quadro di ricerca e produzione degli idrocarburi nell'Adriatico della Repubblica di Croazia.






Oggetto: Osservazioni al “Piano e Programma Quadro di ricerca e produzione degli idrocarburi nell’Adriatico” della Repubblica di Croazia. Richiesta di rigetto del progetto".


 ll sottoscritto Matteo d’Ingeo, in qualità di presidente-portavoce del “Comitato cittadino per la Bonifica marina a tutela del diritto alla salute e all’ambiente salubre”, di seguito denominato Comitato Bonifica Molfetta (CBM), registrato il 3 Aprile 2014 con il n. 8987/3, con sede in Via F. Campanella, 50, Molfetta (Ba), avendo come finalità statutaria “la tutela del diritto alla salute e all’ambiente salubre” e per conto del “Coordinamento No Triv  - Terra di Bari” espone quanto segue.

 Premesso che,

 - con nota del 14 gennaio e con successiva nota del 18 febbraio 2015, l’Italia ha manifestato alla Repubblica di Croazia l’interesse a partecipare alla procedura di VAS del “Piano e Programma Quadro di ricerca e produzione degli idrocarburi nell’Adriatico”, come previsto dalla Direttiva 2001/42/CE e dal Protocollo VAS alla Convenzione di Espoo sulla valutazione dell'impatto ambientale in un contesto transfrontaliero (sottoscritto a Kiev nel 2003);

 - con nota del 26 febbraio la Repubblica di Croazia ha notificato all’Italia l’avvio delle consultazioni transfrontaliere;

 - il Piano e programma quadro di ricerca e produzione degli idrocarburi nell'Adriatico che il Governo della Repubblica di Croazia ha emanato si riferisce alla ricerca e alla produzione degli idrocarburi che si trovano nel sottosuolo delle acque marine interne o del mare territoriale della Repubblica di Croazia, ossia nel sottosuolo della piattaforma continentale del mare Adriatico sino alla linea di demarcazione con i paesi confinanti, sui quali la Repubblica di Croazia, conformemente al diritto internazionale, esercita la propria giurisdizione e la propria sovranità;

 - il piano e programma comprende parte della piattaforma continentale e delle acque territoriali della Repubblica di Croazia, per una superficie di 35.883 km2, sulla quale si trovano 29 blocchi, laddove la grandezza di ciascun sito di ricerca varia da 1.000 a 1.600 km2. Il confine orientale dell'area della gara è una linea distante 10 km dalla costa e 6 km dalla linea esterna delle isole. I restanti confini dell'area della gara sono stabiliti in conformità con gli accordi internazionali stipulati con gli stati confinanti;

 - nel corso del periodo di ricerca saranno avviate attività di ricerca che comprendono, in particolare, l’esecuzione dei rilievi sismici in 2D e 3D e la perforazione esplorativa, come anche numerosi studi analitici il cui fine comune sarà quello di raccogliere dati geologici e geofisici per poter valutare nel modo più esatto possibile il potenziale idrocarburico ed accertare le strutture geologiche presenti;

 tenuto conto che 

 - in data 28.7.2014 il Comitato Bonifica Molfetta, nella persona del suo presidente, ha inviato le osservazioni all’istanza della società Global Petroleum (Allegato n.1) che si confermano integralmente;

 - in data 11.03.2015 il Comitato Bonifica Molfetta (CBM) e il “Coordinamento No Triv  - Terra di Bari” hanno inviato al Ministero dell’Ambiente le osservazioni alle integrazioni della società Global Petroleum  (Allegato n.2) che si confermano integralmente;

 - nel mese di Gennaio u.s. il “Comitato No Triv - Terra di Bari” ha diramato una nota stampa alla luce dell'annuncio del 2 gennaio 2015 del Ministero dell'Economia della Croazia in cui si comunicava che il governo di Zagabria aveva concesso 10 licenze per esplorazione e sfruttamento di idrocarburi in Adriatico; in quelle prospicienti le coste pugliesi, sulla stessa mappa (Allegato n.3) appare evidente che le concessioni nn. 25 e 26 della INA - Industrija Nafte dd ricadano in un'area segnalata da carte nautiche e da natanti come deposito di ordigni inesplosi; le prospezioni geofisiche che si vorrebbero condurre con tecniche Air-Gun (e simili), le future trivellazioni di pozzi provvisori e definitivi, probabilmente, non sono mai state messe in correlazione con le migliaia di ordigni bellici affondati nelle sottozone di cui si chiede l’indagine e nelle altre zone confinanti; anche in questo caso si presume che non siano stati valutati dalle società richiedenti i possibili effetti sinergici e cumulativi sugli ordigni bellici a caricamento chimico e convenzionale, sia delle onde sismiche prodotte dalle ispezioni con air-gun che dalle future perforazioni; e che non ci sia stata alcuna mappatura, prospezione e georeferenziazione degli ordigni inesplosi presenti in quella vastissima area sovrapposta o confinante, non solo con le zone d’indagine interessate dalle odierne richieste, ma anche di altre; 

pertanto riteniamo urgente comunicare quanto rilevato alle autorità italiane, a Codesto Ministero e a quello Croato, affinché blocchino l’inizio delle esplorazioni e indagini fino a quando i rispettivi Ministeri della Difesa, dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico con la collaborazione degli organi militari non abbiamo verificato la pericolosità di una qualsiasi attività d’indagine per la presenza di ordigni bellici inesplosi in tutte le aree e di tutte le sottozone interessate alla ricerca di idrocarburi;

 - il 16 febbraio u.s. sulla pagina di Pesaro de “ il Resto del Carlino” è stato reso noto il contenuto di un esposto presentato alla Procura di Pesaro nel luglio 2014 dal presidente del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche (Allegato n.4) con cui si segnala la presenza al largo della costa pesarese di migliaia di bombe chimiche caricate ad arsenico e iprite, affondate dal Sonderkommando Meyer agli ordini di Hitler nell’estate del 1944 (Allegato n. 5); notizia di questo documento si trova nel libro di Gianluca Di Feo “Veleni di Stato”;

 - il problema della presenza di bombe inesplose interessa purtroppo tutto il bacino del mare Adriatico e quindi tutte le istanze di prospezione per la ricerca di idrocarburi presentate da tutte le società richiedenti anche oltre i confini italiani (Allegato n. 6) per cui i ministeri interessati dei vari paesi che si affacciano sul mare Adriatico devono necessariamente tener conto di questa ingombrante e pericolosa presenza;

 - il Senato italiano, con il ddl sugli ecoreati approvato nel mese di Marzo c.a., ha vietato l’utilizzo della tecnica “air gun”, o altre tecniche esplosive per le esplorazioni marittime, e prevede pene da uno a tre anni.


 Per quanto osservato, il “C.B.M. di Molfetta” e il “Coordinamento No Triv – Terra di Bari” chiedono alle SS.VV. di rigettare “Piano e Programma Quadro di ricerca e produzione degli idrocarburi nell’Adriatico” della Repubblica di Croazia.

 Tale richiesta di rigetto si fonda anche sulla mancanza di una qualsiasi proposta di mappatura, prospezione e georeferenziazione degli ordigni inesplosi presenti in una vastissima area sovrapposta o confinante, non solo con le zone d’indagine interessate dalle odierne richieste, ma anche con le altre presenti in tutto l’Adriatico. 



 Molfetta, 19.04.2015






Molfetta, 19.04.2015

per il “Comitato Bonifica Molfetta” e 
per il “ Coordinamento NoTriv – Terra di Bari”

 Matteo d’Ingeo




foto di Rosanna Rizzi

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martedì 14 aprile 2015

L’ADRIATICO DEI POPOLI. Aperta la “consultazione transfrontaliera” per discutere dei Piani petroliferi off-shore della Croazia






Il 26 febbraio 2015 il Governo Croato ha notificato all’Italia, in qualità di soggetto interessato, l’avvio delle consultazioni transfrontaliere e della procedura di VAS (Valutazione Ambientale Strategica) nell’ambito del “Piano e programma quadro di ricerca e produzione degli idrocarburi nell’Adriatico”.

Il Ministero ha successivamente provveduto ad avvisare le regioni interessate, ovvero, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia. Le osservazioni al suddetto piano dovranno essere inviate al Ministero dell’Ambiente entro il 20 Aprile 2015.

Le consultazioni transfrontaliere sono obbligatorie, ai sensi della Convenzione di Espoo del 1991, laddove uno Stato ritenga che gli effetti del Programma promosso da un altro Stato possano avere forti ricadute nel proprio ambito territoriale.

Il governo italiano, dopo aver fatto scadere il termine previsto dalla Croazia per poter prendere visione dei propri programmi in materia di trivellazioni off-shore, ha poi dovuto attivare la consultazione transfrontaliera a seguito delle pressioni esercitate dal movimento di associazioni e comitati contrari alle comuni politiche sulla ricerca del petrolio nel Mare Adriatico. Il procedimento avviato permetterebbe a tutti i soggetti coinvolti di rimettere in discussione scelte politiche ed economiche riguardanti entrambi i paesi.

La VAS serve a raccogliere le osservazioni ambientali provenienti da soggetti istituzionali che rappresentano interessi collettivi coinvolti nel procedimento, permettendo alla politica di avere ulteriori dati per valutare il reale impatto di piani e programmi sull’ambiente circostante e non solo. La Puglia è ritenuta dal nostro Ministero dell’Ambiente soggetto interessato nel procedimento di VAS al pari di tutte le altre regioni che s’affacciano sull’Adriatico.

Riteniamo che, nonostante il ristretto tempo a disposizione, la Regione Puglia possa essere tra i protagonisti di questo percorso, inviando al Ministero osservazioni pertinenti, redatte attraverso l’esperienza accumulata nel corso di questi anni, ma anche attraverso il coinvolgimento di altre realtà istituzionali, associazioni, comitati, coordinamenti attivi nella difesa da modelli di sviluppo tutt’altro che sostenibili.

Molti di questi comitati possono disporre di ulteriori elementi di discussione, non per ultimo le cartografie degli ordigni inesplosi, e “sepolti” nel Mare Adriatico, che stanno rallentando i programmi petroliferi della Global Petroleum al largo delle coste pugliesi.

Tuttavia, ci saremmo aspettati un atteggiamento più celere e rapido, e una maggiore sensibilità, da parte della Regione Puglia nel promuovere i meccanismi di coinvolgimento e partecipazione, non certo la scarna comunicazione apparsa giovedì 2 aprile sul sito istituzionale che invita a prendere visione dei documenti inviati dal governo croato.

Un atteggiamento forte e deciso, in linea con il ricorso alla Corte Costituzionale avverso la parte sullo sviluppo delle politiche legate all’energia dello “Sblocca Italia”, potrebbe riaprire la discussione attorno all’uso non conflittuale del Mare Adriatico, sia esso effettuato dal governo italiano che da quello croato. Quanto accade riguarda anche Montenegro, Albania e Grecia che, a differenza della Slovenia, non hanno ancora ritenuto di dover far parte della consultazione transfrontaliera.

Tutte queste realtà collettive e singole chiedono, sollecitano e sostengono una rapida e decisa presa di posizione da parte di tutte le regioni coinvolte dal Ministero dell’Ambiente, a partire dalla Puglia.

I confini e i poteri degli Stati devono essere positivamente superati quando si tratta della tutela degli ecosistemi marini e costieri. Allargare il dibattito a tutti i paesi che s’affacciano sull’Adriatico significa ribadire che la “questione petrolio” non è circoscritta, ma coinvolge interi popoli che potrebbero vedersi privati dell’orizzonte del mare.  



Coordinamento NoTriv - Terra di Bari
Comitato No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili
Comitato NoTriv San Giovanni Rotondo
Comitato Bonifica Molfetta
Comitato per la Tutela del Mare del Gargano
Rete NoTriv Gargano
Comitato Mediterraneo NoTriv
A.B.A.P. – Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi
APS m|app
Associazione Sinistra Euromediterranea - Messina
Associazione Terra d'Egnazia
Brindisi Bene Comune
Centro Studi Torre di Nebbia - Comitati Alta Murgia
Circolo Arci Tuglie
Collettivo Agricolo Peppino di Pasquale - Barletta
Garganistan
Gruppo Agricolo Garganico "S.Ferri"
Rete della Conoscenza Puglia
Associazione AltraPolis
Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori /Area Valle d’Itria
Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori /Monopoli
Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori /Provincia di Brindisi
Movimento Il Grillaio Altamura
Coordinamento per la difesa del Patrimonio Culturale contro le devastazioni ambientali
Comitato Lucano Acqua Bene Comune - Matera
Comitato Pugliese Acqua Bene Comune
Ortocircuito - Bari
Rivoltiamo la Precarietà



foto di Graziana De Napoli
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